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N°47 Pagine Marxiste - Giugno 2019
La “Sicurezza” dello sfruttamento razzista

 


Il “Decreto Sicurezza” del ministro dell’Interno Salvini, varato dal governo il 4 ottobre (quindi votato anche dai Cinquestelle) e promulgato in legge con modifiche il 1 dicembre 2018 (quindi sottoscritto anche dal Presidente Mattarella), va visto su due piani distinti: sul piano psicologico e ideologico, e sul piano del dispositivo repressivo nei confronti degli immigrati e delle lotte sociali.

Sul piano psicologico e ideologico Salvini intende far leva sul senso di insicurezza diffuso tra la gente, amplificato dai mass media che sbattono in prima pagina fatti di cronaca nera specie se vi sono implicati degli immigrati, quindi “diversi” da additare come “loro” contrapposti a “noi”, italiani e per bene, fornendo la rassicurazione che saranno messi al “loro posto”: acchiappati e deportati o incarcerati. 
Mira a far passare l’equazione immigrato=clandestino =delinquente/terrorista, a scavare più profondo il solco tra proletari italiani e immigrati, solco già tracciato dalla diversità delle lingue usanze religioni che li raggruppano in comunità distinte e spesso separate, istituzionalizzato dalle leggi dei governi di centro-sinistra e destra (dalla Turco-Napolitano alla Bossi-Fini al decreto Minniti), approfondito dalla concorrenza sul mercato del lavoro e del welfare (es. le case popolari), ma anche praticato dalle imprese con le cooperative con gli immigrati nei subappalti a prezzi e salari scontati dentro la stessa azienda: un apartheid eretto a sistema.
L’obiettivo è duplice: dividere i proletari per impedire il generalizzarsi di un fronte comune italiani-immigrati contro i padroni, italiani o stranieri (realizzato nella logistica, dove tuttavia in minoranza sono gli italiani); e “nazionalizzare” i proletari italiani, far loro dimenticare di far parte della classe sfruttata, farli sentire parte degli eletti (“prima gli italiani”) insieme ai borghesi grandi e piccoli che parlano la stessa lingua se non anche il dialetto, e perfino sul luogo dello sfruttamento rinunciare alla lotta con una strizzatina d’occhio perché sotto sotto, più gli “stranieri” sono sfruttati e malpagati, più briciole i padroni potranno lasciar cadere sulla loro tavola. 
Sul piano operativo-repressivo il decreto Salvini opera un’ulteriore stretta di vite rispetto a tutti i “decreti sicurezza” varati dai precedenti governi (dal Pacchetto Sicurezza del 2009 che criminalizzava i senza permesso di soggiorno al Decreto Minniti che ha generalizzato i DASPO e organizzato le deportazioni in Libia), contro gli immigrati e contro le lotte sociali. Queste misure si inseriscono all’interno di un generale inasprimento della repressione delle lotte sociali e sindacali negli ultimi 20 anni (vedi articolo che segue).
Va fatta notare l’assoluta pretestuosità della forsennata agitazione salviniana, rilanciata giorno per giorno dai media, sull’urgenza di decreti per arginare la criminalità, costruita con la strumentalizzazione di singoli episodi opportunamente messi sotto i riflettori dei media, che ad arte creano l’equazione immigrati = criminalità. Come risulta dalla tabella che pubblichiamo, è da un decennio circa che i delitti denunciati in Italia sono in calo, per quasi tutte le tipologie, e ciò nonostante il forte aumento degli immigrati. 
Facciamo di seguito una sintesi delle misure repressive del Decreto Salvini, analizzate e denunciate in diverse iniziative pubbliche (a Milano tra le altre un’iniziativa del NAGA del 28 ottobre  e un convegno organizzato dalla CUB il 24 novembre, con relatori l’avv. Eugenio Losco e Pietro Basso). Sul piano della mobilitazione di massa ricordiamo la manifestazione indetta dal SI Cobas a Roma il 27 ottobre 2008, seguita l’11 novembre da un’altra indetta da decine di organizzazioni diverse, e da altre iniziative in varie città. È mancata tuttavia una risposta unitaria dei sindacati conflittuali.
I provvedimenti del decreto sono divisi in due capitoli: contro gli immigrati e contro le lotte sociali.
 
