 |
In questo momento ci sono, 14 Visitatori(e) e 0 Utenti(e) nel sito.
|
|  |
|
In Breve: 13 LUGLIO 1945-13 LUGLIO 2010 65 ANNI FA GLI STALINISTI UCCIDEVANO IL COMPAGNO MARIO ACQUAVIVA
|
|

Casale Monferrato, 13 luglio 1945, ore 18 circa. Sul cavalcavia della stazione un impiegato, uscito dal lavoro dalla vicina azienda chimica Tazzetti diretto alla stazione per rientrare ad Asti, viene avvicinato da un uomo in bicicletta che, accertatosi della sua identità, gli spara sei colpi di pistola. Dileguandosi assieme ad un complice, lo sparatore grida “E’ un fascista! E’ un fascista!”. Trasportato moribondo in stazione, si scopre ben presto che il fascista in questione in realtà è Mario Acquaviva, comunista da sempre, dirigente del Partito Comunista Internazionalista.
|
|
In Breve: I proletari palestinesi nella morsa della borghesia israeliana e non solo...
|
|
Israele ha respinto nel sangue la “flottiglia” che voleva portare aiuti umanitari e materiale edilizio a Gaza. La Turchia, la Francia la Spagna e la Grecia “condannano”, la Gran Bretagna e l’Italia “deplorano”, la Cina è “scioccata”, gli USA provano “rincrescimento” … L’ONU borbotta …
Noi comunisti non ci associamo a nessuna di queste linee imperialiste. I “pacifisti” ammazzati dagli israeliani, le migliaia di palestinesi massacrati da Israele (una pozza nel mare di sangue che ha inondato il Medio Oriente negli ultimi decenni) sono pedine di giochi molto più grandi di loro. La condanna e la lotta non deve fermarsi a Israele, ma coinvolgere tutto il sistema delle potenze, regionali e mondiali, per le quali la questione palestinese è solo un pretesto da usare cinicamente per i loro sporchi interessi.
|
|
In Breve: GIOCHI DI GUERRA - I NAZIONALISTI STRILLANO, GLI INTERNAZIONALISTI TACCIONO. FINO A QUANDO?
|
|
riceviamo e volentieri pubblichiamo
d.e.
Non ci vuol molto a capire che con la brutale aggressione al convoglio pacifista “Freedom Flotilla” Israele vuole internazionalizzare il conflitto. Per capirci, Israele intende provocare una guerra generalizzata, che gli consenta di superare la situazione di stallo in cui è caduta in questi ultimi anni.
Di fronte all’aggressione, la Turchia non potrà restare con le mani in mano, l’Iran neppure e gli Usa non staranno a guardare ... E che cosa fa l’Italia? Che in Libano ha già un po’ di soldatini... Nell’attesa, i vari nazionalismi scendono in campo, per preparare i futuri schieramenti bellici.
|
|
In Breve: onore comunista a mario noè
|
|
50 ANNI FA (APRILE 1960), MORIVA MARIO NOE', MAGNIFICA FIGURA DI COMBATTENTE RIVOLUZIONARIO
MILITANTE DI AZIONE COMUNISTA
|
|
In Breve: GLS di Cerro al Lambro - Manganellate contro gli operai a difesa dello sfruttamento nell’illegalità
|
|
Ieri notte (12-13 febbraio) vi è stato il secondo sciopero alla GLS di Cerro al Lambro (logistica), da parte degli operai, al 100% immigrati.
Un folto gruppo di attivisti, tra cui operai immigrati di altri magazzini, ha dato manforte ai lavoratori GLS, formando un picchetto di un centinaio di persone per bloccare i TIR come già la scorsa settimana.
Questa volta squadre antisommossa di polizia e carabinieri hanno aggredito i partecipanti al picchetto a manganellate, provocando lesioni in testa a molti, e mandandone uno all’ospedale.
Non è strano che le “forze dell’ordine” vengano usate per infrangere la resistenza operaia, a sostegno degli interessi padronali; è sempre avvenuto e sempre avverrà, specie quando il movimento operaio è debole, finché lo Stato sarà l’espressione della classe dominante.
