
In Breve [30.04.2007]
La lotta dei lavoratori di Airbus tra interessi nazionali e imperialismo europeo
Argomenti trattati: Unione Europea ~ Nazionalismo ~ relaz. internaz, rapp. tra potenze ~ Sindacato ~ Aerospaziale
La recente
vertenza sulla ristrutturazione dell'Airbus e le lotte dei lavoratori hanno
confermato le tensioni tra Stati europei, ma purtroppo anche la divisione del
movimento operaio su linee nazionali, con la complicità dei sindacati che,
impegnati nella collaborazione con le rispettive borghesie, sono
incapaci di formare un coordinamento
europeo.
Ideologie
borghesi a parte, la lotta dei lavoratori all'interno del gruppo Airbus che si
è sviluppata nel mese di febbraio e marzo, ha fatto emergere la reale debolezza
dei lavoratori di fronte ad un padronato forte e internazionale, privi di una
direzione internazionalista e di classe che i sindacati nazionali non hanno e
non possono dare, dominati dalle burocrazie sindacali che si fanno interpreti
degli interessi nazionali delle varie borghesie europee.
Il settore
aerospaziale, di cui fa parte Airbus, rappresenta un settore strategico per
l'Europa; gli imperialismi europei hanno necessità di avere una difesa militare
autonoma ed indipendente dagli Stati Uniti in aggiunta alla capacità
concorrenziale nel trasporto civile (Airbus contende il mercato all'americana
Boeing), al contempo l’Europa vorrebbe promuoversi nel sistema multipolare
delle potenze, come secondo polo imperialistico, anche sotto l’aspetto militare.
La
mobilitazione dei dipendenti ha fatto seguito all'annunciato progetto di
ristrutturazione di Airbus (che è una filiale del gruppo aerospaziale e
armamenti tedesco-francese EADS ) chiamato "Power 8" concretizzatosi
con l'annuncio della direzione di dividere i lavoratori per settori di
produzione concentrando la forza lavoro e tagliare i costi che derivano dal
decentramento degli stabilimenti, che si trovano in 4 Stati.
Il piano
Power 8 infatti colpisce direttamente lavoratori di Francia, Germania, Gran
Bretagna e Spagna che lavorano in 17 sedi di produzione. A fronte dei
lavoratori oggi impiegati in Airbus, in tutto 55.000, suddivisi in questi
Paesi, il piano prevedeva licenziamenti così ripartiti : 4.300 in Francia,
3.700 in Germania, 1.600 in Gran Bretagna e 400 in Spagna.
La risposta
sindacale a questo attacco è consistita
neI dividere sistematicamente il proletariato; ma non si è fermata nel
dividerlo per nazionalità, è arrivata a dividerlo anche tra gli stabilimenti di
un singolo Stato, all’interno del quale i sindacati si sono rifiutati di
promuovere azioni comuni in tempi congiunti.
I sindacati
nazionali, appendici delle rispettive borghesie, non sono riusciti a trovare
una piattaforma comune a causa degli interessi divergenti sulla ripartizione dei
tagli occupazionali e la chiusura degli stabilimenti di produzione (10.000
tagli occupazionali e risparmi per €2MD ) di cui né la parte francese né quella
tedesca volevano e vogliono accollarsi il fardello più pesante.
All’annuncio
fatto dal premier Domenique de Villepin riguardo il taglio dei posti di lavoro
concentrati sopratutto in Germania,mentre il capo del consiglio di sorveglianza
di EADS, Arnaud Lagardère dichiarava che avrebbe difeso "gli interessi
francesi senza compromessi", i 5 sindacati francesi FO (Force Ouvriere), CFTC, CGC, CGT e CFDT
chiedevano al governo di accrescere la quota dello Stato nel capitale EADS dopo
il ritiro dell'azionariato privato francese. Force Ouvriere si scontrerà
proprio su questo col sindacato tedesco IG Metall che in seguito ha chiesto
l’intervento dello Stato tramite le regioni.