Contro gli immigrati:
Abolizione permesso di soggiorno per motivi umanitari. Sono presi in considerazione solo casi specifici. Il risultato sarà un forte aumento delle persone senza permesso, ossia dei “clandestini”, anche perché l’eliminazione avviene non solo per i nuovi richiedenti, ma anche per chi aveva ottenuto quel permesso e per le circa 300 mila richieste ancora da esaminare. Nel 2017 e 2018, rispettivamente solo il 17%  e il 12% dei richiedenti asilo hanno ottenuto lo status di rifugiato o la “protezione sussidiaria” , contro il 25% e il 21% cui è stata concessa la “protezione umanitaria” (mentre il 52% e il 59% hanno visto la domanda respinta e dei rimanenti la maggioranza è risultata irreperibile). Abolendo la protezione umanitaria saranno respinte quasi nove su 10 domande di asilo, quindi la gran parte dei richiedenti rimarrà “clandestinamente” in Italia. 
I “500 mila rimpatri” ai quali Salvini “si era messo a lavorare” (in realtà solo a strombazzare) “il giorno dopo” la nomina a ministro degli Interni erano una bufala fin dall’inizio, utile solo ad acchiappare voti. Dopo i 6.500 del 2017 (Minniti all’Interno), nel 2018 con Salvini i rimpatri sono addirittura diminuiti a 5 mila, metà forzati e metà volontari con incentivo. Né lo stanziamento di 0,5 e poi 1,5 milioni aggiuntivi del decreto sicurezza per i rimpatri cambierà le cose, perché potrà al massimo aumentarne il numero di 200 o 300 l’anno.
Salvini incapace? No, il vero obiettivo di Salvini, cui mira anche il Decreto Sicurezza, è quello di garantire la permanenza di una sacca di 500-600 mila immigrati senza permesso nonostante si sia prosciugato il flusso degli sbarchi, per avere una massa di forza lavoro ricattabile senza diritti disposta a lavorare a qualsiasi condizione per la piccola e media borghesia senza scrupoli (che vota Lega), salvo poi denunciare questi “clandestini” perché abbassano i salari degli “italiani”. Non è con il gioco delle tre tavolette (i 500 mila clandestini strombazzati fino alle elezioni si sarebbero improvvisamente sgonfiati a 90 mila!) che Salvini può nascondere il suo vero obiettivo.
Un’altra misura grave del decreto è il raddoppio da 90 a 180 giorni della detenzione nei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), in condizioni peggiori che in carcere; questa misura serve a terrorizzare gli immigrati irregolari, e anche quelli regolari che rischiano la perdita del permesso quando perdono il lavoro;
Tutta una serie di clausole inoltre permettono la non concessione o revoca della protezione internazionale, del permesso di soggiorno o della stessa cittadinanza a fronte di reati di varia natura, o di un semplice rientro momentaneo nel paese di provenienza, con riduzione delle garanzie difensive, e il peggioramento delle condizioni di vita nei “centri di assistenza straordinaria” che succedono agli SPRAR per circa 130 mila richiedenti asilo.
Il secondo Titolo del Decreto mescola misure varie contro la criminalità con quelle contro le lotte sociali. Ci limitiamo a queste ultime:
Ri-criminalizzazione del blocco stradale con uso di oggetti (es. barricate), punito con pena da 1 a 6 anni, fino a 12 per gli organizzatori; per il blocco con il proprio corpo, criminalizzato nella prima versione, il fenomeno dei gilet jaune francesi ha indotto il governo a più miti consigli per non dover riempire le carceri, e ha preferito multe da 1.000 a 4.000 euro per chi partecipa. Ora la distinzione tra blocco stradale, picchetto di sciopero, manifestazione (non autorizzata) è molto sottile e a discrezione del giudice, per cui la norma può essere usata contro coloro che esercitano il diritto di sciopero o di manifestazione. Non a caso un provvedimento in questo senso era stato chiesto a giugno dal presidente della Confetra (l’associazione padronale degli autotrasportatori) Nereo Marcucci contro gli scioperi e picchetti nel settore della logistica.