MA vogliamo far notare: qui lo Stato interviene a difesa di chi lo truffa quotidianamente, pagando in nero buona parte delle ore lavorate, evadendo imposte e contributi per milioni di euro. Il sistema nazionale della logistica è stato dato in appalto a centinaia di cooperative che sono in realtà associazioni a delinquere oltre che a sfruttare.
|
|
In Breve: Con i dannati di Rosarno
|
|
2 mila e 80 anni fa su queste terre l’esercito di Spartaco, privo dei mezzi per collegarsi agli schiavi ribelli di Sicilia, preparava le sue ultime, disperate battaglie.
Negli anni Cinquanta del secolo scorso i braccianti della Piana di Gioia Tauro lottarono per migliori condizioni e per la terra. Gran parte di loro per migliorare la propria condizione fu poi costretta ad emigrare, al Nord, in Germania.
Da una quindicina d’anni altri migranti vengono chiamati nell’inverno a raccogliere le arance, spesso gli stessi che hanno raccolto i pomodori nell’estate in Campania e in Puglia, che hanno raccolto le olive nell’autunno – ma quest’anno tra quei neri raccoglitori si sono sentiti anche accenti bresciani e veneti, operai di fabbrica espulsi dalla crisi. Una migrazione nella migrazione, non la corsa all’oro del Klondike, ma per sopravvivere. 12-15 ore al giorno per 15-18 euro, raccontano le testimonianze. Un prezzo con cui si può sopravvivere solo se non si paga l’affitto di un’abitazione decente. Il sistema della moderna schiavitù agricola non prevede per la forza lavoro neppure le stalle riservate agli animali.
|
|
In Breve: MANGANELLATE ALLE DONNE - MILANO. COSÌ GLI SBIRRI FESTEGGIANO LA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
|
|
Alle 18,30 una cinquantina di donne, in maggior parte molto giovani, ha partecipato in piazza Cadorna a Milano (all’ingresso della stazione delle ferrovie Nord) al presidio informativo, organizzato in occasione della giornata contro la violenza sulle donne.
Il presidio ha denunciato la violenza che colpisce in modo particolare le donne immigrate, senza permesso di soggiorno. Queste donne non sono protette da nessuna garanzia legale. Sono vittime di mille soprusi.
|
|
In Breve: Colpo di Stato : L’Honduras pedina dello scacchiere imperialista
|
|
Il 28 giugno 2009 con un intervento militare veniva deposto il presidente Manuel Zelaya assieme ai principali membri del suo governo; Zelaya veniva successivamente espulso in Costa Rica. A Zelaya subentrava un governo de facto con a capo Roberto Micheletti sostenuto dai golpisti; tra i collaboratori di Micheletti Billy Joia Améndola, già fondatore degli squadroni della morte nel corso della guerra fredda, addestrato alla contrainsurgencia negli USA e già inviato nel Cile di Pinochet.
Le condizioni per il golpe si sono attuate quando è stato chiaro che tutti i poteri forti, legislativo, giudiziale, impresari, banchieri, esercito, chiesa cattolica, chiese evangeliche erano contro il governo. Zelaya aveva avviato interventi per uscire dalla crisi economica che andavano contro gli interessi delle grandi imprese honduregne, adottando una linea populista con interventi verso le fasce più basse della popolazione: costruzione di scuole in aree rurali, aumento dei salari minimi, lotta all’analfabetismo, nuovi ospedali; aveva dichiarato l‘intenzione di arrivare ad un‘Assemblea Costituente; aveva cercato appoggi interni non trovandoli, ma ricevendone uno esterno che non poteva passare inosservato, quello di Chávez, che aveva prontamente offerto fornitura di petrolio a prezzo ridotto e con pagamento dilazionato. Dopo due anni di appoggio al trattato di libero commercio con gli USA, aveva deviato verso i progetti di integrazione economica tra Paesi dell’America Latina come l’Alianza Bolivariana para las Americás (ALBA). Il tutto ha messo in moto la macchina del colpo di stato.
|
|
In Breve: INNSE: l’eredità di una lotta
|
|
I lavoratori della INNSE di Milano hanno mantenuto il proprio posto di lavoro e battuto l’attacco di un padrone che voleva chiudere una fabbrica competitiva per destinare il suo terreno alla speculazione immobiliare. Nei 15 lunghi mesi di lotta hanno dimostrato non solo dignità di classe e determinazione, ma anche autonomia di giudizio rispetto alle forze della politica parlamentare.
