Moduli
· Home
· Abbonati al giornale
· Archivio
· insiemecontroilrazzismo
· Volantini

Chi è Online
In questo momento ci sono, 0 Visitatori(e) e 0 Utenti(e) nel sito.

Languages


English French Italian

N°8 Pagine Marxiste - Maggio-Luglio 2005
L’Est si bilancia
Allargamento UE

Con l’entrata, il 1°Maggio 2004, di 10 nuovi paesi nell’Unione Europea, si sono aperte per le vecchie potenze europee nuove possibilità di intervento sia commerciale che di investimento. Buona parte di questi paesi anche prima della caduta del muro di Berlino erano terreno di caccia soprattutto del capitale tedesco, che in anni recenti vi ha potuto intensificare la propria presenza imperialistica. Ma né l’asse franco-tedesco, né altri paesi europei, che come si vede dalla tabella degli investimenti non sono stati a guardare, hanno potuto condizionare politicamente in modo esclusivo i nuovi partner europei, che in politica estera hanno perseguito i propri interessi nazionali, ora offrendo una sponda per l’azione statunitense, ora riavvicinandosi alla Germania.
Un effettivo vuoto di potenza avrebbe facilmente permesso ai paesi dell’Unione di catturare tutto l’Est ma non va dimenticato che con l’implosione dell’Urss e il venir meno degli equilibri di Yalta, gli Usa hanno acquisito una sempre maggiore influenza sia stabilendo proprie basi militari attraverso l’entrata degli stessi paesi nella Nato, sia sfruttando l’intervento militare in Irak che ha permesso loro di dividere la “Vecchia” dalla “Nuova Europa”.
Sul fronte di classe, resta il fatto che gli imperialismi occidentali hanno acquisito il diritto di sfruttare “in loco” e a basso costo la forza lavoro di quei paesi, mettendola in diretta concorrenza con i lavoratori occidentali.
Si fa più urgente per i lavoratori la necessità di superare l’ottica nazionale e collegarsi internazionalmente per non farsi utilizzare gli uni contro gli altri.


Nell’epoca dell’imperialismo, scrive Lenin nel 1917, l’esportazione di capitali tende ad aumentare d’importanza in confronto a quella delle merci.
Gli investimenti sono il risultato dell’azione e delle decisioni delle imprese e dei grandi gruppi, tuttavia una presenza non sporadica e consistente di capitale estero in un paese presuppone garanzie e accordi bilaterali tra governi, che nel caso dell’Est Europa si sono moltiplicati per tutti gli anni ‘90.
Considerando i paesi dell’Europa centrale e orientale nei quali gli investimenti esteri superano i 5 miliardi di dollari, si può notare che i capitali dei paesi della vecchia aggregazione a 15 dell’Unione sono preponderanti ovunque, oscillando dal 64% della Romania all’85% della Repubblica Ceca.
I diversi pesi degli investimenti sono indicatori di una sfera di influenza più che i flussi commerciali. Questi pesi sono distribuiti in maniera non uniforme.
Si evidenziano alcune zone con netta prevalenza di capitali tedeschi: occupano una parte importante nella piccola ma dinamica Repubblica Ceca (dopo l’Olanda), in Ungheria e in Slovacchia, mentre l’Austria aggiunge un forte peso al capitale tedesco in Croazia, Slovenia e Bulgaria. I paesi nordici come Svezia e Finlandia confermano la storica vocazione a proiettarsi verso i paesi baltici.
Nei rapporti reali fra gli Stati non esiste però una relazione meccanica tra investimenti di capitale e influenza politica.
Un caso significativo è quello della Polonia che si bilancia tra i paesi dell’UE, la Russia e gli USA.

