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N40 Pagine Marxiste - Agosto 2016
La lotta contro il Jobs Act francese. Chi rinuncia a combattere ha gi perso!

Contro la riforma del diritto del lavoro voluta dal governo “socialista” di Hollande, il progetto di legge Khomri, dallo scorso marzo sono continuate in tutta la Francia le proteste di studenti, lavoratori salariati, disoccupati e pensionati, in un susseguirsi di manifestazioni che hanno dimostrato la determinazione del movimento a mantenere la sua rivendicazione di base, il ritiro totale di questo progetto filo-padronale e antioperaio.


Cosa prevede la riforma del lavoro?

Licenziamenti
Per giustificarli basta che un’azienda registri un calo degli ordinativi o del fatturato, o una “rilevante perdita di tesoreria” per diversi trimestri consecutivi. Basta giocare coi flussi finanziari, in particolare per le multinazionali, per ottenere risultati adeguati a motivare i tagli occupazionali.
Inoltre la motivazione economica è calcolata solo per la situazione di un’azienda su territorio francese, e non su quella a livello internazionale.
L’indennizzo previsto per i licenziamenti senza giusta causa sarebbe in funzione dell’anzianità di servizio del licenziato, 3 mesi di salario, contro un minimo di 6 mesi attuali, con un tetto di 15 mesi, tetto attualmente non esistente.

Il contratto collettivo di lavoro
Può essere sostituito da un qualsiasi accordo aziendale, senza la determinazione di criterio alcuno, “in vista del mantenimento o dello sviluppo dell’impiego”, che potrebbe modificare al ribasso il salario orario, al rialzo l’orario di lavoro, garantendo solo la remunerazione mensile: lavorare di più a uguale salario. In precedenza le deroghe previste dall’accordo aziendale venivano descritte come “difensive”, ora assumono connotati esplicitamente “offensivi”, infatti anche la conquista di nuovi mercati è considerata finalizzata allo “sviluppo dell’impiego”.
I lavoratori che rifiutassero l’accordo sarebbero licenziati per motivi personali, senza che il padrone debba presentare un piano sociale.
Le convenzioni e gli accordi collettivi, oggi per la maggior parte senza limiti di durata, diverrebbero a durata determinata, che per default è di cinque anni se non diversamente esplicitato nell’accordo stesso. Cioè, ogni cinque anni deve essere tutto ridiscusso, anche quando i rapporti di forza sono sfavorevoli ai lavoratori. Se non si raggiunge alcun accordo, diversamente da oggi i lavoratori non conserverebbero “i vantaggi individuali acquisiti”.

Salute
Il medico del lavoro dovrà dichiarare “non idonei” i lavoratori che hanno problemi di salute e non sono più in grado di mantenere il loro posto di lavoro. Il padrone potrà licenziarli dopo aver proposto una sola ipotesi di re-inquadramento. Diminuisce da 12 a 6 mesi di salario l’indennizzo per il lavoratore malato, licenziato senza il rispetto delle procedure.

Consultazione dei lavoratori
Un accordo aziendale è considerato valido se approvato da sindacati che rappresentino almeno il 50% dei lavoratori. Ma nel caso in cui esso venisse firmato da un sindacato che rappresenta almeno il 30% degli addetti, tale sindacato può indire un referendum per farlo passare tra i lavoratori. Se viene approvato esso entra in vigore, senza possibilità di opposi-zione da parte dei sindacati maggioritari.

Straordinari
L’accordo aziendale può fissare le regole, senza essere limitato dagli accordi di settore o dalla legge. La maggiorazione per gli straordinari oggi è decisa dagli accordi di settore, domani lo farà quello di impresa partendo da una maggiorazione del 10%: solo in mancanza di un accordo collettivo si applicherebbero le maggiorazioni attuali del 25% per le prime otto ore supplementari, e del 50% per le seguenti.