Sono inoltre inasprite le pene per l’occupazione di case, con reclusione da 2 a 4 anni e multe da 206 a 2064 euro per “promotori e organizzatori”.
Sono inoltre estesi i casi di applicazione del divieto di accesso a determinate aree urbane, mentre già da tempo i questori usano a propria discrezione il foglio di via da un determinato comune, soprattutto nei confronti di partecipanti a picchetti di sciopero, e manifestazioni di protesta di iscritti al SI Cobas in numerose località (a partire dal foglio di via da Piacenza contro il suo coordinatore nazionale Aldo Milani del 2013, fino al foglio di via da Roma nell’aprile scorso contro i licenziati Fca di Pomigliano per avere manifestato su un tetto in prossimità del Ministero dell’Economia).
Viene infine introdotto l’uso del taser da parte dei vigili urbani (che può avere gravi conseguenze, anche mortali, su soggetti cardiopatici) nei capoluoghi.
Dopo il rafforzamento della Lega nelle elezioni europee, Salvini vorrà imporre anche il suo Decreto Sicurezza bis, con il quale chiede le mani libere nell’azione anti-migranti. Salvo successive modifiche esso prevede:
La sanzione da 10.000 a 50.000 euro per chi salva in mare e fa sbarcare migranti; sequestro della nave se gli sbarcati sono più di 100. Meglio lasciarli annegare…
Poteri al ministro dell’Interno di vietare transito o sosta di navi in acque territoriali;
Stanziamento di 0,5, 1 e 1,5 milioni nel 2019-21 per utilizzo di agenti stranieri per il contrasto dell’immigrazione clandestina;
Altri 2 milioni l’anno a paesi extra-UE per il rimpatrio di immigrati irregolari;
Reclusione da 1 a 4 anni per chi, nel corso di pubbliche manifestazioni, lancia o usa “razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile …, ovvero bastoni, mazze, oggetti contundenti o, comunque, atti a offendere”;
Aumento pena da 3 a 5 anni per danneggiamento nel corso di pubbliche manifestazioni;
Aumento di 500 militari rispetto a quanto già disposto per l’Universiade di Napoli 2019 (ovviamente Salvini non ha apprezzato l’accoglienza preparatagli dai giovani napoletani, che l’hanno indotto a disertare il comizio elettorale a Napoli);
Estensione dell’uso del Daspo contro gli ultrà sportivi.
Ancora falso “allarme invasione”, porti chiusi e cattivismo (la multa ai salvatori), repressione militare di ogni forma di dissenso e carcere per un fumogeno. 
La formula salviniana razzismo + legge e ordine ha pagato in termini elettorali nella misura in cui ha coinvolto non solo i padroncini che si arricchiscono con la rendita razzista, ma anche i loro dipendenti italiani delle province del Nord, illusi di poter mantenere le conquiste di decenni di lotte come privilegi rispetto agli immigrati mentre le stanno perdendo una a una. Solo la lotta unita tra lavoratori italiani e immigrati, che vada oltre i settori dove si è finora manifestata, può difendere e migliorare le condizioni, nella prospettiva del superamento del capitalismo e della dittatura del capitale.


La favola metropolitana dell’emergenza criminalità
Non è Salvini che ha fatto diminuire i delitti: il loro calo, soprattutto quelli di carattere violento, è in corso da una decina d’anni almeno.
Non sono gli immigrati a provocare un aumento della criminalità, che è diminuita proprio mentre gli immigrati aumentavano da circa 3,6 milioni del 2008 ai circa 6 milioni attuali. 
 
Questi i dati disponibili più recenti, di fonte ISTAT:



 




Pubblicato su: 2019-06-24 (79 letture)

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