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In Breve: La lotta dei lavoratori di Airbus tra interessi nazionali e imperialismo europeo
Articolo del 30.04.2007 postato da stradivari --> letture 483

La recente vertenza sulla ristrutturazione dell'Airbus e le lotte dei lavoratori hanno confermato le tensioni tra Stati europei, ma purtroppo anche la divisione del movimento operaio su linee nazionali, con la complicità dei sindacati che, impegnati nella collaborazione con le rispettive borghesie, sono incapaci di formare un coordinamento europeo. Ideologie borghesi a parte, la lotta dei lavoratori all'interno del gruppo Airbus che si è sviluppata nel mese di febbraio e marzo, ha fatto emergere la reale debolezza dei lavoratori di fronte ad un padronato forte e internazionale, privi di una direzione internazionalista e di classe che i sindacati nazionali non hanno e non possono dare, dominati dalle burocrazie sindacali che si fanno interpreti degli interessi nazionali delle varie borghesie europee.



Il settore aerospaziale, di cui fa parte Airbus, rappresenta un settore strategico per l'Europa; gli imperialismi europei hanno necessità di avere una difesa militare autonoma ed indipendente dagli Stati Uniti in aggiunta alla capacità concorrenziale nel trasporto civile (Airbus contende il mercato all'americana Boeing), al contempo l’Europa vorrebbe promuoversi nel sistema multipolare delle potenze, come secondo polo imperialistico, anche sotto l’aspetto militare.
La mobilitazione dei dipendenti ha fatto seguito all'annunciato progetto di ristrutturazione di Airbus (che è una filiale del gruppo aerospaziale e armamenti tedesco-francese EADS ) chiamato "Power 8" concretizzatosi con l'annuncio della direzione di dividere i lavoratori per settori di produzione concentrando la forza lavoro e tagliare i costi che derivano dal decentramento degli stabilimenti, che si trovano in 4 Stati.
Il piano Power 8 infatti colpisce direttamente lavoratori di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna che lavorano in 17 sedi di produzione. A fronte dei lavoratori oggi impiegati in Airbus, in tutto 55.000, suddivisi in questi Paesi, il piano prevedeva licenziamenti così ripartiti : 4.300 in Francia, 3.700 in Germania, 1.600 in Gran Bretagna e 400 in Spagna.
La risposta sindacale a questo attacco è consistita neI dividere sistematicamente il proletariato; ma non si è fermata nel dividerlo per nazionalità, è arrivata a dividerlo anche tra gli stabilimenti di un singolo Stato, all’interno del quale i sindacati si sono rifiutati di promuovere azioni comuni in tempi congiunti.
I sindacati nazionali, appendici delle rispettive borghesie, non sono riusciti a trovare una piattaforma comune a causa degli interessi divergenti sulla ripartizione dei tagli occupazionali e la chiusura degli stabilimenti di produzione (10.000 tagli occupazionali e risparmi per €2MD ) di cui né la parte francese né quella tedesca volevano e vogliono accollarsi il fardello più pesante.
All’annuncio fatto dal premier Domenique de Villepin riguardo il taglio dei posti di lavoro concentrati sopratutto in Germania,mentre il capo del consiglio di sorveglianza di EADS, Arnaud Lagardère dichiarava che avrebbe difeso "gli interessi francesi senza compromessi", i 5 sindacati francesi FO (Force Ouvriere), CFTC, CGC, CGT e CFDT chiedevano al governo di accrescere la quota dello Stato nel capitale EADS dopo il ritiro dell'azionariato privato francese. Force Ouvriere si scontrerà proprio su questo col sindacato tedesco IG Metall che in seguito ha chiesto l’intervento dello Stato tramite le regioni.
La stessa stampa borghese ha constatato che i sindacati non si sono uniti contro la direzione aziendale perchè " pensano in modo nazionale” [1]. Il governo francese e tedesco sono scesi in campo più volte, il ministro tedesco dell’economia Glos (cristiano-sociale, CSU), all’inizio della crisi metteva in guardia la direzione : « Farò tutto il possibile per fare appello ai soci francesi, a coloro che dirigono Airbus perché le misure che dovranno essere prese lo siano in entrambi i paesi, e non a sfavore degli stabilimenti tedeschi»[2] riassumendo lo scontro con la contraparte francese.
La situazione dei dipendenti di Airbus si è inserita nel periodo della campagna elettorale francese. Tutti i partiti parlamentari, dai fascisti di Le Pen, al partito socialista di Ségolène Royal fino al Partito dei lavoratori hanno portato avanti posizioni nazionaliste.
Nonostante ciò, i lavoratori maggiormente coinvolti di Francia e Germania hanno risposto con iniziative di lotta.
In Germania alla notizia dei licenziamenti i lavoratori delle tre sedi toccate hanno smesso di lavorare, come quelli della sede di Méaulte in Francia. A Tolosa dove si trova la sede sociale di Airbus e la fabbrica di assemblaggio finale dell' A380, il 6 marzo 7.000 lavoratori hanno partecipato ad una manifestazione contro la ristrutturazione.
In quest'occasione, la CFDT, un sindacato francese minoritario in Airbus che ha denunciato il nazionalismo dei sindacati più forti in Airbus, FO e la CFE-CGC, ha affermato che :«sono stati contrapposti i lavoratori francesi a quelli tedeschi in una società integrata. Ci sono stati anche volantini della CFE-CGC che dicevano che il valore aggiunto di Airbus lo porta la Francia, non la Germania». IG Metall, sindacato tedesco ha denunciato un volantino della CFE-CGC che accusava i tedeschi dei ritardi per la costruzione dell' A380 e affermava che Power 8 « è un premio all'incompetenza» degli stabilimenti tedeschi [3].
Il 16 marzo ad Amburgo si è creato un corteo di 20.000 persone (10.000 secondo la polizia), mentre a Laulheim si sono mobilitate oltre 2000 persone.
In Spagna secondo Le Monde circa l’80% dei 9000 impiegati Airbus hanno manifestato davanti ai 7 stabilimenti del gruppo.
In Francia oltre a Tolosa, 4000 lavoratori sono entrati in sciopero a Nantes, Saint-Nazaire e Méaulte.