Orario
La durata legale rimane di 35 ore settimanali, ma di fatto il padronato ha maggiore flessibilità di imporre periodi di forte impegno. La durata massima giornaliera di 10 ore potrebbero giungere a 12 ore con un accordo collettivo; il limite settimanale di è 48 ore, e di 44 ore medie su 4 mesi, contro i tre mesi previsti oggi, ma con un accordo può giungere a 46 ore per quattro mesi.
L’orario di lavoro per gli apprendisti minorenni, oggi limitato a 8 ore al giorno e 35 la settimana, può giungere a 10 ore al giorno e a 40 la settimana.
Il padrone può calcolare il tempo di lavoro straordinario non sulla base delle ore di ciascuna settimana, ma sulla media di un periodo più lungo, con picchi di forte impegno e periodi di bassa, con ritmi che incidono certamente sulla salute e anche sul portafoglio, dato che gli straordinari vengono pagati solo a fine periodo, fino a 4 mesi contro un solo mese previsto attualmente. Inoltre con un accordo collettivo il periodo massimo di riferimento per l’orario di lavoro si allungherebbe da uno a quattro anni.

Un calendario infuocato

9, 17, 31 marzo, 5, 9, 14, e 28 aprile, giornate di lotta e di protesta nazionali;

10 maggio, manifestazioni spontanee a Parigi davanti all’Assemblea nazionale e in numerose altre città contro dopo l’annuncio che il governo avrebbe fatto passare il progetto di legge con la forza, ricorrendo ad una specie di fiducia (art. 49.3);

12 maggio, scendono in piazza le organizzazioni sindacali dei salariati e degli studenti;

16 maggio, i salariati del trasporto su gomma dichiarano uno sciopero ad oltranza contro la Legge;

17 e 19 maggio, scioperi a oltranza per trasporto su gomma, aeroporti di Parigi, ferrovieri marittimi, portuali, forti mobilitazioni con scioperi nel commercio, energia, servizi pubblici, chimica e blocco progressivo dei prodotti petroliferi;

sciopero a oltranza ogni mercoledì e giovedì dei ferrovieri della SNCF, per difendere le condizioni di lavoro ma anche contro la El Khomri;

20 maggio, sciopero ad oltranza in tutti i siti petroliferi, le due raffinerie di Exxon sono costrette a ridurre i flussi; sospesa l’attività delle raffinerie di Petroineos; scioperi in 19 centrali nucleari e nei cantieri dei sottomarini nucleari DCNS di Cherbourg blocchi dei porti di Le Havre e Nantes-Saint-Nazaires. Nonostante l’intervento della polizia contro i picchetti che bloccavano 14 raffinerie e il ricorso alle riserve strategiche, la penuria di combustibile si sta facendo sentire. Dopo una decina di giorni di sciopero nelle sue 5 raffinerie, Total ne decide l’arresto totale, dichiarando perdite pari a 50 milioni di .

26 maggio, nona giornata di mobilitazione nazionale alla quale partecipano in 300mila, secondo la CGT, ai cortei di Parigi la partecipazione è superiore del 30% rispetto a quella precedente;

27 maggio, raduno di protesta contro la repressione sindacale e la criminalizzazione del movimento sociale.

Da un sondaggio di inizio maggio (Elabe - BFM TV, 4 maggio) risulta il 74% dei francesi è contro la Legge, e questo è un importante risultato politico del movimento.

14 giugno, data di inizio della discussione del progetto di legge in Senato, sciopero intercategoriale nazionale sostenuto da una imponente manifestazione a Parigi con cortei da tutta la Francia e delegazioni da altri paesi, Belgio, Italia, Algeria. Le organizzazioni sindacali invitano le proprie strutture a continuare la convocazione di assemblee generali con i salariati per discutere modalità di azione, di sciopero e del suo rinnovo.

Alle mobilitazioni nazionali si aggiunge una nutrita serie di azioni e mobilitazioni locali e settoriali, nel pubblico e nel privato, dalle ferrovie, alla sanità, all’educazione, alla siderurgia, chimica, petrolifero... 

