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N39 Pagine Marxiste - Gennaio 2016
GLI ULTIMI ANNI DI UN RIVOLUZIONARIO ANTITOTALITARISTA



I diari di Victor Serge, per la prima volta tradotti in italiano, racchiudono le vicende quotidiane dello “scrittore russo-belga-francese” autore delle “Memorie di un rivoluzionario”, testo con cui stabiliscono una continuità temporale; le Memorie terminavano col suo arrivo in Messico, i diari si collocano tra gli ultimi anni in Francia e l’esilio messicano, fino a pochi giorni prima della sua morte. Rispetto alle edizioni precedenti sono stati integrati da documenti che il curatore Claudio Albertani ha recuperato nella sede della Fondazione Orfila-Séjourné ad Amecameca, piccolo centro ai piedi dei vulcani Iztaccihuatl e Popocatepetl.

Nelle prime pagine di presentazione il lettore rischia di confondersi davvero. Parlando della morte di Serge l’editore (Roberto Massari) si dice quasi certo che il malore fatale sia stato causato dagli agenti staliniani (pag. 7) che, come si legge in molte passaggi dei carnets, dopo un avventuroso viaggio in mare da Marsiglia via Martinica - Ciudad Trujillo - Cuba, non hanno mai smesso di controllarlo, minacciarlo pubblicamente, e riprendono a farlo dal suo arrivo nella capitale messicana nel settembre 1941. Serge diventa un bersaglio, oggetto di attacchi, calunnie, pedinamenti; ne condividono la sorte il socialista di sinistra Marceau Pivert e Gorkin; gli stalinisti, presenti in forze in Messico (centinaia di reduci spagnoli), affiancati da numerosi agenti della GPU (che stanno organizzando l’evasione – poi non riuscita -  di Mornard/Mercader, l’assassino di Trotsky), usufruiscono di risorse illimitate ed accusano Serge e i suoi compagni, riunitisi con altri esuli antistalinisti sotto la sigla di “Socialismo y Libertad”, di rappresentare la “Quinta colonna”, filo-nazista e di essere trotskisti.

I curatori Claudio Albertani e Jean-Guy Rens, al contrario, non hanno dubbi sul fatto che i disturbi cardiaci gli siano stati fatali (pag. 15). 

Tutta la narrazione di Serge è notevole, sia che riguardi le persone incontrate sul suo cammino, sia che descriva i paesaggi, la storia, le storie. Le descrizioni dei personaggi da lui incontrati o citati sono metodiche, razionali, senza traccia di astio o cattiveria per gli avversari (e ne avrebbe ben motivo); le sue incursioni nella storia della Mesoamerica,1 influenzate dalla professione della compagna, l’antropologa d’origine italiana Laurette Sejourné che lo raggiunge in Messico un anno dopo), sono precise e rigorose; le descrizioni delle vallate e dei centri abitati, soprattutto indigeni, sono affascinanti. Non poteva mancare un’incursione nella vulcanologia; in occasione del viaggio alle pendici del Paracutín, Serge incontra il Dr. Atl, pittore vulcanologo, folle e originale, passato dalla Rivoluzione messicana ed approdato all’antisemitismo.

Nulla sfugge alla sua penna; episodi all’apparenza secondari come la visione di un cimitero, l’incrocio con uno sconosciuto, l’approccio con un indigeno si trasformano in brevi racconti pieni di emozioni.

Quattro giorni dopo il suo arrivo a Città del Messico Serge è a Coyoacán, nella casa del Vecchio (Trotsky). Ci tornerà spesso, in quella che chiama “la tomba di Coyoacán”. Ogni volta descriverà le sensazioni e la tristezza provate nella casa-fortezza, dove l’ombra del Vecchio accompagna i suoi dialoghi con Natalja Ivanovna, la vedova. Qui, come in altre occasioni, riaffioreranno i vecchi ricordi. Nel 1927, quando Trotsky definì Stalin “becchino della rivoluzione” … “Mi ricordo come se fosse ieri di quella fine della seduta del CC (nel 1927) quando la rottura divenne mortale [..] Pjatakov si volse verso di lui: «ma che bisogno avevi di dirgli questo? Tu sai che non lo perdonerà né a te, né ai tuoi figli, né ai figli dei tuoi figli!» «Bisognava farlo!» Stalin, fuori di sé, era uscito sbattendo la porta con violenza. E ora i nazisti sono nel Caucaso, Leon Davidovich è morto per aver avuto ragione, per aver previsto tutto”. Serge in più passaggi ribadirà il proprio giudizio netto e negativo sulla IV Internazionale, secondo lui sempre più settaria e litigiosa. Su questo ed altro ormai si definisce un “marxista libertario”, influenzato dall’anarchismo russo; ha rotto con Trotsky nel 1936, riguardo soprattutto alla guerra civile spagnola e all’atteggiamento da tenere nei confronti degli anarchici e dei poumisti (Serge criticò l’ostilità e la chiusura dei trotskisti), e da quel momento i rappresentanti della IV non gli hanno risparmiato i peggiori attacchi.  

