Moduli
· Home
· Abbonati al giornale
· Archivio
· insiemecontroilrazzismo
· Volantini

Chi è Online
In questo momento ci sono, 0 Visitatori(e) e 0 Utenti(e) nel sito.

Languages


English French Italian

Volantini: Contro l’imperialismo italiano nell’interpretazione di Berlusconi come in quella di Prodi
Articolo del 14.11.2005 postato da stradivari --> letture 2062

In Irak continuano i massacri, da una parte e dall’altra. Il grosso dei morti sono civili, operai, donne, bambini, sia da parte sciita che sunnita, ma si contano solo i soldati americani (oltre 2 000 “volontari”, in gran parte proletari costretti a fare da carne da cannone per avere la cittadinanza, per avere pagati gli studi).

Sotto le lenti deformanti della campagna elettorale tutti gli attori cercano di confondere le carte.
Berlusconi ha cercato di smarcarsi dall’amico Bush: gliel’aveva detto che era meglio non fare la guerra... ma poi l’ha seguito. E ora Bush non intende concedergli sconti.
Non è la prima volta che l’imperialismo italiano scende in guerra quando ritiene che questa sia già vinta... Nella prima guerra mondiale saltò sul carro vincente, nella seconda su quello perdente. E non sarebbe la prima volta che salta dal carro quando le cose si mettono male...
Ma guardiamo ai fatti:
il governo italiano ha mandato le truppe in Irak per mettere le mani sul petrolio di Nassiriya e per essere tra i “vincitori che contano”.
A invasione completata dirigenti ENI andarono a Baghdad su un aereo militare a parlare con i nuovi padroni americani, chiedendo la stessa cosa prima contrattata col vecchio padrone Saddam: il petrolio di Nassiriya. Una settimana dopo l’Italia mandava le truppe... a Nassiriya.
Questo va denunciato: decine di migliaia di morti, enormi distruzioni, per gli interessi imperialistici americani, britannici, italiani... sì, anche italiani.
Questo non viene denunciato dai partiti dell’Unione che sperano di capitalizzare elettoralmente il disagio tra la popolazione per la guerra. Come già con Prodi e d’Alema essi si candidano a governare per conto dei gruppi dell’imperialismo italiano, non contro di esso.
L’eventuale governo dell’Unione non ritirerebbe le truppe incondizionatamente, fanno sapere. Divisi tra filo-americani e filo-franco-tedeschi, non vogliono alienarsi quel peso massimo dell’imperialismo italiano che è l’ENI, ottava compagnia energetica mondiale. Ora hanno la scusa che anche l’ONU, quel covo dei briganti imperialisti cui tutti hanno dato credito, ha dato la sua benedizione all’occupazione col consenso di Francia Russia e Cina – perché tutti vogliono essere della partita. Se siamo veramente contro le guerre dell’imperialismo, dobbiamo schierarci innanzitutto contro l’imperialismo di casa nostra, quello italiano, prima ancora che contro gli altri, quello americano e quelli europei.
L’Irak è una società capitalistica divisa in classi. Una borghesia avida di rendita petrolifera, divisa nelle frazioni sciita, sunnita e curda, sfrutta un numeroso proletariato che è stato massacrato per le avventure della frazione dominante, e le cui condizioni di vita sono sprofondate, prima con la guerra contro l’Iran (un milione di morti), poi con la guerra per il Kuwait (Desert Storm), quindi a causa dell’embargo ONU, e infine per la guerra e l’occupazione a guida americana, con partecipazione italiana.
La Costituzione approvata col referendum sancisce di fatto la fine del controllo sunnita sullo Stato e sulla rendita petrolifera. La borghesia sunnita, dominante da oltre un secolo con l’appoggio ottomano e britannico prima, poi francese, russo e anche italiano ed americano, ora spodestata ma ancora ricca di mezzi finanziari, sta cercando di rientrare nel gioco con una campagna militare chiamata “resistenza”, ma che più che lotta contro l’occupazione è lotta contro i rivali sciiti e curdi per spartirsi il potere. La ferocia dell’occupazione straniera (Falluja, Tal Afar, ecc.) aggiunge solo reclute e motivazioni a quella campagna.
In Irak milioni di proletari lavorano nell’industria, nell’edilizia, nei servizi, nell’agricoltura. Molti sono entrati in lotta per il salario e le condizioni di vita, contro il padronato sunnita, sciita, curdo, contro lo Stato padrone e le forze di occupazione che lo sostengono. La loro lotta è la nostra lotta. Solo nella misura in cui portiamo avanti la battaglia contro il nostro imperialismo possiamo dar forza ai comunisti che anche in Irak vogliono unire le forze del proletariato dell’area, di qualsiasi etnia e tradizione, per una lotta che non si limiti a cacciare lo straniero, ma che ha per fine la società senza classi.

Ritiro immediato e incondizionato delle truppe italiane in Irak e altrove!


 
Argomenti trattati:
  • guerra
  • Iraq

Login
Soprannome

Password

Security Code: Security Code
Type Security Code




Articolo più letto:
Il gioco di potenza della Russia nei Balcani



 Pagina Stampabile Pagina Stampabile

 Invia questo Articolo ad un Amico Invia questo Articolo ad un Amico



 


You can syndicate our news using the file backend.php

   Get Firefox!