|
|
In Breve: Divide et impera antioperaio nel Xingjiang
|
|
I sanguinosi disordini nello Xinjiang hanno costretto il premier Hu Jintao ad abbandonare la passerella del G8 e rientrare frettolosamente in Cina per dirigere la repressione. La sua abilità in questo campo, applicata con la stessa determinazione in passato in Tibet, gli ha spianato la strada al potere; e anche stavolta l’ha applicata con la piena approvazione della borghesia di Stato e privata cinese che lo ha espresso e dei cui interessi di classe è interprete ed esecutore.  A differenza del Tibet, vecchio cavallo di battaglia utilizzato spesso dall’imperialismo americano ed europeo per mettere diplomaticamente in difficoltà il governo cinese, una “questione nazionale uigura” per ora non è seriamente impugnata da nessuno dei concorrenti internazionali della Cina. I diritti umani in Xinjiang o nelle fabbriche cinesi sono al massimo oggetto di curiosità giornalistica o dell’impegno di singole organizzazioni umanitarie e solo poche minoranze internazionaliste sono oggi consapevoli che il sangue versato in Xinjiang o nel Guandong è il sangue della classe operaia che sta pagando la crisi internazionale anche attraverso lotte fratricide, mobilitata su parole d’ordine razziste secondo un copione vecchio come il capitalismo.
|
|
In Breve: Lo scontro interno alla borghesia iraniana mobilita anche una nuova generazione di proletari
|
|
La clamorosa vittoria di Ahmadinejad alle presidenziali in Iran e la contestazione da parte di almeno due candidati, Moussavi e Karroubi, del risultato elettorale, ha portato centinaia di migliaia di iraniani nelle piazze, come spesso succede quando lo scontro tra frazioni borghesi si inasprisce e la frazione con minore peso istituzionale tenta la carta rischiosa della mobilitazione di piazza.
La posta in gioco dello scontro interborghese è il controllo di settori chiave come il commercio estero, ma soprattutto l’impiego della rendita petrolifera, finora utilizzata da Ahmadinejad in buona parte per sussidi e pensioni e che invece le frazioni che hanno candidato Moussavi vorrebbero impiegata in investimenti per svecchiare l’ormai obsoleto sistema estrattivo e distributivo di gas e petrolio. Altro terreno di scontro sono il grado di privatizzazione di ampi settori economici ora gestiti dallo Stato e infine scelte diplomatiche che consentano la fine dell’embargo e l’afflusso più consistente di capitali in Iran.
I comunisti non appoggiano nessuna frazione della borghesia, ma cercano di utilizzare le contraddizioni della classe avversaria per accelerare nelle lotte l’organizzazione e la formazione della coscienza di classe nel proletariato.
|
|
In Breve: Saluto ai manifestanti di Jaffa
|
|
Al diciassettesimo giorno dell'offensiva israeliana contro Gaza i morti sono ormai 900, di cui oltre la metà civili, molti bambini. Un milione su 1,5 milioni di abitanti sono senza elettricità, la metà senz'acqua potabile. Continuano i bombardamenti, anche con proiettili al fosforo bianco.
Israele non ha esitato a sparare su una scuola materna per scovare due presunti combattenti, ha fatto fuoco sui medici che raccolgono i feriti, sugli autisti dell’ONU mostrando disprezzo non solo per la vita altrui, ma anche per le convenzioni internazionali e delle forme. L’essere stati vittime dell’Olocausto è come se non avesse insegnato nulla ai vertici dell’imperialismo israeliano. Ma sarebbe ingenuo pretendere che l’imperialismo abbia una morale.
|
|
In Breve: L'IMPERIALISMO ITALIANO non va in vacanza - Aumentati del 30% i finanziamenti delle missioni militari
|
|
Aumentati del 30% i finanziamenti delle missioni militari
con l'appoggio entusiasta dell’opposizione
Nel totale disinteresse della stampa, impegnata dall'ultimo scandalo di turno e il tasso di disaffezione elettorale in Abruzzo, il Consiglio dei Ministri italiano ha votato lo stanziamento di 675 milioni di euro per le missioni all'estero, per il primo semestre 2009. Sono il 30% in più dell'anno precedente.
