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N°8 Pagine Marxiste - Maggio-Luglio 2005
La chiesa cattolica nel nuovo millennio


Nel novembre del 2004 George Bush viene rieletto presidente degli Stati Uniti. Pesa non poco nella sua rielezione la partecipazione al voto di circa cinque milioni di nuovi elettori che si mobilitano non tanto sulla scelta del presidente quanto per i referendum svoltisi contestualmente alle presidenziali, in particolare contro i matrimoni gay e sui “valori etici” (per la "difesa della famiglia" e la scuola confessionale, contro la pornografia e l’aborto). E’ il risultato dell’attività di centinaia di attivisti fornitigli dalle chiese che garantiscono a Bush il 79% dei voti degli evangelici e il 52% dei voti cattolici. Nel referendum italiano sulla fecondazione assistita del 12-13 giugno 2005 la Chiesa si pone a capo dello schieramento astensionista, riuscendo a figurarne come l’elemento determinante.

Un decennio di delusioni

Entrambi questi casi, che segnalano una recente maggiore visibilità e assertività sul piano politico, interrompono un decennio in cui erano toccate alla Chiesa significative delusioni. All’inizio degli anni ‘90 il crollo dell’Urss era stato accreditato dalla Chiesa come vittoria propria (“l’ultimo miracolo di Lourdes”) ed era stato elaborato un progetto di rievangelizzazione dell’Est, che doveva avere come punta di diamante la Polonia. Nel settembre ‘91 Wojtyla prospettava una “Europa cristiana dall’Atlantico agli Urali” e appoggiava l’allargamento della Cee a Est. Wojtyla si era già sbilanciato in senso filo-tedesco, riconoscendo la Slovenia e la Croazia. Ma già nel ‘93 il cardinal Ruini, presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), dovette riconoscere che “caduto il comunismo, ha vinto il secolarismo”. In Polonia nel novembre ‘95 il candidato della Chiesa, Lech Walesa, fu sconfitto, e il cardinale Glemp, primate di Polonia, affermò “Oggi vincono i neopagani”. Anche in altri paesi capisaldi del cattolicesimo il “paganesimo” era avanzato: in Italia con i referendum sul divorzio del 1974 e sull’aborto del 1981, ma anche recentemente nella ex-cattolicissima Spagna con la legge sul matrimonio gay di Zapatero. Negli anni ‘90 in Italia il partito cattolico si era frantumato in formazioni politiche che oggi sono presenti in entrambi gli schieramenti di centro-destra e centro-sinistra, e le tensioni fra le varie frazioni borghesi penetrano nello stesso organismo ecclesiale, dal leghismo del vescovo Maggiolini, alla linea “ambrosiana” del cardinal Martini.
Ancora nell’estate del 2004 del resto il candidato della Cei, Rocco Buttiglione, viene bocciato come Commissario della UE.