23 e 28 giugno, altre due giornate di mobilitazione nazionale e di sciopero intercategoriale;

5 luglio, 12° giornata di mobilitazione nazionale con diverse migliaia di partecipanti, nonostante le restrizioni imposte alle manifestazioni, lo stesso giorno il primo ministro Valls fa passare la riforma in parlamento ricorrendo nuovamente all’art. 49.3,

ma per il 15 settembre l’intersindacale ha fissato la ripresa della mobilitazione chiamando ad una giornata di lotta “per chiedere l’abrogazione della legge e ottenere nuove garanzie e tutele collettive”.

 



Piccole imprese
Il sistema a forfait in giorni permette alle aziende con meno di 50 addetti di retribuire alla giornata i lavoratori, chiamati “autonomi”, il che consente al padrone di non calcolare la durata del lavoro quotidiana e di non pagare gli straordinari, con un limite di 235 giorni l’anno come attualmente applicato per i quadri aziendali. Per farlo il padrone deve solo accordarsi con il suo dipendente, senza bisogno di un accordo collettivo. La riforma permette anche di frazionare i riposi obbligatori di 11 ore tra due giornate di lavoro.1
Il movimento contro la Loi Travail ha visto un crescendo di iniziative che hanno man mano allargato il fronte di lotta, e tentato di far convergere lotte sindacali di settore con la protesta contro la politica anti-operaia del governo. Il calendario delle lotte è stato molto nutrito e vario. [Cfr. Riquadro1]
Nonostante l’intervento della polizia contro i picchetti che bloccavano 14 raffinerie e il ricorso alle riserve strategiche, la penuria di combustibile si è fatta sentire. “Scioperi e mancanza di carburante pesano in particolare su piccole e medie industrie … Per il governo e la sua ala riformista non sono in gioco solo l’attuazione dell’ultimo grande progetto di riforme strutturali e il futuro di Hollande. È in gioco molto di più, il mantenimento della potenza economica, e c’è inoltre il rischio di una drammatica perdita di immagine del paese a due settimane dall’inizio del campionato europeo di calcio”, ha commentato il giornale tedesco Der Spiegel.

La saldatura tra generazioni e settori di lavoro si realizza nella lotta comune
La prima manifestazione, quella del 9 marzo, era stata indetta da organizzazioni studentesche liceali e universitarie (le principali sono UNL, FIDL e UNEF)2 e dai sindacati dei lavoratori CGT, FO, FSU, Solidaires.3 Essa era stata preparata da una raccolta di firme online (petizione 2.0 “legge sul lavoro: no grazie”)4 giunta a un milione di sottoscrizioni in sole due settimane e da un ampio lavoro di informazione e di agitazione da parte del movimento degli studenti. I giovani del movimento, con le iniziative di “Nuit Debout”,5 hanno cercato un collegamento con coloro che riconoscono come compagni di classe, il movimento operaio. Sono consapevoli che, una volta usciti dalle aule scolastiche e universitarie, il mondo “reale” si abbatterà anche su di essi esigendo il loro tributo per soddisfare la sete di competitività del capitalismo francese per (ri)-prendersi quote di mercato a scapito dei concorrenti. I dati sono chiari. In Francia un disoccupato su quattro ha meno di 25 anni; uno su tre non ha un diploma e l’80% non ha superato la maturità. Spesso questi giovani svantaggiati, questa “generazione persa”, sono i figli di coloro che sono stati sconfitti in precedenza, coloro che negli ultimi quarant’anni hanno perso un posto di lavoro nell’industria o nell’artigianato a causa della delocalizzazione della produzione in paesi dove il salario mensile era inferiore a 100 euro.
Lo scontento e la protesta tocca anche il pubblico impiego, dove sta aumentando la precarietà e si fa strada la consapevolezza che il fronte deve essere comune perché «una volta massacrato il diritto del lavoro per i dipendenti del privato, il governo si occuperà dei dipendenti pubblici». Il fatto che, a partire dal corteo parigino del 9 aprile, siano stati parte integrante delle manifestazioni anche i lavoratori che stanno conducendo lotte aziendali dimostra che «esigere il ritiro della legge Khomri è un po’ come esigere che siano soddisfatte tutte le rivendicazioni».6
Contro il progetto di legge sono sorti molti movimenti nei luoghi di lavoro, a seguito dei quali si è andata delineando la convergenza di fatto di alcune strutture sindacali, la cui divisione rischiava inizialmente di indebolire il fronte di lotta.7 Ad esempio, a Marsiglia si è avuta una manifestazione unitaria, la prima dal 1995, del sindacato Force Ouvrière e della CGT su un obiettivo chiaro e comune: il ritiro della legge El Khomri. Come già fatto in precedenza da Solidaires, la CGT ha riconosciuto il movimento Nuit Debout inviando a Parigi una sua delegazione. Ne è uscito un appello congiunto in cui si ribadisce il NO alla legge e si invita a mettersi «assieme per fare loro paura». Si è creata un’intersindacale composta da CGT, FO, FSU, Solidaires, UNEF, UNL e FIDL.
Per trarre profitto dall’intensificazione delle lotte di categoria dei ferrovieri della SNCF,8 il sindacato Solidaires ha lanciato un appello allo sciopero ad oltranza, intercategoriale e studentesco, per il ritiro della Legge sul Lavoro, da far convergere con quello dei ferrovieri, che non deve rimanere separato dal movimento di classe in corso, ma farne da traino. Prendendo atto dei limiti del movimento per sollecitarne il superamento, Solidaires scrive: «Il movimento di scioperi continua: la sua forza è di resistere da settimane, la sua debolezza è di non generalizzarsi; entrano in sciopero alcuni settori, mentre altri ne escono».
Il movimento ha lanciato come parola d’ordine quella che caratterizzò le contestazioni studentesche del 1968: “Ce n’est qu’un début, continuons le combat – Non è che un inizio, continuiamo la lotta”. L’inizio di un movimento di protesta, il cui catalizzatore è stato questo ennesimo attacco del padronato francese contro i lavoratori.