Il governo ha infatti deciso due nuove missioni: una in Somalia contro la pirateria – 114 soldati per 8,7 milioni –, e una in Darfur, con 25 soldati per 5,4 milioni, e un incremento dell'impegno in Afghanistan, dove i soldati italiani passeranno da 2300 a 2800 e saranno collocati non più solo ad Herat e Kabul, ma anche a sud, nell'area di Farah, e dovranno intervenire più attivamente nei combattimenti e nelle missioni aeree.
La Camera ha approvato all'unanimità il provvedimento, trovando presto un'intesa bipartisan, esaltata da Napolitano. Sulla politica estera di fatto non esiste opposizione.
Se ci sono differenze, non è sugli interventi militari, ma sul dosaggio delle alleanze, nello schieramento tra le potenze imperialiste. Alcuni, come i radicali e i dipietristi, ma anche Furio Colombo del PD, criticano Berlusconi perché è eccessivamente allineato con la Russia e non abbastanza filo-americano, e lo ritengono troppo appiattito sulle posizioni di Putin riguardo alla Georgia, mentre vorrebbero un maggior allineamento con la Germania. Anche l'UDC Savino Pezzotta (ex leader della CISL...) vorrebbe un Berlusconi più filotedesco, ma anche un maggiore interventismo italiano in altri teatri, ad esempio Darfur e Congo. Solo i radicali poi spendono qualche parola per denunciare l'accordo firmato dall'Italia con la Libia sulla pelle degli immigrati.
|
|
In Breve: L’accordo Italia – Libia: Pentitismo affaristico sulla pelle dei proletari africani
|
|
Più petrolio e più affari per le industrie italiane,
più morti e meno diritti per gli immigrati
Dal colonialismo all’affarismo bipartisan che gronda sangue
E’ stato firmato il 30 agosto un accordo fra Gheddafi e Berlusconi, cui i media italiani non hanno dato grande rilievo, preferendo dare altro in pasto all’attenzione “popolare”.
Il passato coloniale
Formalmente è un accordo che sana le responsabilità italiane per l’occupazione italiana fra il 1913 e il 1943. L’Italia ha presentato le sue scuse per le atrocità commesse e Berlusconi si è inchinato davanti al figlio ottantenne dell’eroe nazionale libico Omar Al-Mukhtar's , fatto impiccare nel 1931 dal generale Graziani. Nei campi di concentramento che gli italiani crearono negli anni trenta decine di migliaia di libici, uomini, donne e bambini furono uccisi o morirono di stenti, migliaia furono deportati o soggetti a lavoro coatto dagli occupanti (vedi PM n.16).
|
|
In Breve: Georgia: i nazionalismi locali pedine dello scontro imperialista
|
|
Ancora un conflitto etnico nell’ex-URSS: migliaia di profughi, morti e distruzione.
Un conflitto dove lavoratori e gente comune seguono le proprie borghesie nel nome di ideologie nazionaliste e rivendicazioni territoriali, per assecondare l’appetito delle classi dirigenti locali che vengono usate come pedine dalle grandi potenze per il loro intervento in un’area strategica sia per l’estrazione sia per il trasporto degli idrocarburi: la Georgia è attraversata, a qualche decina di Km dall’Ossezia del Sud, da un oleodotto che permette di trasportare il petrolio dall’Azerbaigian alla Turchia saltando la Russia; viceversa Mosca progetta il gasdotto South Stream che attraverso l’Ossezia del Sud dovrebbe portare il gas del Caspio fino in Europa.
|
|
In Breve: Dignità di classe in Turchia
|
|
Lo scorso 16 giugno i lavoratori dei cantieri navali in Turchia hanno scioperato per un giorno.
Lo sciopero è stato indetto dal 'Limter-İş', il sindacato più rappresentativo della categoria, e dal Consiglio dei lavoratori dei cantieri navali per protestare contro le estenuanti condizioni lavorative e per la mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Nei cantieri navali del distretto urbano di Tuzla, a Istanbul solo nei 9 mesi scorsi sono deceduti 21 lavoratori a causa di incidenti sul lavoro. Dal 1992 a oggi, si contano 97 morti. Se si va ancora più indietro, dal 1985, i morti salgono a 178. Il giornale 'Zaman' afferma che la maggior parte degli incidenti mortali è dovuta a folgorazioni da corrente elettrica e a cadute dalle piattaforme.