Un’ideologia della conservazione sociale

La Chiesa quindi si è trovata spesso controcorrente rispetto al diffondersi di abitudini e ideologie proprie di una società urbanizzata, ma non ha mai cessato di portare avanti un’azione diretta di influenza sulle grandi masse. Grazie anche alla sua organizzazione ampia e alla presenza diffusa, essa ripropone il suo “pensiero forte” basato sulla sua ideologia trascendentale, intervenendo sui temi etici (tutela della famiglia fondata sul matrimonio; difesa della vita umana «dal suo concepimento fino al suo termine naturale»; diritto dei genitori «a una libera scelta educativa» - ossia sovvenzionamento delle scuole cattoliche) e sul piano sociale con la propria ideologia di sostanziale conservazione, utilizzati in questa fase da governi come quello di Bush o di Berlusconi.
Del resto, dietro l’apparente fedeltà a principi base molto generali, in duemila anni la Chiesa cattolica si è adattata di volta in volta alla società schiavista, al feudalesimo e alla società capitalistica, offrendo alle classi dominanti un’ideologia che giustificava in nome di una giustizia ultraterrena l’assetto sociale esistente, e un apparato di controllo delle masse, anche se presentandosi come entità al di sopra delle classi, distinta dalle classi dominanti. Alle classi oppresse la Chiesa offre da sempre conforto materiale e speranza di una ricompensa futura e in piena coerenza supplica i dominatori di “parcere subiectis” ma non ha mai rivendicato il buon diritto degli oppressi alla ribellione.
Nella Centesimus annus l’enciclica “sociale” del maggio ‘91, attribuita a Wojtyla, ma che tutti sanno scritta da Ratzinger, sono stati ribaditi “la severa condanna della lotta di classe” e il “diritto alla proprietà privata”. E’ la giustificazione e difesa dei rapporti di produzione capitalistici, del dominio del capitale sul lavoro salariato. Vengono condannati solo gli eccessi. Ad es. agli operai viene riconosciuto il diritto ad associarsi in sindacati, il diritto alla “limitazione delle ore di lavoro”, al legittimo riposo e ad un diverso trattamento dei fanciulli e delle donne, al “giusto salario”. In generale, l’enunciazione di principi di “equità”, “giustizia”, “legittimità”, “solidarietà” per le categorie del lavoro, del salario, del profitto, della proprietà, servono a giustificare il “normale” sfruttamento della forza lavoro, e si adattano al mutare dei rapporti di forza sul mercato del lavoro (come del resto fanno la legislazione del lavoro e le stesse sentenze della magistratura). Anche la Chiesa, come lo Stato democratico della borghesia, riconosce l’inevitabilità dei conflitti di lavoro come momento della contrattazione del prezzo della forza lavoro, e si pone come mediatrice che tende a superare la contrapposizione.
La Centesimus annus ha dato la motivazione teologica all’omonima fondazione che cerca di attirare nel suo alveo imprenditori e banchieri e più di ogni altra enciclica conferma l’adattamento della Chiesa alla attuale società capitalistica.

Fedeli e finanziatori nell’elezione di Ratzinger

Se la Chiesa cattolica funzionasse come una democrazia rappresentativa, il Papa sarebbe stato latino americano (307 milioni di cattolici vivono in Sud America e 150 in America Centrale, il 43% del totale).
Invece i vertici della Chiesa (i cardinali elettori) riflettono più le risorse economiche dei fedeli che il loro numero nelle varie aree; lo dimostra il rapporto fra numero di cardinali e numero di cattolici. L’Europa è ancora sovra-rappresentata, visto che con un quarto dei fedeli ha la metà dei cardinali.
Gli Usa col 6% di fedeli hanno il 10% dei cardinali, a scapito di Africa e America Latina.
Nella scelta di Ratzinger hanno certo pesato il carisma personale, la grande preparazione teologica e culturale, la stessa coerenza “conservatrice”. Ma è stato certamente determinante che i grandi contribuenti della Chiesa, i grandi finanziatori, quelli che le consentono il mantenimento di un apparato di centinaia di migliaia di persone e l’esercizio di quell’opera caritativa e missionaria per cui sopravvive, non stanno certo nel sud del mondo, ma parlano tedesco, americano e italiano. Un quinto dell’intero bilancio della Chiesa è a carico delle diocesi tedesche; la chiesa italiana è il terzo contribuente. I responsabili degli organismi economici della Chiesa sono spesso statunitensi (il più famoso resta quel monsignor Marcinkus, che coinvolse lo IOR, la Banca vaticana, nello scandalo del Banco Ambrosiano), oppure banchieri tedeschi e italiani. Recentemente è un americano, l'arcivescovo di San Francisco William Joseph Levada, a succedere a Ratzinger nella Congregazione per la Dottrina della Fede.