La guerra di classe delle borghesie europee
Certo, l’attuale contesto economico, sociale e politico non è comparabile con quello del ’68, i rapporti di forza tra le classi sociali sono peggiorati a sfavore dei lavoratori, se pure in varia misura, nella maggior parte dei paesi imperialisti. Non fa eccezione la Francia, la cui borghesia si sta riprendendo pezzo per pezzo le conquiste che il movimento operaio aveva realizzato in quel decennio.
Il progetto di legge El Khomri riassume, in un colpo solo, una serie di misure antioperaie anticipate prima in Germania con Hartz IV nel 2005 dal socialdemocratico Schröder nel quadro della riforma Agenda 2010,9 varate poi in Italia da governi di centro-destra e centro-sinistra. Dall’articolo 8 della legge Sacconi10 con il governo Berlusconi - sottoscritto in una serie di accordi da Cgil, Cisl, Uil - che permette di modificare in peggio il contratto nazionale di categoria e dà forza ai contratti aziendali; dalla Legge Fornero (2012) e dal Jobs Act di Renzi (2015) che hanno liberalizzato i licenziamenti economici.
I governi di tre grandi paesi imperialisti europei tra loro in competizione hanno varato legislazioni molto simili contro la classe lavoratrice: stanno cioè conducendo la loro lotta di classe per mantenere e rafforzare le proprie posizioni rispetto ai concorrenti europei e internazionali aumentando lo sfruttamento della classe lavoratrice, a meno che quest’ultima glielo impedisca. Un fattore centrale nella competizione è dato dal costo del lavoro, in cui il padronato francese si trova svantaggiato rispetto alla media europea, in particolare verso il grande concorrente tedesco, gran parte dei paesi dell’Est Europa e la stessa Italia. 11
Italia dove il padronato e i governi che lo rappresentano hanno avuto pressoché via libera alle loro manovre grazie alla passività e alla complicità dei dirigenti Cgil, Cisl, Uil, al logoramento dei movimenti di massa, alla frammentazione delle organizzazioni politiche di classe.

