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N40 Pagine Marxiste - Agosto 2016
Il re nudo: le banche italiane dopo la Brexit



 Ci aveva già pensato a dicembre 2015 lo scandalo delle 4 “piccole banche” italiane1 a distruggere un mito italiano. Non solo non è vero che “piccolo è bello”, ma non è vero nemmeno che “finanza locale” contrapposta a finanza internazionale è sano. Le piccole banche locali, in cui lo sportellista è tuo cugino e col direttore bevi un cappuccino al bar, sono come o peggio delle altre. Imbrogliano anziani pensionati, costringono i dipendenti a sottoscrivere obbligazioni rischiose e a truffare amici e parenti sotto l’ombrello ideologico della “banca fortemente integrata nel territorio”. E’ il capitalismo che funziona così, non importano le dimensioni e neanche la scritta “popolare” sull’insegna. Oggi è chiaro che di popolare e condiviso queste banche hanno solo le perdite, mentre i profitti restano rigorosamente elitari e gestiti privatisticamente.2

Ora è la volta di MPS, la regina delle banche “popolari”, dove “l’integrazione nel territorio” significa manager, politici, faccendieri locali che si ingrassano con operazioni truffaldine di debiti a lungo mascherati, con la complicità di ministri e istituti di vigilanza, mentre il super Mario nazionale, che ha studiato al MIT di Boston, è stato a guardare, come una qualsiasi casalinga di Voghera, davanti all’evidenza.

La Brexit ha messo a nudo tutte le magagne del sistema bancario italiano.

Scrive WSJ che “le banche italiane siedono su 360 miliardi di di crediti inesigibili” che “per il mercato valgono il 20% del loro valore nominale”, mentre “le banche li hanno messi a bilancio al 45% del loro valore”; risultato: un buco di 40 miliardi di di capitale. Questi crediti inesigibili sono il 17% di tutti i prestiti operati dalle banche, una quota giudicata insostenibile dal WSJ; per avere un’idea dello sbilancio, si considerava che al momento della crisi del 2006 la quota per le banche Usa era del 5% e ora è stata portata all’1,7%. In Italia nel 2008 i crediti inesigibili erano 90 miliardi di e in otto anni di crisi non risolta si sono moltiplicati per 4 volte. Secondo WSJ la responsabilità della situazione attuale è dei politici italiani che hanno lasciato che i crediti inesigibili si accumulassero, sperando che la ripresa economica mai arrivata risolvesse tutto. La governance delle banche è opaca; il governo d’altronde, con un debito pari al 135% del PIL, ha problemi a promuovere una ricapitalizzazione. Le banche italiane hanno sempre avuto una redditività più bassa delle banche europee, appesantite da troppi sportelli e filiali e troppo personale; la bassa capitalizzazione le ha rese impreparate ad affrontare la crisi attuale. Una delle ragioni della bassa valutazione da parte del mercato dei crediti inesigibili italiani sta nei tempi del sistema giudiziario (fino a 12 anni per le procedure di sequestro per insolvenza).

Il governo italiano vorrebbe mettere 40 miliardi (667 euro per ciascun residente in Italia) per risanare con denaro pubblico i bilanci delle banche, ma gli altri paesi UE, Germania in testa, non lo vogliono permettere, perché sarebbero “aiuti di Stato” ai concorrenti italiani che hanno fatto prestiti imprudenti. In sostanza i concorrenti europei con le norme sul “bail in” chiedono che azionisti e obbligazionisti delle banche vedano svalutati i loro titoli, prima che le banche in crisi possano essere “salvate” con capitali esterni. Le banche tedesche, olandesi, francesi, ecc. potrebbero a quel punto entrare con propri capitali (eventualmente con quote di controllo).

In realtà anche se è innegabile che molte banche italiane (e non solo le banche locali “cooperative” e “popolari”), hanno fatto prestiti imprudenti che sono rimasti incagliati anche per la mancata ripresa del sistema capitalistico italiano dopo la crisi del 2008-9, le altre banche, e soprattutto le grandi, sono state sovvenzionate dagli Stati negli anni precedenti (l’FMI nel 2014 stimava che le banche USA avessero ricevuto aiuti statali per quasi 70 miliardi di dollari (MD) e quelle europee per una cifra vicina ai 300 MD. Detto questo, ossia che ovunque le perdite sono state “socializzate”, anche Renzi con il piano da 40 miliardi da immettere nel capitale delle banche in condizioni fallimentari, e la sospensione della regola del bail-in intendeva far pagare il buco lasciato dai banchieri a chi paga le tasse, ossia ai lavoratori, anziché agli azionisti delle banche, che deterrebbero circa 250 miliardi in azioni delle stesse.

Renzi ha intanto varato un piano da 150 miliardi di euro, nella forma di garanzie statali alla liquidità, che Bruxelles deve però approvare. Renzi ha chiesto all’Europa la sospensione del bail-in per sei mesi per procedere al salvataggio delle banche, ma Merkel si è subito opposta. Per lui è elemento di speranza la situazione di Deutsche Bank che è carica di derivati invendibili. Se il panico si diffondesse potrebbe colpire anche la banca tedesca. E’ una partita sul filo del rasoio fra il governo tedesco che vuole probabilmente la possibilità per la finanza tedesca di acquistare a prezzi stracciati la terza banca italiana e/o altre banche in crisi (tanto il danno politico riguarderebbe Renzi) e Renzi che minaccia “se cadono le banche italiane il panico colpisce tutta la finanza europea”. Se comunque Renzi rispettasse le regole del bail-in, il risultato sarebbe il fallimento delle banche fra cui il MPS, con pesanti perdite per i risparmiatori italiani che possiedono circa 250 miliardi di azioni (secondo altre valutazioni 187 miliardi dopo il fallimento delle 4 banche nel dicembre 2015).

Come lavoratori e come comunisti non ci lasciamo trascinare nella campagna nazionalista per il salvataggio e l’italianità delle banche, per cui ai lavoratori stessi verrebbero fatti pagare speculazioni ed errori dei banchieri e le conseguenze della crisi da essi innescata; non ci interessa la nazionalità dei padroni, e quando i lavoratori prenderanno il potere non ce ne saranno più …



1. Banca Popolare di Etruria e Lazio, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti.


2. Cfr.: http://www.combat-coc.org/lennesimo-scandalo-bancario-distrugge-un-altro-mito/.




Pubblicato su: 2016-08-23 (124 letture)

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