In realtà fra il 1978 e il 2002 (secondo l’Annuarium Statisticum Ecclesiae del 2004) la Chiesa ha quasi conservato il suo peso nel mondo: i fedeli sarebbero aumentati di 313 milioni (167 milioni solo nelle Americhe), con un lieve calo, dal 18% al 17,2%, come quota sulla popolazione mondiale. Occorre intendersi su come è individuato un cattolico: si tratta in pratica dei battezzati. Per questo in Italia si calcolano 55 milioni di cattolici anche se per dichiarazione ufficiale della CEI i praticanti sono solo il 25,6%. Sempre per dichiarazione delle rispettive conferenze episcopali sono praticanti il 17% dei battezzati in Germania, il 25% in Francia, il 18,1% in Spagna e il 40% in Irlanda, un tempo punta di diamante del cattolicesimo romano.
Esiste anche un diverso calcolo più “materialistico”, basato su chi versa offerte stabili, come avviene con la Kirchensteuer in Germania, pari all’8-9% dell' imposta sui redditi, per cui i cattolici tedeschi forniscono al Vaticano più fondi di qualsiasi altra chiesa nazionale; o come l’8 per mille in Italia che è destinato alla Chiesa dal 31,4% dei contribuenti (ma prelevato dall’80%).

Vocazioni in calo nei paesi ricchi

Quindi in Europa da un lato i battezzati sono più generosi d’offerte che di tempo per le pratiche religiose, dall’altro il problema principale è quello delle vocazioni e del reclutamento dei sacerdoti. Anche nelle altre aree del mondo la Chiesa non riesce a garantire un numero adeguato di sacerdoti, in particolare nell’area latino americana, dove si concentra il 50% dei cattolici, o in Africa, proprio nel momento in cui nuovi credo religiosi conducono una concorrenza spietata.

Nel 2002 a fronte di un miliardo e 70 milioni di cattolici, la Chiesa disponeva di 405 mila sacerdoti, coordinati da 4700 vescovi, vale a dire 1 sacerdote ogni 2 642 fedeli, mentre nel ’78 c’era un sacerdote ogni 1 800 fedeli. In un quarto di secolo i fedeli nel mondo sono aumentati del 41%, quasi al passo con la popolazione mondiale, ma i sacerdoti sono calati del 4% e subiscono un progressivo invecchiamento.
Nello stesso periodo, in termini percentuali le vocazioni sono aumentate significativamente in Africa (+73%) e Asia (+65%), sono stazionarie nelle Americhe (+1%), calano in Europa (-19%). Tuttavia l’inadeguatezza del corpo attivo della Chiesa è più evidente nelle aree come l’Africa dove il boom dei fedeli ha seguito il boom demografico (+151%): se un sacerdote europeo deve oggi far fronte mediamente a 1 374 fedeli (311 in più che nel ’78), un sacerdote Usa ha 1 440 fedeli, uno africano ne deve seguire 4 700 e uno sudamericano 9mila.
Gli 837 mila “religiosi” (praticamente frati e suore) non possono dare la soluzione perché 782 mila sono donne e non possono reggere una parrocchia. La crisi delle vocazioni è stata aggirata principalmente grazie ai diaconi, circa 30 mila, concentrati in Europa e Usa, e a 80 mila missionari laici. (Espresso 15 aprile 2005).