Le lotte di classe in Francia
Al contrario, la classe operaia francese, diversamente da quella italiana, con la determinazione delle lotte in corso sta dimostrando di non aver dimenticato che “solo la lotta paga”; essa non si è lasciata blandire dalle lusinghe parlamentari, dalle emergenze di sicurezza, e neppure dagli appelli ad una collaborazione di classe per un presunto comune bene nazionale. Così, la Confindustria francese, Medef, ha cominciato a temere che possano modificarsi a proprio svantaggio i rapporti di forza e i suoi portavoce nel governo hanno in un primo tempo cercato di simulare una concertazione tra le parti sociali e di presentare la precarizzazione generale e la facilitazione dei licenziamenti (già ora ci sarebbe una media di 1000 licenziamenti al giorno, secondo i dati forniti da Initiative Communiste Ouvrière, 17.04.’16) come mezzi per lottare contro la diffusione dei contratti a tempo determinato (CDD) e contro la disoccupazione.
Sul giornale Le Monde è comparso un miserevole comunicato di sostegno al progetto El Khomri sottoscritto di 30 autorevoli personaggi, 25 professori di grandi scuole e alcuni direttori di ricerca.
Questi insigni servi del padronato francese hanno dichiarato che la legge rappresenta un passo avanti per i lavoratori “più fragili”, giovani e a bassa qualifica. Sarebbero loro, i “grandi perdenti” esclusi dal mercato del lavoro, ai quali la legge offrirebbe l’opportunità di un lavoro di lunga durata.
Di fronte alla continuazione ed estensione delle proteste, la Commissione parlamentare Affari Sociali ha introdotto alcuni emendamenti: la tabella di risarcimento in caso di licenziamento ingiustificato sarebbe ora solo indicativa di fronte al consiglio dei Prud’hommes (probiviri)12 e l’orario di lavoro giornaliero per gli apprendisti minorenni non verrebbe aumentato. Inoltre, nel tentativo di spezzare il fronte di lotta, il primo ministro Manuel Valls ha cercato di blandire i giovani proponendo una serie di misure per facilitare l’entrata nel mercato del lavoro e l’assunzione a tempo indeterminato; in una successiva mossa ha offerto migliori condizioni salariali e di lavoro anche al settore istruzione. Il movimento non si è fatto ingannare, in quanto le fondamenta del testo rimangono invariate: sopprimere le garanzie collettive precedentemente conquistate dai lavoratori sostituendole con una miriade di accordi aziendali derogatori. In un ulteriore tentativo di disinnescare gli scioperi, il 21 maggio, «dopo alcuni giorni di mobilitazione dei trasportatori, il governo ha promesso di garantire per decreto la maggiorazione del 25% o del 50% per gli straordinari nel trasporto merci, mentre la legge sul lavoro permette al padronato di ridurre questa maggiorazione al 10%. Ma questa offerta è respinta dal movimento che rivendica il mantenimento delle attuali maggiorazioni per gli straordinari per tutti i settori, non solo nel trasporto su gomma. E, soprattutto, la salvaguardia dell’insieme dei diritti e delle garanzie della Legislazione sul lavoro e dei contratti collettivi. Di nuovo il 26 maggio Valls ha parlato della possibilità di “apportare modifiche, miglioramenti” alla Loi Travail, chiarendo però che l’art. 2, il “cuore” della riforma che fa prevalere gli accordi aziendali sul contratto nazionale, non si tocca. Offerta subito respinta dai sindacati come “inammissibile”, la rivendicazione rimane quella di cancellare completamente la legge.
Dalla Rete sindacale internazionale. Appello di Solidaires a promuovere, in occasione dello sciopero generale in Francia (28 aprile), iniziative in solidarietà con gli scioperanti davanti alle ambasciate francesi in altri Paesi.
Cari compagni,
come saprete è in corso in Francia un ampio movimento sociale contro il progetto di Legge sul Lavoro, proposto dal ministro Myriam El Khomri, che rappresenta un attacco senza precedenti contro il diritto del lavoro.
Nel mese di marzo ci sono già state diverse giornate di azione, di sciopero e manifestazioni. Il punto culminante di questa mobilitazione è senza dubbio stato il 31 marzo, quando non meno di 1,2 milioni di persone sono scese in piazza nelle varie città della Francia.
Nel corso di queste manifestazioni ed azioni, con il pretesto di una situazione di stato di emergenza, le forze di polizia hanno moltiplicato le provocazioni e gli arresti dei militanti. Questa repressione si abbatte, e no è un caso, soprattutto sui giovani che partecipano in modo massiccio al movimento. Non siamo certo di fronte a fatti inediti, ma ancora una volta il governo ricorre alla forza e alla criminalizzazione del movimento sociale per meglio screditarlo.
Con l’obiettivo di amplificare il movimento di contestazione nel mese di aprile sono stati programmati diversi appuntamenti che hanno portato a manifestazioni: martedì 5 e sabato 9 aprile. Appelli a blocchi, notti nelle piazze pubbliche (Iniziativa del collettivo Nuit debout!) permettono di dare continuità a questo movimento e di avere un forte coinvolgimento della base dei manifestanti e degli scioperanti.
Sono previste anche altri appuntamenti intermedi. Ed è già stabilita una nuova data di mobilitazione, che si preannuncia di massa, per giovedì 28 aprile, con un appello dell’intersindacale di 7 organizzazioni, allo sciopero generale con la parola d’ordine: «Né negoziabile, ne emendabile, ritiro della Legge sul Lavoro».
Abbiamo bisogno del vostro sostegno, cari compagni, per dare risonanza alla nostra mobilitazione!
Vi proponiamo a questo scopo di organizzare in questa giornata di sciopero generale dei giovedì 28 aprile (oppure nei giorni precedenti a questa data) raduni a sostegno del nostro movimento sociale davanti ai consolati e alle ambasciate di Francia nei vostri paesi.
Vi proporremo, a breve, un modello di lettera da consegnare ai servizi consolari e delle ambasciate in occasione dei vostri raduni.