L'ultimo operaio che ha perso la vita mentre lavorava aveva 35 anni. Ihsan Turan, lavorava nei cantieri navali della 'Selahattin Asian'.
|
|
In Breve: PacchettoINsicurezza
|
|
Un attacco a TUTTI i lavoratori
Un regalo alla criminalità
E' stato recentemente approvato al Senato il famoso (famigerato) "Pacchetto sicurezza", che prevede una forte restrizione degli spazi di immigrazione regolare e quindi una forte spinta verso la clandestinità. Si restringono le possibilità per i ricongiungimenti familiari, il diritto d'asilo, l'ingresso e la permanenza non solo per i cittadini extracomunitari, ma anche per la permanenza degli stessi cittadini comunitari (con buona pace degli accordi europei per la libera circolazione nella UE): gli immigrati comunitari che non abbiano reddito dimostrabile e residenza possono essere “allontanati”, cioè rispediti nel paese da dove sono fuggiti perché non riuscivano più a viverci, dopo 15 giorni di CPT, lanciando così la “caccia al povero” mentre i reati finanziari restano generalmente impuniti; e se venissero internati i borghesi che hanno yacht e ville di lusso ma reddito non dimostrabile?
|
|
In Breve: L’imperialismo italiano fra USA, Europa e Medio Oriente
|
|
Si è appena conclusa la visita in Italia di George W. Bush. Il suo scopo è stato anche quello di legare maggiormente il governo italiano al carro americano, e sganciarlo per quanto possibile dal carro politico europeo. Punta a prendere due piccioni con una fava: aumentare la divisione tra gli alleati-rivali europei e ottenere maggior sostegno militare italiano in Afghanistan (dove l’Italia ha già quasi 2500 uomini). Per questo ha inizialmente appoggiato la richiesta italiana di entrare nel gruppo che tratta con l’Iran con il pretesto della non-proliferazione nucleare.
Il governo Berlusconi spera di ottenere all’ombra degli Stati Uniti un maggior ruolo internazionale rispetto a quello che vorrebbero concedergli i partner europei, e soprattutto il lasciapassare per gli affari dei gruppi imperialisti italiani in aree con grandi risorse energetiche che gli USA cercano di ipotecare militarmente, come l’Iraq e l’Iran.
|
|
In Breve: Le lacrime di coccodrillo di Confindustria sui morti sul lavoro
|
|
Subito dopo l’elezione plebiscitaria della neo-presidente Emma Marcegaglia, mercoledì 21 maggio l’assemblea di Confindustria si è alzata in piedi per omaggiare la memoria di uno degli ultimi morti sul lavoro: Girolamo di Maio, morto il giorno prima schiacciato da una catasta di tubi proprio nell’azienda della Marcegaglia.
Il gesto degli industriali non restituisce la vita all’operaio morto, ma dà una parvenza di sensibilità a quegli stessi imprenditori che puntano al risparmio non solo degli stipendi, ma anche delle misure di sicurezza.
|
|
In Breve: I moti del pane del XXI secolo
|
|
I moti per il pane dilagano nell’arco della povertà che attraversa l’Asia, Africa, l’America Latina.
Settantamila persone manifestano a Mexico City nella “rivolta delle tortillas” contro l’aumento dell’alimento base nazionale; 5 morti e 60 feriti ad Haiti, dove l’opposizione, cavalcando le proteste ha occupato per giorni numerose città; barricate e sommosse in Costa d'Avorio, con arresti di massa; 40 morti e 1600 arrestati in Camerun; manifestazioni in Mauritania, Marocco, Tunisia, Mozambico e Senegal. Ma la protesta è dilagata anche in Uzbekistan, Yemen, Bolivia, Filippine, Zimbabwe, Guinea, Bangladesh e Indonesia. In diversi paesi la protesta ha assunto la forma degli scioperi operai. E’ avvenuto in Argentina, Egitto e Burkina Faso. Un caso particolare sono le agitazioni dei lavoratori stranieri in Arabia e negli emirati che hanno scioperato, perché le loro rimesse alle famiglie, calcolate in dollari, sono drasticamente state ridimensionate dalla svalutazione del dollaro.
Secondo la Banca mondiale sono almeno 37 i paesi a rischio di insurrezioni e moti sociali per l’aumento dei prezzi dei generi alimentari.
In questo mondo globalizzato e proletarizzato non è più la biblica fame da carestia per il fallimento dei raccolti (siccità, inondazioni, locuste ed altre maledizioni naturali, e neppure per le guerre).
|
|
|