Se diamo uno sguardo agli investimenti diretti in Polonia, che superano il milione di $, degli 80,6 miliardi di $ accumulati a fine 2004 il 74,1% proviene dalla UE. Dal 2000 in poi il primo investitore in assoluto risulta essere la Francia, che a fine 2004 raggiunge i 16 miliardi di $, davanti a Olanda (11,3 MD), Stati Uniti (8,6MD) e Germania (8,4MD). La Germania, come abbiamo già visto, (vedi «pagine marxiste» n°5, novembre 2004) ha però un peso ben più elevato nei rapporti commerciali: si può ipotizzare una precisa linea politica del governo polacco che ha preferito avvantaggiare in occasione delle privatizzazioni le acquisizioni da parte francese o di altri concorrenti, in coerenza con la storica esigenza polacca di impedire una preponderanza tedesca nel controllo delle imprese 1. Alla stessa logica rispondono le scelte politiche filo-atlantiche della Polonia sia rispetto alle forniture militari e ai programmi di difesa, che nella scelta di campo durante la recente guerra in Irak.
La scelta polacca di dotarsi di velivoli militari americani F-16 nel 2000 anziché dei Mirage 2000-5 francesi o dei Gripen anglo-svedesi; l’adesione polacca alla “lettera degli otto” (che nella primavera del 2003 esprimeva solidarietà all’intervento statunitense in Irak), e la sua partecipazione all’occupazione dell’Irak con l’invio di 2.500 soldati (la quarta forza della coalizione dopo Usa, Gran Bretagna e Italia) sono certamente un risultato dell’azione statunitense per crearsi una sfera d’influenza che bilanci la Germania in Europa orientale. Allo stesso tempo rappresentano anche la ricerca da parte polacca di un canale preferenziale con gli USA, a conferma della volontà di evitare di cadere sotto una schiacciante egemonia tedesca dopo essere sfuggita a quella russa.
La proiezione tedesca nell’est Europa

Con lo schiudersi completamente delle porte orientali, direttrice che tanta parte ha avuto nella determinazione dei suoi caratteri storici, l’imperialismo tedesco ha avuto modo di cimentarsi in una contesa in cui la sua influenza e il suo peso ad oriente sono andati aumentando molto più rapidamente che a occidente. Ciò è il risultato sia della forza della sua consistente componente manifatturiera, basata sui mille fili di intreccio con il sistema bancario, sia dei vincoli posti alla sua espansione ad ovest da parte delle borghesie occidentali nel tentativo di tutelare i loro settori strategici. In generale l’Austria ha agito come seconda base d’appoggio per lo sviluppo di questa direttrice.
Si possono individuare quei gruppi e frazioni che più di altri hanno portato avanti questa direttrice di sviluppo.
Nel settore automobilistico, l’assorbimento nel 1991 della casa automobilistica ceca Skoda da parte della Volkswagen ha dato il via a un boom di insediamenti in tutto l’Est Europa che raggiunge oggi un ammontare di 7 miliardi di euro di investimento. Oggi un quinto delle automobili prodotte dalla casa tedesca all’estero sono concentrate in Polonia, Ungheria, Cekia e Slovacchia ed è in programma in questi paesi un aumento della capacità produttiva che dovrebbe portare la produzione entro il 2006 a 2,6 milioni di autoveicoli, pari al 50% di quella della Germania. Molto forte è anche l’emigrazione produttiva del settore della componentistica per auto tedesca, che ha collocato in Europa centrale e orientale 500 stabilimenti di produzione, su 1300.
Il gruppo Man ha trasferito tutta la produzione di cavi dall’alta Baviera nel sud della Polonia, a Starachowice.
Con investimenti per un miliardo di euro, Metro è divenuto oggi il maggior gruppo commerciale in Est-Europa, con 133 filiali. In Polonia è il secondo maggior datore di lavoro del paese.
In occasione delle privatizzazioni, i giganti dell’energia tedeschi Eon e Rwe hanno acquisito gli ex monopoli del gas e dell’elettricità. La sola Rwe, come la Volkswagen, ha investito quasi 7 miliardi di euro. Un buon 10% dei risultati del gruppo proviene oggi dall’Est. Inoltre, con un esborso di 4,1 miliardi di euro, si è aggiudicata la compagnia del gas ceca Transgas, che rappresenta uno dei due canali primari per il gas russo verso l'Europa continentale. La Eon, il maggiore fornitore di energia tedesco, dopo la recente acquisizione del settore gas del gruppo ungherese Mol (con un esborso di 2,1 mld di €) conta ora di destinare all’area dell’Europa centro-orientale per il prossimo triennio il 36% di tutti i suoi investimenti.
La Hypo-Vereinsbank (Hvb) tramite acquisizioni ha costruito la maggiore rete bancaria della regione con un patrimonio di oltre 20 miliardi di euro e 18.000 dipendenti. In Polonia è il terzo maggiore istituto bancario. Quasi 1/3 dei profitti del gruppo proviene già oggi da questi paesi.
Nel settore delle telecomunicazioni la Deutsche Telekom è anch’essa impegnata con capitali miliardari, ma sono soprattutto le compagnie francesi che grazie alle acquisizioni in Polonia da parte di France Telecom e Vivendi tengono testa in questo comparto.
I tedeschi si introducono soprattutto nella costruzione di infrastrutture. Siemens-meccanica costruisce e modernizza ferrovie ad alta velocità e reti telefoniche: 28.000 sono gli occupati del gruppo in centro ed est Europa.
Ferdinand Dudenhöffer, direttore dell’Istituto di previsione B&D-Forecast, fa notare che mentre in Germania Ovest il salario orario, compresi i costi aggiuntivi, è di €28,50, nella Germania Est è di €16,50, in Polonia di €5,40, Slovacchia €3,30, Romania €1,70.

