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Volantini: PALESTINA : contro tutti i boia! Per un mondo senza boia
Articolo del 11.01.2009 postato da stradivari --> letture 1714

dai compagni di Roma

Anche se limitata negli spazi geografici e nei tempi di realizzazione, ogni azione militare nel “nuovo mondo” multipolare ha motivazioni ed effetti che travalicano i protagonisti fisici in campo e le aree geopolitiche coinvolte direttamente.

E’ uno dei risultati dell’aumento della interdipendenza capitalistica.

Anche l’ultimo barbaro episodio della “rappresaglia” Israeliana su Gaza rientra in questa regola generale.



Il pogrom del proletariato palestinese e mediorientale ha molti boia; risponde a dinamiche elettoralistiche sia Israeliane che Palestinesi, cosi’ come alla definitiva resa dei conti tra A.N.P. e Hamas ( …..ma Hamas non aveva democraticamente vinto le elezioni? ).

Contro il legittimo risultato delle urne palestinesi muovono accordi segreti A.N.P.- Israel

( e magari pure qualche spiata sulla locazione dei dirigenti di Hamas cosi’ chirurgicamente colpiti ), ma anche sostegni di statualita tipo l’Egitto di Mubarak o l’Arabia Saudita.

Dietro di loro, supervisionano gli U.S.A. con un ondivago battesimo di Obama tra le dichiarazioni contro la tregua della solita Rice e le ultime dichiarazioni di disponibilita’, e l’U.E. che, tra un finanziamento umanitario ( anche ad hamas….. ) e una campagna antiterrorismo, modula la sua posizione possibilista in favore della tregua, in accordo col vaticano.

E’ evidente come questi fattori abbiano svuotato di ogni motivazione realmente liberatoria la causa palestinese, depotenziandola sul campo, frammentandola, consegnandola al millenarismo fondamentalista e medioevale, disarmandola prima, utilizzandola per altri fini dopo.

L’antica versione progressiva delle lotte di liberazione non e’ realisticamente pensabile in un mondo in cui i veri protagonisti non sono i popoli, ridotti a vittime passive, ma i gruppi economici, i cartelli capitalistici senza volto che si spartiscono il mercato mondiale.

L’unica soluzione starebbe in un proletariato mediorientale politicamente autonomo cosciente di questa realta’ ed attrezzato a combatterla,

sbarazzandosi di rais, rabbini e mullah.
Ma questo, almeno per ora, non e’ dato. 

Quanto al cosiddetto movimento pacifista, da tempo ( fin dalle 2 guerre in Irak, e con ben altri numeri ) si e’ trasformato da ecumenico appello interclassista “per la pace” in vera e propria stampella di sostegno, in megafono dell’U.E..

Ce ne danno conferma anche le ultime manifestazioni in solidarieta’ con il “popolo” palestinese, indette con lo slogan FERMATELI!, indirizzato esplicitamente all’U.E. ed alla nuova amministrazione U.S.A., vittime, a detta del comunicato di indizione, dell’unilateralismo Israeliano che avrebbe messo “di fronte al fatto compiuto” sia americani che europei.

Sulla stessa linea europarlamentari alla Morgantini e Tavola Per La Pace.

Noi pensiamo non ci sia alcun bisogno di risvegliare un attivismo europeo che gia’ c’e’, e’ vivo e data diversi anni (vedasi partecipazione U.E. al Quartetto di pace in Medio Oriente e l’attuale missione Sarkozy nei territori ); un attivismo che risponde al rinnovato slancio unitario europeo figlio della stessa crisi; un attivismo che si nutre della coperta ideologica della “tregua umanitaria”e dell’”avvio del dialogo”.

Sulla stessa linea, il vaticano.

Il pacifismo finisce col sostenere oggettivamente ( ma spesso anche consapevolmente ) i padroni europei mentre l’internazionalismo dovrebbe averli nel mirino, al primo posto.

Urge una posizione autonoma, moderna, adeguata alla realta’ del movimento rivoluzionario sull’intero intreccio medio-orientale, quadrante di snodo di diatribe e competizioni interimperialistiche di derivazione planetaria; una posizione che sappia leggere freddamente la rete di interessi e profitti che strozza l’intera area geografica, alla base delle ricorrenti guerre piu’ o meno limitate che vi si susseguono.

E’ tempo di respirare forte, compagni, e di avere coraggio.

I dannati della terra, i senza scarpe di ogni angolo del pianeta meritano di rimettersi in proprio, a lavorare per la propria rivoluzione.

Il primo passo in questa direzione e’ togliere ogni delega a tutti i falsi rappresentanti, ovunque nascosti, parlamenti-stati partito-chiese o moschee che siano.

Noi non possiamo impedire i moderni massacri capitalistici, ne’ delegare ai massacratori di fermarli.

Possiamo, e dobbiamo, fare altro: contribuire all’organizzazione delle forze della trasformazione sociale. 

 
Contro la guerra rivoluzione!
 
combat

combat@controappunto.org


 
Argomenti trattati:
  • Israele
  • Palestina
  • guerra

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