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N41 Pagine Marxiste - Dicembre 2016
La legge di Bilancio 2017. Un bilancio di classe

 


Le dimissioni di Renzi dopo la sconfitta nel referendum hanno fatto un miracolo: il Senato che Renzi voleva rendere (quasi) irrilevante si è reso irrilevante da sé, approvando in un sol giorno la Legge di Bilancio! Un record che sarà invidiato all’Italia da tutti i paesi…, e ottenuto senza riforme istituzionali. Il segreto del miracolo è la crisi di governo: del resto anche le esperienze di Belgio e Spagna, rimaste parecchi mesi senza governo, mostrano una performance economica non peggiore dei paesi con governo a pieno titolo. Anche il governo potrebbe essere messo tra gli enti inutili da rottamare… in fondo con o senza governo “politico”, sono sempre i padroni del vapore a dettare i loro interessi agli organi dello Stato, grazie ai loro solidi rapporti con gli apparati ministeriali; cosa che è confermata dalla nuova Legge di Bilancio (un tempo si chiamava Finanziaria).
Renzi ha fatto non poco chiasso con i suoi soci della UE per presentarsi come quello che non sottostà ai diktat dei tedeschi e dei burocrati di Bruxelles, ed è pronto a spendere oltre i limiti del “Patto di stabilità” per soddisfare i bisogni degli italiani. Ha contribuito in questo modo a far passare l’idea, diffusa anche in gran parte della sinistra, che il conflitto sia tra i fautori della spesa in deficit (“di sinistra”) e i fautori del pareggio di bilancio (“di destra”, filo-tedeschi). Questa è certo una linea di contrasto dentro la borghesia italiana, che vuole avere la moneta in comune con i tedeschi, ma senza rispettare le regole stabilite, e di fatto usarla per spendere in deficit.
Tuttavia se si parte da un punto di vista di classe, della classe lavoratrice, il problema non è deficit sì /deficit no, ma: a chi va la spesa pubblica? Chi la paga? Anche la Finanziaria 2017 presenta una chiara caratterizzazione di classe, borghese. Secondo le stesse slide pubblicitarie del Governo, la voce più importante, pari a 20 miliardi, è quella dei super- e iper-ammortamenti: un termine che non dice nulla ai lavoratori dipendenti, ma che fa venire l’acquolina in bocca ai borghesi grandi e piccoli. È infatti confermato anche per il 2017 il superammortamento del 140% per gli acquisti di beni strumentali: in parole povere significa che un imprenditore può dedurre dai suoi redditi non il 100%, ma il 140% del valore dei macchinari e strumenti che acquista: ciò significa che come minimo lo Stato gli paga il 42% del costo in minori tasse (per le auto l’ammortamento è stato ridotto al 120%, ma significa pur sempre che a un imprenditore che acquista un’automobile da 50 mila euro lo Stato regala uno sconto fiscale di oltre 21 mila euro).
La Legge di Bilancio per il 2017 introduce una nuova agevolazione: l’“iperammortamento” del 250% per gli acquisti per attrezzare l’azienda alle tecnologie digitali della “quarta rivoluzione industriale” (industria 4.0): data l’aliquota di oltre il 30% per IRES + IRAP, questo significa che lo Stato paga oltre i 3/4 del costo delle tecnologie digitali. Ma chi paga lo Stato?
Come se ciò non bastasse, dopo l’abbuono fino a 8 mila (ora ridotto a 3.450) euro sui contributi per i neoassunti (Jobs Act), ora il governo riduce le tasse alle imprese dal 27,5 al 24%, contro l’aliquota del 27% per i lavoratori con più di 15.000 euro di reddito lordo e del 38% oltre i 28.000 euro per l’IRPEF pagata dai lavoratori. E gli agricoltori ottengono l’esenzione dall’IRPEF della proprietà fondiaria, mentre ai nuovi imprenditori agricoli viene regalata l’esenzione di tre anni dai contributi (ossia i lavoratori dipendenti pagheranno le pensioni dei nuovi agricoltori… come già per i vecchi).
La Legge di Bilancio 2017, come già le precedenti, è quella di un bilancio di classe. Per i disoccupati lo Stato spende solo lo 0,9% del PIL, poco più della metà di quanto viene dato alle imprese in sussidi.
Quindi la Legge di Bilancio di Renzi-Padoan ha sì sforato i limiti al deficit posti dalla UE (2,3% anziché 2%), “disattivando” anche la “salvaguardia” dell’aumento automatico dell’IVA in caso di sforamento (ossia facendo saltare il pareggio di bilancio messo in Costituzione…), ma non per aiutare i disoccupati e ridurre la povertà, bensì per fare regali ai padroni, il cui conto viene presentato ai lavoratori, in parte per il pagamento immediato, in parte con il futuro rientro del debito, che intanto aumenta di altri 11 miliardi.
Come andiamo in stampa sembra probabile che lo Stato costituirà un fondo di 20 miliardi per salvare le banche svaligiate dai banchieri e i loro amici: ancora una volta a pagare il conto saranno chiamati i lavoratori salariati.
Come nei luoghi di lavoro anche nel rapporto con lo Stato: ai lavoratori spetta solo quello che si sanno conquistare con la lotta.



 




Pubblicato su: 2016-12-31 (146 letture)

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