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N47 Pagine Marxiste - Giugno 2019
Milano. La guerra ai poveri di Aler

 


 “Dalla guerra alla povertà, alla guerra ai poveri”. Un terreno dove questa affermazione dell’ex magistrato Livio Pepino, di cui riferiamo in altro articolo, è più vera che mai è quello delle abitazioni. Nell’ultimo anno lo Stato vi è intervenuto pesantemente anche a Milano, non per costruire case per garantire un tetto a chi non può permettersi di pagare un affitto sempre più esoso, non per assegnare loro le migliaia di abitazioni disponibili, ma per cacciare chi per bisogno ha occupato case vuote, per garantire alla “proprietà”, anche quella pubblica, di poterle continuare a tenere vuote. 

La nuova legge Regionale della Lombardia riesce a esser peggiore di tutte quelle passate messe insieme, infatti è l’unica che non ha un articolo sulla possibilità di regolarizzare gli occupanti per giustificato motivo.
Inoltre l’ultimo decreto sicurezza ha ulteriormente inasprito le sanzioni per le occupazioni, portando all’arresto per chi organizza il fatto e ad una pena pecuniaria impossibile per chi non ha niente ed è costretto ad occupare. A Milano sono stati messi agli arresti domiciliari per diversi mesi 9 attivisti del comitato abitanti del Giambellino, ora sotto processo.
Operazioni militari al servizio della speculazione
Per parlare di sgomberi: forse sono fatti già conosciuti, ma come viene organizzato uno sgombero? Aler si rivolge al prefetto, oggi ha un tavolo di crisi con il prefetto, il questore, il comandante dei vigili, la Digos e un generale dei carabinieri; questo tavolo decide gli sgomberi, con gli interventi della forza pubblica, come una vera operazione militare. Anche in pieno inverno, con la pioggia,  capita che passando per una strada sembra di essere in una zona di guerra, con cinque o sei blindati che bloccano la via, decine e decine di poliziotti o carabinieri in tenuta antisommossa, ambulanze, a volte pompieri, e tutto per sgomberare donne incinte o con bambini piccoli, che dovrebbero essere tutelati, e non si dà loro, come prevedrebbe la logica e il buon senso e anche il regolamento comunale, una sistemazione, anche provvisoria, ma la sola strada come alternativa.
Dopo lo sgombero fanno intervenire agenzie private che rendono inabitabile l’appartamento, divelgono i sanitari, strappano l’impianto elettrico, danneggiano il pavimento e i muri. Quindi installano un allarme collegato ad un’agenzia di vigilanza privata, per controllare e intervenire rapidamente in caso di nuova occupazione.
Per non parlare dei costi : sistemare un appartamento e assegnarlo a chi ne ha bisogno, costa circa 15.000€ (ovviamente i costi salgono per riparare la devastazione fatta). Uno sgombero costa circa 10.000€ per la sola società che fornisce le persone per sfondare le porte e portar via tutto dalle case, compreso quanto sparirà nel trasloco, oltre al costo di indennità di missione e straordinari di quaranta/cinquanta poliziotti o carabinieri che effettuano lo sgombero; ne sono stati contati addirittura sessanta per sgomberare una signora disabile. Cioè: il costo di uno sgombero per poi lasciare l’appartamento vuoto e rotto è dello stesso ordine di grandezza del costo per rinnovare l’appartamento e assegnarlo a chi ne ha bisogno (anche gli stessi occupanti), parte del quale potrebbe essere addirittura coperto dall’assegnatario con l’autorecupero, e garantirebbe il pagamento di un affitto ad Aler. Gli sfratti sono quindi mossi da interessi speculativi, con uso della forza pubblica e di denaro pubblico al servizio di questi interessi.
A gestire gli sgomberi e quindi a prendersi un bel po’ di soldi, sono spesso società legate a ex assessori e ex vicesindaci.
E anche la vita di chi è vittima di morosità incolpevole, per la perdita del lavoro o una diminuita retribuzione, non è facile: continue minacce di sfratto, ricorsi ad intimidazioni anche mafiose, “ti cacciamo di casa”, “ti portiamo via i bambini”, “sei una madre/padre di m…”.
Non sarebbe meglio se andassero ad arrestare spacciatori di morte e delinquenti veri invece che cacciar da casa persone innocenti? Nel 2018 ci sono stati circa 620 sgomberi a Milano, un numero impressionante pensando che un buon numero delle persone sgomberate è privata della residenza e dei diritti connessi compresa l’assistenza sanitaria.
Aler tiene moltissimi appartamenti chiusi, circa 9500, perché? Una casa vuota “decade”, invita a nuove occupazioni, fa calare il valore catastale della zona. Ma proprio per questo la può rendere più appetibile per le speculazioni edilizie.
Oppure Aler lascia le case vuote per svuotare interi stabili e poi venderli, o ristrutturarli per farne case da affittare a prezzi di mercato, sottraendole a chi ne ha realmente bisogno. Solo un 20% delle nuove assegnazioni è riservato a chi ha un ISEE basso.
La zona Corvetto, ormai a pochi minuti dal Duomo, ultimamente è interessata da massicci investimenti immobiliari, sedi di multinazionali nel settore assicurativo, della ricerca e delle telecomunicazioni.
Una montagna di debiti per speculazioni fallimentari e rapporti clientelari
Aler giustifica la sua politica antisociale con il proprio indebitamento. Ma da cosa derivano i debiti di Aler?
Aler continua a dichiarare che il suo deficit mostruoso, oltre un miliardo di euro, è dovuto semplicemente alle morosità e agli occupanti che non pagano niente, ma se guardiamo dentro questo carrozzone troviamo dell’altro.
Nel 2005 Aler fonda Asset con il fine di riqualificare palazzi e rivenderli, acquistare aree edificabili per costruire e ovviamente vendere. Asset è amministrata dagli stessi alti dirigenti Aler: gli ex presidenti Loris Zaffra e Luciano Niero e il potentissimo avvocato Domenico Ippolito, l’unico ad esser uscito indenne dalle inchieste giudiziarie, benché in quel periodo fosse direttore generale di Aler, di Asset e consulente di Aler! Ancor oggi è dirigente e capo dell’ufficio legale dell’Azienda Lombarda Edilizia Popolare.
In otto anni di attività Aler ha perso oltre 80 milioni di euro, ha investito inizialmente in Libia, formalmente per acquistare case, in realtà ha ristrutturato edifici di proprietà di Gheddafi.
Finita la campagna libica con perdite di oltre 10 milioni di euro, Asset comincia ad investire nell’acquisto di appartamenti a Pieve Emanuele, ottenendo mutui per 32 milioni di euro, e successivamente a Garbagnate Milanese per cui ne ottiene altri 30 milioni, sempre con la garanzia di Aler e della Regione, soprattutto dell’allora assessore alle case Zambeletti.
In tutto Asset vende cinque appartamenti ai privati, l’unico grande acquisto lo fa Aler, comprando 75 appartamenti a Garbagnate, pagati al prezzo di vendita ai privati: 1300€ al metro quadrato.
A fine 2011 Asset compra, sempre a Garbagnate, un terreno edificabile ottenendo un mutuo di 7,5 milioni. Nel 2012 cambia la giunta comunale che decide di modificare la destinazione d’uso di quell’area, da edificabile ad agricola, con l’ennesima “beffa” per Asset, che viene liquidata nel 2013; Aler se ne accolla tutti i debiti.
In quegli anni (2005-2011) Aler contrae altri debiti, in particolare quello superiore ai 6 milioni di euro per consulenze, spesso pagate ai suoi stessi dirigenti.
Queste sono le vere e principali cause dei debiti Aler, che rifiutando la regolarizzazione degli occupanti rifiuta anche di incassare gli affitti che questi sarebbero disposti a versare in base alle proprie condizioni economiche. Con il risultato anche di contrapporre inquilini regolari e occupanti.
 