La stessa
stampa borghese ha constatato che i sindacati
non si sono uniti contro la direzione aziendale perchè " pensano in modo
nazionale” [1]. Il governo francese e tedesco sono scesi in campo più volte, il
ministro tedesco dell’economia Glos (cristiano-sociale, CSU), all’inizio della
crisi metteva in guardia la direzione : «
Farò tutto il possibile per fare appello ai soci francesi, a coloro che
dirigono Airbus perché le misure che dovranno essere prese lo siano in entrambi
i paesi, e non a sfavore degli stabilimenti tedeschi»[2] riassumendo lo scontro con la contraparte francese.
La situazione
dei dipendenti di Airbus si è inserita nel periodo della campagna elettorale
francese. Tutti i partiti parlamentari, dai fascisti di Le Pen, al partito
socialista di Ségolène Royal fino al Partito dei lavoratori hanno portato
avanti posizioni nazionaliste.
Nonostante
ciò, i lavoratori maggiormente coinvolti di Francia e Germania hanno risposto
con iniziative di lotta.
In Germania
alla notizia dei licenziamenti i lavoratori delle tre sedi toccate hanno smesso
di lavorare, come quelli della sede di Méaulte in Francia. A Tolosa dove si trova la sede sociale di
Airbus e la fabbrica di assemblaggio finale dell' A380, il 6 marzo 7.000
lavoratori hanno partecipato ad una manifestazione contro la ristrutturazione.
In
quest'occasione, la CFDT, un sindacato francese minoritario in Airbus che ha denunciato il nazionalismo dei
sindacati più forti in Airbus, FO e la CFE-CGC, ha affermato che :«sono stati
contrapposti i lavoratori francesi a quelli tedeschi in una società integrata.
Ci sono stati anche volantini della CFE-CGC che dicevano che il valore aggiunto
di Airbus lo porta la Francia, non la Germania». IG Metall, sindacato tedesco
ha denunciato un volantino della CFE-CGC che accusava i tedeschi dei ritardi
per la costruzione dell' A380 e affermava che Power 8 « è un premio
all'incompetenza» degli stabilimenti tedeschi [3].
Il 16 marzo
ad Amburgo si è creato un corteo di 20.000 persone (10.000 secondo la polizia),
mentre a Laulheim si sono mobilitate oltre 2000 persone.
In Spagna
secondo Le Monde circa l’80% dei 9000 impiegati Airbus hanno manifestato davanti ai 7 stabilimenti del gruppo.
In Francia
oltre a Tolosa, 4000 lavoratori sono entrati in sciopero a Nantes,
Saint-Nazaire e Méaulte.
A oggi la Germania pare abbia ottenuto maggiori benefici,
saranno venduti meno stabilimenti
grazie all'intervento del capitale finanziario tedesco e fatti minori
tagli occupazionali di quanto previsti.
Di fronte alla minaccia padronale i sindacati, incapaci di
promuovere un fronte comune internazionale, unica vera possibilità di difesa
dei lavoratori, hanno mostrato il loro asservimento alle volontà del capitale,
soffocando le lotte, dividendo i lavoratori e annacquando le prospettive di una
lotta internazionale.
Nonostante l'azione dei sindacati e dei partiti legati alla
borghesia, i lavoratori di Airbus hanno espresso volontà di lotta, seppur
deboli, che vanno oltre i confini nazionali; dimostrazione che questo istinto
di classe è comunque presente nei lavoratori, ma soffocato ogni qualvolta
riaffiori dalle borghesie nazionali.
Il co-presidente di EADS dal 2000 al 2005, Philippe Camus ha
detto: «E’ a Bruxelles che noi abbiamo firmato nel maggio 2003, il
contratto più complicato, più gratificante e più rilevatore del potenziale di
EADS: quello dell’Airbus militare. Un affare da 20 miliardi di euro che
riguardava la Francia, la Germania, la Spagna, il Regno Unito, il Belgio, il
Lusssemburgo, e la stessa Turchia! E’ un bell’esempio di quello che si può fare
nell’ambito delle tecnologie civili e militari in un’Europa unita»
Contro queste prospettive occorre organizzare nei luoghi di
lavoro e all’interno della realtà produttive nostrane l’opposizione al nostro
imperialismo e a quello europeo, ponendo l’internazionalismo comunista come
l’unico indirizzo di lotta per le nuove generazioni di salariati europei e del
mondo.
lp
[1] 'Die Welt' 2-2-07
[2] 'Corriere della Sera'
23-2-07
[3]‘Die Welt’ 15-3-07
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