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N°0 Pagine Marxiste - novembre 2003
Mito e realtà del ciclo politico europeo


La fine dell’assetto di Yalta non poteva che sprigionare un processo di profonda ridefinizione dei rapporti tra le potenze imperialistiche. Queste trasformazioni, le lotte che le hanno accompagnate, si sono ammantate e si ammantano di rappresentazioni ideologiche, ma il compito dell’analisi marxista è quello di indicare, sulla scorta dei fatti verificati, i nodi reali della contesa imperialistica, l’azione effettiva degli imperialismi e i suoi risultati riscontrabili.
In questo modo possono essere poste le basi per un’azione politica autonoma della classe lavoratrice.
A conferma dell’interpretazione data da Cervetto degli accordi di Yalta, sostanziatisi in gran parte nella concessione all’Unione Sovietica di una sovraestesa sfera di influenza per tenere a freno la Germania, il loro esaurirsi ha generato le maggiori tensioni nell’Europa orientale e balcanica e attorno al nuovo ruolo che andava assumendo la Germania. La ridefinizione dei rapporti tra gli imperialismi in Europa ha conosciuto una fase acuta in un arco temporale che possiamo definire come il ciclo politico europeo, i cui due estremi sono costituiti dalla riunificazione tedesca e dalla crisi irachena.
Isolare in questo modo una determinata fase storica è un’operazione inevitabilmente arbitraria, ma non priva di una sua logica e di significato politico.
Processi sociali, azioni politiche sono infatti suscettibili di valutazione e consuntivo solo se collocati in un arco temporale che sia delimitato da eventi significativi e probanti. Per contro, ogni possibilità di esprimere una valutazione su processi e avvenimenti svanisce se si assume come orizzonte temporale una prospettiva indefinita. Il giudizio politico sull’azione di uomini, Stati e classi diventa impossibile se questa azione è considerata sempre parte di un illimitato divenire, nella cui estensione infinita ogni azione e ogni processo risultano ingiudicabili perché di fatto mai conclusi. Nel corso del ciclo politico europeo, la Germania è riuscita a fare accettare a tutti i principali interlocutori e concorrenti imperialistici la propria riunificazione, impegnandosi in una ridefinizione dei rapporti soprattutto con la Francia e gli Stati Uniti.
La revisione del legame con la Francia ha attraversato momenti di tensione e di serrato confronto. Questi momenti di tensione, divenuti evidenti con i travagliati negoziati del vertice di Nizza, si sono espressi anche con la disponibilità di Berlino a indirizzare i propri sforzi diplomatici in direzione della Gran Bretagna e con la campagna che la Francia ha condotto in prima battuta contro l’Austria, impugnando, però, temi oggettivamente antitedeschi come la lotta al riemergere di correnti politiche di matrice nazista.
Nel prosieguo del ciclo politico europeo e nel quadro di una costruzione comunitaria che proprio in questa fase ha conosciuto un notevole sviluppo, la Germania ha finito per ottenere la reimpostazione del tradizionale asse renano sulla base di mutati rapporti di forza. L’azione politica con cui, successivamente, la Germania ha accelerato la ridefinizione dei rapporti con gli Stati Uniti è, al contempo, rivelatrice dei mutamenti che Berlino è riuscita ad imporre e dei limiti della sua forza nel confronto imperialistico.
La rivendicazione di autonomia avanzata dal Governo Schroeder rispetto alla politica statunitense sull’Irak, rivendicazione a cui è stato conferito il risalto di una campagna elettorale nazionale, ha sancito il rinnovato asse renano.
Questo nucleo europeo si è mostrato sufficientemente saldo da reggere alle pressioni statunitensi, saldezza derivante proprio dall’accettazione da parte francese del mutamento avvenuto nei rapporti con la Germania, ma nonsufficientemente forte da attrarre un più vasto raggruppamento di Paesi europei attorno ad una linea di opposizione alla politica statunitense. Il risultato è stato un sostanziale isolamento dell’asse renano, la conferma di profonde divisioni in Europa, con la possibilità per gli Stati Uniti di fare leva su di esse.
Tutto ciò ha favorito la tendenza al ridimensionamento del quadro comunitario come ambito in cui procedere nei tentativi di coordinare e integrare le politiche dei principali imperialismi europei.
La costruzione comunitaria sta oggi lasciando sempre più spazio ad iniziative ristrette, bilaterali o comunque al di fuori della cornice comunitaria.
Istituzioni, ambiti comunitari si sono rivelati in una certa misura funzionali al processo di ridefinizione degli assetti imperialistici europei, che ha potuto così svolgersi in maniera relativamente regolamentata, risultato non irrilevante, vista la portata dei cambiamenti in questione e la gravità dei conflitti che avrebbero potuto innescare.
Tuttavia, l’impiego e la rilevanza di questi ambiti comunitari sono e saranno condizionati dall’evoluzione dei rapporti tra imperialismi.
Le interpretazioni ideologiche sorte o rafforzatesi durante il ciclo politico europeo hanno scorto nell’azione degli imperialismi europei un procedere verso l’unità politica del continente e nelle istituzioni comunitarie le componenti di una nascente entità statale europea. Questa interpretazione può anche essere stata suffragata dalle più sincere convinzioni di autorevoli protagonisti politici del ciclo europeo, ma la constatazione degli esiti, fin qui raggiunti, di questo ciclo ne indica il contenuto effettivo nel processo di ridefinizione dei rapporti tra Stati imperialistici entro la cornice comunitaria.
Un primo bilancio permette, quindi, di individuare i fondamentali risultati del ciclo europeo: sostanziale ridefinizione dei rapporti europei ruotanti attorno alla Germania, istituzione di una moneta unica come pegno tedesco per la riunificazione e spartizione delle spoglie dell’impero sovietico.
Questo bilancio è stato in gran parte reso possibile dalla crisi irachena e dalle sue conseguenze in Europa. Ancora una volta è stato confermato il giudizio di Trotsky sulla guerra che, “come la rivoluzione, si distingue perché spazza via con un sol colpo le formule vuote e mette a nudo la realtà”. Le ideologie dell’unità europea hanno dovuto cedere il passo all’azione concreta degli imperialismi europei, con le loro alleanze e le loro divergenze. La borghesia italiana, pur rimanendo parte di una consolidata rete di relazioni europee, ha dimostrato di perseguire ancora i propri interessi, impostando una propria politica e dandone attuazione con gli organi del proprio Stato. Di fronte all’azione dell’imperialismo italiano suona più che mai attuale il richiamo internazionalista a contrastare innanzitutto il nemico in casa nostra, e il nemico in casa nostra è ancora l’imperialismo italiano.






M.I.

Pubblicato su: 2004-11-11 (1918 letture)

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