Svendita alle banche
In tempi recenti, da settembre a dicembre 2018, per far fronte al debito, Aler ottiene dalle banche e soprattutto da Intesa San Paolo, un prestito gigantesco, anche se non si conoscono le cifre precise, dando in garanzia circa 1800 appartamenti di edilizia popolare, in pratica interi quartieri come Corvetto e in parte San Siro e Giambellino, che di fatto ormai appartengono alle banche, perché Aler non riuscirà mai a restituire il prestito concesso visto che il suo debito continua a crescere.
L’ultima legge Regionale ha di fatto messo fuori gioco Aler, affidando la gestione ai privati, ma al momento non è ancora stata attuata, benché sia ormai un’azienda in fase di liquidazione: entrare nei suoi uffici principali è desolante, scrivanie vuote, pochissimi addetti, i già notevoli ritardi negli interventi di manutenzione del passato sono aumentati a dismisura, anni solo per cambiare una serratura o riparare la perdita di una tubazione.
Gli unici interventi veloci sono contro le occupazioni, mentre per ottenere un alloggio popolare ci vogliono numerosi anni.
È così che un patrimonio immobiliare costruito con i soldi dei lavoratori (case GESCAL) per i lavoratori diviene in gran parte patrimonio privato di banche e speculatori.
Venuta meno la “casa sociale” occorre unire la lotta per la casa, per chi non può permettersi di pagare un affitto di mercato, alla lotta per un salario medio garantito, che permetta a tutti di coprire il costo di un’abitazione decente.



 




Pubblicato su: 2019-06-24 (21 letture)

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