A oggi la Germania pare abbia ottenuto maggiori benefici, saranno venduti meno stabilimenti grazie all'intervento del capitale finanziario tedesco e fatti minori tagli occupazionali di quanto previsti.
Di fronte alla minaccia padronale i sindacati, incapaci di promuovere un fronte comune internazionale, unica vera possibilità di difesa dei lavoratori, hanno mostrato il loro asservimento alle volontà del capitale, soffocando le lotte, dividendo i lavoratori e annacquando le prospettive di una lotta internazionale.

Nonostante l'azione dei sindacati e dei partiti legati alla borghesia, i lavoratori di Airbus hanno espresso volontà di lotta, seppur deboli, che vanno oltre i confini nazionali; dimostrazione che questo istinto di classe è comunque presente nei lavoratori, ma soffocato ogni qualvolta riaffiori dalle borghesie nazionali.
Il co-presidente di EADS dal 2000 al 2005, Philippe Camus ha detto: «E’ a Bruxelles che noi abbiamo firmato nel maggio 2003, il contratto più complicato, più gratificante e più rilevatore del potenziale di EADS: quello dell’Airbus militare. Un affare da 20 miliardi di euro che riguardava la Francia, la Germania, la Spagna, il Regno Unito, il Belgio, il Lusssemburgo, e la stessa Turchia! E’ un bell’esempio di quello che si può fare nell’ambito delle tecnologie civili e militari in un’Europa unita»
Contro queste prospettive occorre organizzare nei luoghi di lavoro e all’interno della realtà produttive nostrane l’opposizione al nostro imperialismo e a quello europeo, ponendo l’internazionalismo comunista come l’unico indirizzo di lotta per le nuove generazioni di salariati europei e del mondo.
lp

[1] 'Die Welt' 2-2-07
[2] 'Corriere della Sera' 23-2-07
[3]‘Die Welt’ 15-3-07

 
Argomenti trattati:
  • Unione Europea
  • Nazionalismo
  • relaz. internaz, rapp. tra potenze
  • Sindacato
  • Aerospaziale

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