Ciò non vuol dire che questo fa della Polonia una pedina americana. Essa è una piccola potenza che intende giocare in più direzioni, tutelando la propria autonomia e cercando le alleanze più vantaggiose. Lo dimostra anche la decisione di ritirare le truppe dall’Iraq entro la fine di quest’anno. Dopo un primo schieramento atlantista vi è stato un tentativo di maggiore bilanciamento dovuto anche ai scarsi ritorni della propria presenza: le impreviste difficoltà della missione (inclusi 17 militari uccisi); la delusione per il ruolo marginale ottenuto nella spartizione degli appalti della ricostruzione irachena; l’irritazione per la mancata apertura delle frontiere USA agli immigrati polacchi e infine un primo influsso positivo dei contributi UE sull’economia polacca 2.
Del resto altri paesi della “nuova Europa” hanno già ritirato le truppe dall’Irak (Ungheria) o intendono farlo (Ucraina e Bulgaria); dei circa 5200 soldati forniti dalle nazioni dell’est europeo all’occupazione irachena, più di tre quarti lasciano o lasceranno entro l’anno il territorio iracheno: un dato che pare indicare un riflusso dell’influenza politica americana anche se non si può ancora dire se queste oscillazioni siano l’inizio di una svolta o no.
Nella crisi ucraina il governo di Varsavia si è distinto per il suo attivismo diplomatico contro i brogli organizzati dal governo di Yanukovic (il presidente polacco Kwasniewski ha condotto personalmente un tentativo di mediazione fra i due avversari, l’ex presidente Walesa ha manifestato in piazza insieme ai sostenitori del candidato dell’opposizione Yushchenko). Si è inoltre espressa a favore di un rapido ingresso dell’Ucraina nella UE, perché ha interesse sia a rafforzare i rapporti economici con l’Ucraina, che a rafforzare il polo orientale nella UE, e a contenere la pressione russa. La Francia ha invece espresso contrarietà all’ingresso dell’Ucraina nella UE, e la stessa Germania è estremamente cauta, per evitare di compromettere i rapporti con la Russia.
Con l’ingresso nel maggio dello scorso anno nell’Unione Europea del cerchio di paesi ex appartenenti alla sfera russa, i nuovi Stati hanno accettato di entrare in un blocco commerciale, ma non in un blocco politico centralizzato.



NOTE

1. Ad avvelenare il clima nei rapporti bilaterali vi sono poi i non ancora sanati contrasti sorti all’indomani della Seconda Guerra mondiale. A fronte della richiesta polacca di risarcimenti di guerra per l’occupazione hitleriana, si contrappone la richiesta tedesca di indennizzo dei beni espropriati dai polacchi dopo la fuga obbligata di 17 milioni di tedeschi dai territori ceduti alla Polonia con gli accordi di Postdam.
2. Nel 2004 la Polonia ha ricevuto dalla UE 1,87 MD di € in sussidi per l’agricoltura




D.P.

Pubblicato su: 2005-11-27 (1540 letture)

[ Indietro ]

 


You can syndicate our news using the file backend.php

   Get Firefox!