Muraglia asiatica e chiese evangeliche

I capisaldi cattolici fuori dell’Europa sono frutto di un radicamento avvenuto al seguito del colonialismo europeo in America Latina, in Africa, ma anche nelle Filippine e a Timor Est, uniche isole cattoliche in Asia, dove la Chiesa ha avuto estrema difficoltà ad insediarsi dal momento che si scontrava con tradizioni culturali assai elaborate e radicate. In altre aree come l’America del nord l’espansione è derivata dall’emigrazione dalle aree cattoliche europee (irlandesi, italiani, portoghesi, polacchi).
Le religioni concorrenti, dalle Chiese cristiano-ortodosse, all’induismo e l’islam, sono per lo più duramente ostili al proselitismo cattolico, forti anche dell’aiuto dei propri Stati. La Chiesa è tollerata quando è fattore di welfare, nell’istruzione, nella sanità, nell’assistenza in genere. Ad esempio in Corea e Vietnam la Chiesa gestisce ambite scuole superiori, attraverso le quali si lega alle élites dirigenti; in Africa garantisce il funzionamento di scuole e università, ospedali, dispensari, orfanotrofi. Negli Usa le scuole cattoliche sono spesso le più esclusive e di qualità e in Germania gestisce case di cura e consultori.
Nel continente americano i cattolici devono affrontare l’attacco delle sette e Chiese evangeliche, una variante del protestantesimo di matrice statunitense, che accentua gli aspetti dell’integralismo religioso.
Negli Usa oggi gli evangelici sono il 36% dei fedeli (26% bianchi e 10% neri) contro il 22% dei cattolici e il 16% dei protestanti tradizionali. Prosperano perché sono più omogenei con le scelte liberiste del capitale e con lo stile del mondo dello spettacolo; si caratterizzano per uno stile aggressivo e mezzi tipici della comunicazione di massa (la predicazione televisiva, raduni oceanici negli stadi, musica assordante, rinfreschi dopo le cerimonie, baby sitting, servizi bancari e commerciali).
La Chiesa cattolica d’altronde non potrebbe modificare il suo approccio senza disgustare i fedeli più tradizionali, ma in parte si è adeguata, preventivamente, anche in Europa: coi raduni giovanili di massa in cui molto si canta, con lo stile aggressivo e imbonitore di Radio Maria, con i siti internet dei papa-boys (fra cui non manca il J. Ratzinger Fan’s Club, ecc). Lo stesso Ratzinger, così ascetico e apparentemente estraneo, ha gestito in diretta la malattia e la morte di Wojtyla, a fini di edificazione. Non casualmente infine Wojtyla ha creato più santi che in tutta la storia precedente della Chiesa, come se col venir meno del senso del soprannaturale la quantità dovesse sopperire alla qualità.

In America Latina, dove si concentra il maggior numero di cattolici, la Chiesa è minacciata dal diffondersi delle Chiese pentecostali, che recuperano il folclore locale (balli e canti), interpretano le tensioni sociali e sono fuori da qualsiasi gerarchia. Stime Usa parlano di 60 milioni di cattolici che dal ’91 sono diventati pentecostali (22 milioni solo in Brasile). Per Leonardo Boff (esponente della teologia della liberazione) è il risultato di una gerarchia cattolica che ha abbandonato i poveri, mentre nelle sette “si dà autostima e dignità ai poveri e il povero viene consolato”. Nel 1992 Wojtyla definì i predicatori “lupi famelici”, ma ne ha studiato lo stile di comunicazione. Il cardinale Joseph Ratzinger in un discorso tenuto il 13 maggio 2004 ha affermato che a fomentare e a finanziare le sette sono gli Usa che “promuovono ampiamente la protestantizzazione dell´America Latina nel timore che la Chiesa fomenti sentimenti anti-statunitensi”. E’ noto infatti che ad esempio sia la Conferenza episcopale brasiliana che i centri cattolici gestiti dai gesuiti hanno apertamente appoggiato il presidente Inácio Lula da Silva e il suo Partito dei Lavoratori. E non è un segreto per nessuno che il Brasile ambisce a diventare elemento aggregatore per l’area sudamericana in alternativa agli Usa, e ne avrebbe il peso economico e demografico.