Infinito l’elenco di coloro che incontra sul suo cammino. Esuli, agenti della GPU, reduci della guerra civile spagnola, ricchi mercanti, indigeni poveri … Il racconto è inframmezzato dai puntuali e commossi ricordi dei vecchi militanti conosciuti in Russia (anarchici, Socialisti-Rivoluzionari, membri della Narodnaja Volja ed anche menscevichi) morti in esilio, e dei vecchi bolscevichi, alcuni dei quali erano oppositori allineatisi al corso staliniano nella vana speranza di sopravvivere, la cui morte spesso non avveniva per cause naturali. La prima parte, ovvero il secondo quinquennio degli anni ’30, coincide con i processi di Mosca, tragico sterminio di bolscevichi della prima ora, spesso dopo confessioni assurde. Serge li ricorda tutti. 

Tra i suoi contatti mexiquensi vi sono i coniugi Rühle: Otto è un vecchio militante rivoluzionario consiliarista tedesco della KAPD profondo conoscitore di Marx, già ospite di Trotsky in più occasioni a Coyoacán, dove nascevano accese discussioni col rivoluzionario bolscevico sulla natura della Rivoluzione d’Ottobre; la moglie Alice è una psicanalista adleriana.

Un episodio centrale dei diari è quello del 2 aprile 1943, quando duecento armati di spranghe, assi chiodate e pistole, reclutati dagli stalinisti, al grido di “Sono tedeschi! Nemici del Messico!” assaltano il Centro culturale ibero-messicano dove Serge, Paul Chevalier (Leo Valiani), Maldonado (CNT), Jacob Ambrams (socialisti ebrei) e Gorkin stanno commemorando le morti di Carlo Tresca (anarchico antistalinista assassinato a New York), Victor Alter e Henryk Ehrlich (comunisti giustiziati in URSS da Stalin). Ne nasce una furibonda rissa, con feriti da entrambe le parti; i relatori, a parte Gorkin, ferito alla testa, ne escono illesi.

Due giorni dopo avviene uno degli incontri più interessanti, quello con Anna Seghers, accompagnata dalla figlia, su un bus nella capitale. La scrittrice tedesca, già militante della KPD, era già stata notata da Serge sul ponte della “Capitaine-Paul-Lemerle” in navigazione verso il Messico, isolata “in sé stessa e con l’Oceano”, accompagnata dai figli dall’aspetto “di bambini selvatici, nervosi e miserabili” e dal marito, lo stalinista ungherese Radvanyi. Nel campo della Martinica Serge, sconvolto dall’apparente follia della donna, s’era offerto di aiutarla rivolgendosi al marito, che garantiva che le avrebbe assicurato riposo nella capitale messicana. La Seghers all’inizio del 1942 ha firmato con altri stalinisti una lettere con l’ennesima accusa di “quintacolumnismo-Gestapo” contro Gorkin, Pivert e lo stesso Serge. Nonostante questo Serge le parla dolcemente, chiedendole se non si vergogni delle calunnie che aveva sottoscritto. La reazione della donna, tra il turbato e lo stizzito, è efficacemente descritta dalle parole di Serge.

Come detto il filo conduttore dei suoi scritti quotidiani è la pacatezza nei toni e nei giudizi, anche verso i peggiori avversari; se c’è un’eccezione, questa è rappresentata da Jean Malaquais, apolide (ma nato in Polonia da famiglia d’origine ebraica) militante marxista antistalinista rifugiatosi in Messico, col quale Serge rompe irrimediabilmente nell’ottobre 1944. Nei suoi passaggi dedicati all’autore del Planète sans visa, (romanzo pubblicato nel 1947 a Parigi), si possono riscontrare affondi non propriamente benevoli.

Serge muore a Città del Messico, a 56 anni, colpito da un malore, la sera del 17 novembre 1947.

