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N°7 Pagine Marxiste - Marzo-Aprile 2005
SESSANT’ANNI FA L’OMICIDIO DEL COMPAGNO FAUSTO ATTI


Nella notte del 27 marzo 1945, a Trebbo di Reno, località a nord di Bologna, un gruppo di partigiani armati si introdusse nell’abitazione di Fausto Atti che giaceva infermo nel proprio letto, uccidendolo. Nato nel 1900, comunista dal '21, perseguitato dai fascisti, Atti si rifugiò in Francia, dove nel 1927, assieme ad altri militanti del Partito Comunista d’Italia, aderì alla Frazione di Sinistra costituitasi a Pantin, presso Parigi. Espulso dalla Francia, si trasferì a Bruxelles; arrestato dai nazisti nel 1940, venne deportato in Germania, estradato in Italia e condannato al confino (Ventotene). Dopo l’8 settembre 1943 venne liberato, e da subito militò nel Partito Comunista Internazionalista. Quando il Partito decise di propagandare la propria linea politica tra le bande partigiane, Atti fu uno dei militanti che intrapresero questa rischiosa missione, che pagò con la vita. Onorato Damen, al convegno di Torino del dicembre ‘45, citò Fausto Atti assieme Mario Acquaviva (ucciso dagli stalinisti nel luglio ’45, di cui parleremo nel prossimo numero), come simbolo “di quell’odio di classe che il centrismo scatena contro la classe operaia”. La sua azione ed il suo sacrificio vivono nella lotta odierna per la costruzione del Partito. Questo è il modo migliore per ricordare, a sessant’anni di distanza, il compagno Fausto Atti, vittima dello stalinismo.






Pubblicato su: 2005-09-08 (1907 letture)

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