Minoranza organizzata

Nel lungo periodo di preparazione al pontificato Ratzinger ha gia espresso come intende il ruolo della sua organizzazione oggi. Nel ’97 ha scritto “Il sale della terra”, in cui riconosce che non solo la Chiesa non è più “il modo di vita di un’intera società”, ma non può neanche sperare di restare un’organizzazione di massa o “la chiesa di un’intera nazione”; deve quindi riprogettarsi come una minoranza organizzata. Operando su più generazioni, egli sostiene, “la Chiesa opera su circostanze storiche che mutano e che possono essere più o meno favorevoli”, per cui se il tener fede a una posizione provoca crisi in una generazione, può essere un vantaggio rispetto alla generazione successiva. Il giudizio sulla fase attuale è pessimistico: a fronte del neoliberismo ormai dominante “il cristianesimo appare ancora più insensato e anacronistico che nell’epoca precedente la prima guerra mondiale”. Rispetto a Wojtyla, Ratzinger quindi propone una pratica religiosa più militante, con minori concessioni alla spettacolarità.
Le radici nell'occidente imperialista
Col suo papa tedesco, a suo tempo grande elettore del papa polacco, la Chiesa conferma la centralità nella propria strategia dell’area europea, e in senso più lato dell’area della cosiddetta “civiltà occidentale”, cui ha l’ambizione di proporsi come guida ideologica ed elemento identitario. Sull’Europa Ratzinger era intervenuto da cardinale polemizzando con forza col mancato riferimento nella Costituzione europea a Dio e alle radici cristiane dell’Europa.
Nel suo pamphlet “L’Europa nella crisi delle culture” (2004), Ratzinger affermava che la Costituzione europea era una vittoria della cultura illuminista radicale, che “vanta una pretesa universale” ed è talmente presuntuosa da ritenere di poter assorbire, in nome del laicismo, la Turchia, “Stato che non ha radici cristiane, ma che è stato influenzato dalla cultura islamica”.
La Chiesa ha sempre fatto campagna perché si preferissero e si favorissero gli immigrati cattolici (ad es. dell’Est europeo, dell’America Latina o filippini) a scapito degli islamici, per contrastare il fatto che l’immigrazione sta rendendo l'Islam la fede più dinamica in Europa. A Berlino ad esempio i mussulmani sono già la seconda maggiore confessione attiva, dopo i protestanti, ma prima dei cattolici.
Oggi la Chiesa aggiunge forza allo schieramento europeo che, da Angela Merkel a Sarkozy e Prodi, vuole procrastinare l’entrata nella Ue della Turchia. Dopo le bombe di Londra è ben chiaro come questa linea della Chiesa trovi appoggio in forti campagne con influenza sul sentire (e sulle paure) comuni.
La battaglia di Wojtyla contro le spinte centrifughe

Per tutta la durata del suo pontificato Wojtyla ha perseguito con determinazione il modello della monarchia assoluta (il lungo pontificato gli ha permesso fra l’altro di omogeneizzare l’intero gruppo dei cardinali, tutti scelti da lui tranne tre). Era una scelta obbligata per combattere le spinte centrifughe che venivano dalle Conferenze episcopali. Nelle varie nazioni infatti la Chiesa si adatta alla realtà locale e ne è influenzata, si innerva nel potere locale. E’ sempre stato così in nome del “date a Cesare quello che è di Cesare”, frase che ha coinsentito in ogni guerra di benedire i cannoni di entrambi i contendenti, spesso entrambi cattolici o cristiani. Le Conferenze Episcopali nazionali eleggono per democratica votazione dei vescovi il proprio presidente, non sempre gradito a Roma – salvo che in Italia, dove viene nominato dal Papa. La Chiesa di Wojtyla, scrive su Limes Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di S. Egidio, “è stata erosa dai nazionalismi ecclesiastici …ma anche dagli etnicismi”.
Basti pensare all’effetto dirompente della teologia della liberazione (nel suo duplice aspetto si sensibilità per i poveri e i problemi sociali e di antiamericanismo funzionale alle élite del Sud America per sostenere l’autonomia dall’ingombrante vicino); ma anche ai contrasti fra Roma e la Chiesa africana sul problema del celibato. Problemi ci sono stati anche con le suore americane femministe, mentre da tempo la Conferenza episcopale tedesca, guidata dal cardinale Lehmann, è stata a lungo in contrasto con quella di Roma per la questione dei Consultori (la chiesa tedesca è accusata di permissivismo rispetto alle donne che vogliono abortire, sulla questione del celibato ecclesiastico, sull'ammissione dei divorziati ai sacramenti, sull'apertura agli omosessuali e alle coppie di fatto). In Germania, Austria e Svizzera è forte il movimento "Noi siamo Chiesa", che chiede più democrazia interna alla Chiesa, più spazio ai laici e alle donne, maggiore collegialità nelle decisioni.