Saluti sindacalisti e internazionalisti.
Per la Commissione internazionale di Solidaires,
Jérémie Berthuin

Carota e bastone
La borghesia francese, in ogni fase dello scontro con il movimento di opposizione alla El Khomri, oltre alla “carota” e a giustificazioni pseudo-scientifiche, per impedire che si realizzi la saldatura tra i vari settori e tra le generazioni della classe lavoratrice, dal 9 marzo ha mobilitato le forze statali della repressione. Il terrorismo con le tragedie umane da esso prodotte è servito anche alla democratica Francia – non diversamente dai regimi mediorientali – quale pretesto per imporre lo stato di emergenza ed avere mano libera nella sua guerra di classe. Una strategia inaugurata dopo la strage di Charlie Hebdo nelle manifestazioni contro la legge Macron, nelle proteste e nelle lotte operaie in tutto il paese, “perfezionata” a seguito degli attacchi terroristici dello scorso 13 novembre a Parigi, ed ora applicata metodicamente per fermare il movimento contro il progetto di legge sul lavoro.
Le forze antisommossa (CRS) con caschi e scudi hanno attaccato con manganelli e gas lacrimogeni i giovani manifestanti, ne hanno fermato a centinaia, li hanno sottoposti ad interrogatori, giungendo per alcuni alla sentenza di condanna al carcere, nel tentativo di intimidirli. Questi interventi repressivi si sono ripetuti in una prima fase soprattutto contro le occupazioni degli istituti scolastici e delle università, per poi rivolgersi contro gli attivisti operai in occasione delle varie mobilitazioni, degli scioperi generali e del 1° Maggio. Una repressione che ha colpito non solo nella capitale, ma anche a Marsiglia, Nantes, Rennes, Lione, Strasburgo, Montpellier, Rouen, Caen, Grenoble, Tolosa, etc.

