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Volantini: 1 Maggio 2006 giornata internazionale di lotta
Articolo del 01.05.2006 postato da stradivari --> letture 1967

Contro la guerra
Per l’emancipazione dei lavoratori in tutto il mondo

Sono passati 120 anni da quando i martiri di Chicago (1886) lanciarono la battaglia per le otto ore intorno a cui crebbe una lotta comune a tutto il proletariato internazionale.

Da allora 5 generazioni di lavoratori hanno dovuto affrontare ciascuna nella loro epoca i problemi determinati dal capitalismo: guerre, crisi, e sempre la necessità di lottare per la difesa delle proprie condizioni, contro la repressione padronale e spesso dello Stato della borghesia.
La lotta per una società libera, senza sfruttamento e senza classi, è oggi quanto mai all’ordine del giorno e ci accomuna con i milioni di altri lavoratori che oggi manifestano in tutto il mondo.

I tre morti italiani di Nassiriya ci ricordano che l’Italia è ancora in guerra.
Futuro governo e opposizione sono uniti nel dichiarare che sono morti per “la pace”. La verità è che sono stati sacrificati agli interessi dell’ENI che punta ai giacimenti di Nassiriya, e più in generale dell’imperialismo italiano che vuole avere un piede in Medio Oriente. Anche il governo dell’Unione non intende ritirare le truppe in tempi brevi. 2.400 sono i soldati americani sacrificati a questa guerra, decine di migliaia i proletari iracheni, uccisi dagli eserciti occupanti o negli scontri tra frazioni della borghesia irachena innescati dall’invasione. Per tutti teniamo responsabili le potenze imperialiste e le reazionarie borghesie locali.

La risposta che come comunisti dobbiamo dare alla guerra è l’impegno per l’unità internazionale dei lavoratori: italiani, iracheni, americani, iraniani e di ogni altro paese contro le rispettive classi capitalistiche dominanti. Anche in Irak gruppi di lavoratori si stanno organizzando per opporsi sia all’occupazione che alla guerra civile interetnica e interreligiosa, oltre che per difendere le proprie condizioni materiali. Ė organizzando l’opposizione alla presenza di truppe di occupazione italiana che possiamo incoraggiare e dare più forza a questi compagni.

In questo nuovo millennio il capitalismo è tornato al vecchio non solo per le guerre.

L’incertezza sociale incalza: pochi possono scommettere sul proprio futuro e su quello della propria famiglia.
La precarietà è l’unica certezza soprattutto per i giovani in balia di una giungla di contratti “atipici”. Il nuovo governo intende continuare a garantire alle imprese la flessibilità della forza lavoro.
L’offensiva padronale sull’orario di lavoro, con l’introduzione di flessibilità sempre più selvaggia nei contratti di lavoro, con la generalizzazione degli straordinari regolari e non pagati ovunque i lavoratori non sono organizzati, sta erodendo anche la conquista storica delle otto ore.
Salari e stipendi sono tra i più bassi d’Europa: e il divario è aumentato nonostante l’unificazione della moneta.
Profitti e rendite crescono. “L’anno d’oro di Piazza Affari – forte espansione degli utili e dividendi di Borsa” titola a tutta pagina il giornale della Confindustria il 29 aprile. Nel trionfalismo padronale c’è la conferma del forte aumento dello sfruttamento. L’antagonismo di classe non è scomparso. Dove vi sono state decise opposizioni a contratti che segnano nuovi cedimenti, il padronato non esita ad usare l’arma del licenziamento, com’è avvenuto per gli otto licenziati dell’Alfa di Pomigliano.

Alle elezioni molti lavoratori hanno dato il voto all’Unione, in opposizione al governo di centro-destra, e nella speranza che essa affronti i loro problemi. Saranno presto disillusi come già lo furono dai precedenti governi di centro sinistra che hanno avviato l’offensiva su pensioni, flessibilità e contro gli immigrati, poi continuata dal governo di centro-destra.
Come lavoratori non possiamo lasciare in mano ai rappresentanti di altre classi le nostre prospettive. La difesa delle condizioni dei lavoratori può essere opera solo dei lavoratori stessi, della loro organizzazione e lotta.
Il 1° Maggio è la giornata di lotta per l’emancipazione dal lavoro salariato ci ricorda che anche nella lotta quotidiana non dobbiamo mai perdere di vista il nostro obiettivo finale: l’abbattimento del capitalismo, la società senza classi, non più basata sullo sfruttamento, dove precarietà e guerre saranno solo un ricordo.
Per un movimento di classe rivoluzionario e internazionale, per la lotta contro la guerra per un mondo di liberi e uguali!

 
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