Il ruolo dei “movimenti”

Nel tentativo di rafforzare il controllo sulle realtà locali e nell’intento di ridimensionare ordini religiosi troppo indipendenti come quello gesuita, Wojtyla ha dato ampio spazio ai cosiddetti “movimenti”, cioè a quelle organizzazioni religiose, parallele ma indipendenti dalla gerarchia ecclesiastica, che rispondono direttamente al pontefice (ricetta non nuova se si pensa al ruolo avuto storicamente da ordini come i domenicani o i gesuiti stessi) e soprattutto sono in grado di arruolare al servizio attivo della Chiesa molti laici.
In Italia sono abbastanza note Comunione e Liberazione, 70 mila membri di cui 30 mila in Italia, e le collegate Compagnia delle Opere e Memores Domini, ma anche la Comunità di S. Egidio ( 40 mila aderenti) per il loro ruolo apertamente politico. Ma hanno anche maggiore rilevanza e meriterebbero un approfondimento a parte, per la forza organizzativa e operativa che esprimono – benché poco note ai non addetti ai lavori – organizzazioni come l’Opus Dei (e la sua versione femminile cioè l’Opus Mariae, o dei Focolarini) o i Legionari di Cristo. Non manca la risposta diretta alla minaccia degli Evangelici, cioè il movimento dei Neocatecumenali e quello dei Pentecostali. Sono centinaia di migliaia di attivisti, per la maggior parte laici. I laici osservano rigide regole: a seconda delle organizzazioni divieto di possedere beni privati o donazione della maggior parte dei loro beni, castità o viceversa matrimonio con procreazione illimitata, talvolta vincolati a una disciplina quasi militare, al rigoroso segreto sulla loro appartenenza. Quest’ultimo aspetto facilita il loro inserimento in ruoli chiave in banche, istituti finanziari, imprese industriali e commerciali; un insediamento diretto quindi nei gangli del potere economico e politico che garantisca scelte favorevoli alla Chiesa (parallelamente la Chiesa organizza in modo aperto imprenditori e uomini d’affari in Fondazioni come la Centesimus annus o la Regnum Christi). D’altro canto i movimenti operano all’interno della cosiddetta “società civile“ e quindi rappresentano una forma di radicamento fra le masse talvolta efficace quanto le stesse parrocchie; in alcune situazioni si segnalano per azioni militanti a sostegno delle idee della Chiesa, come l’assalto ai centri dove si pratica l’aborto. I cardinali non dirigono i movimenti ma vi aderiscono individualmente, per cui è noto che Angelo Scola, di Venezia, è ciellino, Tettamanzi di Milano è vicino all’Opus Dei, Antonelli di Firenze sostiene i Focolarini.

Ruini nel presentare di recente il libro va oltre e propaganda la Chiesa come garante dei valori occidentali non solo rispetto all’islam, ma anche rispetto all’Asia che minaccia il primato “europeo” (e la vaghezza del concetto consente a Ruini di affermare che dove c’è cultura di origine europea, ossia cristiana, là c’è Europa, quindi includendo anche la Russia e le Americhe – posizionandosi così sia rispetto all’eventualità di una leadership atlantista che a una più propensa a un asse euro-russo). Per questo arriva a dire che “la fine della colonizzazione ha avuto conseguenze positive ma anche negative”. Infatti “Riemergono pian piano i grandi soggetti non europei, che aspirano a diventare protagonisti della storia mondiale, reagendo all’egemonia europea (da ultimo euro-americana). A tal fine questi soggetti storici si rifanno alle loro matrici religiose e culturali, come l’islam ma anche l’induismo e il buddismo, in opposizione alla secolarizzazione occidentale. Anche dove la matrice religiosa è più debole, come in Cina, la rinascita nazionale tende a riferirsi all’originalità della propria storia e cultura.” Questa è “la sfida a cui l’Europa allargata si trova oggi di fronte” e solo il cristianesimo può essere il fattore di identità “di questa formazione che è l’Europa” . Quindi la Chiesa lotta contro l’illuminismo che cerca di trasformare la religione in questione privata e si propone come “la fonte residua di orientamento morale” (e politico). E’ a tal fine che si deve garantire l’omogeneità cristiana dell’Europa, perché “il terrorismo di matrice islamica e anche la presenza fra noi di molti immigrati, sebbene certamente da non confondere con i terroristi, fanno percepire come vicina, e anche minacciosa, una diversità religiosa e culturale”.
E’ evidente a tutti come su questo terreno la Chiesa aggiunga benzina al fuoco della xenofobia e prepari l’ideologia per nuove crociate, utilizzabile indifferentemente per giustificare il protezionismo anticinese o le leggi alla Bossi Fini, accodandosi ai settori più arretrati della borghesia occidentale. Ma anche si ponga come paladina dell’egemonia delle vecchie potenze imperialiste contro le nuove potenze emergenti dell’Asia.