La repressione, anziché intimidire il movimento, lo ha radicalizzato
Sia l’intersindacale dei lavoratori (CGT, FO, Solidaires, FSU) che i responsabili delle associazioni studentesche, hanno ripetutamente dichiarato che loro obiettivo imprescindibile rimane la cancellazione totale del progetto di legge. Una parte del movimento ha cercato di contrattaccare ad un livello politico superiore, denunciando il carattere di classe dello Stato, che ricorre alla violenza per affermare la volontà della borghesia, contro la classe da essa sfruttata, i lavoratori salariati.
Va in questa direzione l’appello lanciato dal sindacato Solidaires, della rete sindacale internazionale, con il quale ha chiesto ai lavoratori degli altri paesi di organizzare raduni davanti ai consolati francesi in solidarietà e a sostegno della giornata di sciopero generale del 28 aprile. [Riquadro 2] A questo appello hanno risposto in Italia, anche se con semplici delegazioni, alcune organizzazioni sindacali, tra cui Usi, CUB, Sial Cobas, con presidi davanti alle rappresentanze francesi a Torino, Milano, Firenze.
Il movimento Nuit Debout ha lanciato l’iniziativa di una mobilitazione internazionale per il 15 maggio con occupazioni di massa delle maggiori piazze:
«Oggi non è il momento di indignarsi da soli nel proprio angolino, ma di agire tutti assieme. Noi, il 99%, abbiamo la capacità di agire e di respingere definitivamente l’1% e il suo mondo, per cacciarli dalle nostre città, dai nostri luoghi di lavoro, dalle nostre vite. … il 15 maggio solleviamoci assieme: NuitDebout ovunque, # GlobalDebout!»
Il 4 maggio 1400 firmatari, di cui 100 strutture sindacali CGT, CNT, CNT-SO, FO, FSU, SUD-Solidaires hanno emesso un appello, “Blocchiamo tutto”, per una forte mobilitazione il 18 maggio: «Organizziamoci collettivamente, ed in modo unitario, facciamo sciopero a tempo indeterminato, sviluppiamo le azioni di blocco economico e scendiamo tutti in piazza il 18 maggio per il ritiro totale della legge “lavoro”!».
Anche per difendersi dagli attacchi del nemico di casa nostra, il padronato italiano e il suo governo, per indebolire il suo fronte comune con il padronato francese o tedesco etc. contro la classe operaia occorre unificare i fronti di lotta nazionali. Va in questo senso la manifestazione del 4 giugno tenuta una Milano dietro appello del lanciata da SI-Cobas: a “tutte le organizzazioni sindacali ad una mobilitazione a sostegno della lotta dei lavoratori francesi, con manifestazione e presidio davanti al consolato francese a Milano”.13 Hanno risposto in modo simile anche il grande sindacato brasiliano Conlutas, il sindacato palestinese Palestinian Postal Service Workers’ Union- PPSWU; il Sindacato dei Servizi Pubblici di Ginevra, SSP; dal Marocco l’Organizzazione Democratica del Lavoro, ODT. Il 14 giugno il Si-Cobas ha organizzato il blocco dell’Interporto di Bologna.
L’esempio dell’Italia dimostra che dal punto di vista dei lavoratori rinunciare alla difesa salariale non accresce di per sé i posti di lavoro; e, persino dal punto di vista della borghesia, se sul breve è facile puntare sulla riduzione del costo del lavoro, questo non rende di per sé più competitivo il sistema, frenandone anzi la spinta ad investire nell’innovazione tecnologica.
La combattività mostrata oggi dai lavoratori francesi deve incoraggiare anche il movimento operaio italiano a riaprire con serietà le lotte. La capacità di rispondere agli attacchi aumenta con l’abitudine a farlo. Nello scorso decennio, i lavoratori francesi sono stati meno concertativi di quelli italiani, hanno ceduto meno verso governo e padronato e sul piano dell’organizzazione, hanno in qualche modo tenuto il campo. Una lezione utile per il movimento operaio internazionale. Assieme a questi compagni di classe ribadiamo inoltre che non è con i dibattiti nelle aule parlamentari che i lavoratori riusciranno a respingere l’attacco del proprio governo al servizio del padronato, ma nelle piazze e con gli scioperi.







Pubblicato su: 2016-08-23 (494 letture)

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