Relativismo, religione, comunismo

Agitando la bandiera della lotta al relativismo (e lo si è visto bene col referendum del 12-13 giugno in Italia), la Chiesa è riuscita a ricacciare il “fronte laico” in uno stato di minorità culturale e ideale, tanto che molti di questi laici riconoscono che “la Chiesa ha dei valori eterni, noi no”; accettano cioè l’impostazione stessa di Ratzinger, dimenticando che non più tardi di ieri la Chiesa si è dovuta scusare per gli innumerevoli “errori”: dalla caccia alle streghe alla persecuzione degli ebrei, dagli orrori delle crociate al rogo di Giordano Bruno - e per molti altri deve ancora chiedere il perdono, a partire dal ruolo della Chiesa nel massacro di centinaia di migliaia di ortodossi in Jugoslavia durante la Seconda guerra mondiale - dimostrando di essere forte perché dalla parte del potere, ma spesso asservita alla sua parte più retriva.
Noi che non siamo “laici” ma marxisti, respingiamo l’etichetta del relativismo. Anche la morale della Chiesa è sempre stata "relativa" alla divisione della società in classi.
Scrive Marx nel 1847 sul Rheinische Beobachter «…i principi sociali cristiani hanno giustificato la schiavitù, esaltato la servitù della gleba, accettato l’oppressione del proletariato.... nella migliore delle ipotesi hanno predicato la necessità di una classe dominante e di una classe oppressa ed espresso il pio desiderio che la prima fosse caritatevole nei confronti della seconda».
I cosiddetti “valori” della Chiesa possono apparire più etici solo se confrontati con l’individualismo borghese tutto teso alla soddisfazione di un "benessere" individuale mercificato, ma non sono una risposta ai bisogni della specie, tanto è vero che il cristianesimo è costretto a rimandarne la soddisfazione ad una dimensione ultraterrena.
Togliamo il Paradiso e quello che resta è una organizzazione ideologica e politica ben strutturata ma piena di contraddizioni, per nulla mistiche, che fornisce un’ideologia, che come tutte le ideologie è una falsa coscienza. Essa combatte alcune manifestazioni della società capitalistica, ma non i rapporti sociali capitalistici.
La nostra morale è certo relativa a questa società, alla nostra lotta per la società senza classi, per abolire le condizioni sociali che negano il libero sviluppo della specie umana. Nel comunismo, in assenza dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, altri problemi morali si porranno, e l'umanità li potrà affrontare dal punto di vista della specie.
Noi non combattiamo il sentimento religioso, ma il capitalismo e chi lo difende e lo vuole conservare utilizzando anche le credenze religiose.
Per il marxismo la religione è il fantastico riflesso nella testa degli uomini di quelle potenze estranee, naturali e sociali, che dominano la loro esistenza quotidiana, e rispetto alle quali si sentono impotenti, incapaci di comprenderle e di dominarle; nel riflesso religioso le potenze terrene assumono la forma di potenze ultraterrene.
Solo quando l'uomo, nel comunismo, saprà dominare le forze della società eliminando sfruttamento, crisi e guerre, e mettere a servizio della specie le forze della natura, la religione, se ancora esprimesse un bisogno di una parte degli uomini, non sarà più strumento di dominio sociale.






A.M.

Pubblicato su: 2005-11-27 (1676 letture)

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