“Una fascia di tela chiudeva la sua bocca, quella bocca che tutte le tirannie del secolo non erano riuscite a imbavagliare. Si sarebbe detto un vagabondo raccolto per carità. Non era stato, in effetti, un eterno vagabondo della vita e dell’ideale? Il suo viso recava ancora l’impronta di un’amara ironia, un’espressione di protesta, l’ultima protesta di Victor Serge, di un uomo che per tutta la vita si era levato contro le ingiustizie”.2

Una nota negativa dell’edizione è rappresentata dalle note biografiche alla fine del libro, richiamate nel testo, decisamente scarne ed incomplete (oltre che un poco scomode da consultare). Ma ciò nulla toglie alla narrazione e all’importanza del testo.

Fragilità dell’individuo, necessità dell’azione collettiva, questo il filo conduttore che dimostra l’attaccamento di Serge alla prospettiva rivoluzionaria, rimasto intatto nella tempesta della sua vicenda umana, nonostante il rifiuto del totalitarismo, rivendicato a più riprese, lo esponga al rischio di una “doppiezza” in contiguità col riformismo che non trova riscontri. 

Nell’introduzione i curatori scrivono che i Carnets danno prova di una fedeltà ostinata, di un’obbedienza totale e di un attaccamento appassionato al progetto rivoluzionario, collocando Serge a fianco di Orwell e agli antipodi di un Artur Koestler. Difficile, dopo aver letto i Carnets, dare loro torto. 

Alessandro Pellegatta



VICISSITUDINI POLITICHE DI UN ANTITOTALITARIO 

Victor L'vovič Kibal'čič “Serge” nacque a Bruxelles nel 1890 in una famiglia di esuli russi. Abbracciò l’ideale anarchico prima di trasferirsi in Francia; scontò 5 anni di carcere per il coinvolgimento marginale con la Banda Bonnot. Nel 1919 raggiunse Pietrogrado e divenne bolscevico “senza abdicare al pensiero né al senso critico”. Proprio il suo senso critico verrà messo a dura prova da Kronstadt e dalla repressione degli anarchici ucraini.

Si schierò con Trotsky all’opposizione e venne arrestato nel marzo 1927. Nuovamente arrestato nel 1933, scontò tre anni di deportazione in Siberia, quindi venne liberato ed espulso dall’URSS assieme alla sua famiglia, grazie anche alle campagne e pressioni di intellettuali.

Nel tracciare un bilancio di quelle esperienze individuò le travi portanti del trionfo dello stalinismo in Kronstadt e nel terrore della Ceka. Il suo punto fermo divenne il rifiuto del totalitarismo, dell’autoritarismo, del giacobinismo, che lo spinse a ricercare improbabili contaminazioni tra marxismo rivoluzionario e “democrazia”. La rottura con Trotsky e il movimento trotskista si concretizzò nel 1937: Serge fu oggetto di attacchi pesanti da parte dello stesso Trotsky e della IV Internazionale, che non tollerava le sue posizioni concilianti nei confronti del POUM e degli anarchici spagnoli (per questa sua posizione venne attaccato anche da «Bilan», giornale della Frazione bordighista). L’evoluzione della sua parabola politica lo portò a subire attacchi da ogni parte: gli stalinisti lo perseguitarono come trotskista, i trotskisti lo accusarono di essersi allontanato dal marxismo e dal leninismo, i compagni del gruppo “Socialimo y Libertad” di aver abbandonato i principi originari.

In realtà Serge, nonostante le critiche che gli piovvero addosso, a differenza di molti intellettuali antistalinisti (Koestler, Eastman, lo stesso Gorkin) e trotskisti statunitensi (Burnham), pur scivolando su posizioni simil- riformiste e socialdemocratiche, non sconfinò mai nel campo dell’anticomunismo e dell’apologia del “mondo libero”, mantenendo un profondo legame emozionale con la Rivoluzione russa. Replicò a Burnham, che sosteneva la continuità tra Lenin e Stalin, ricordandogli che “per instaurare il regime totalitario, Stalin dovette procedere al massacro sistematico del vecchio partito e della vecchia generazione rivoluzionaria formatasi durante la guerra civile”. Ad Ante Ciliga, che sosteneva che “tutto lo stalinismo era in germe nel bolscevismo dal suo inizio”, ribatté “che il bolscevismo conteneva molti altri germi, una massa di altri germi”.

Rispetto al tema fondamentale della natura sociale dell’URSS, la morte prematura gli impedì un’elaborazione completa. Ma nei diari scrive che “Burnham [e quindi Bruno Rizzi, da cui Burnham copiò senza mezzi termini] aveva ragione” nel descrivere una fase di economie guidate che avrebbero portato molto rapidamente a regioni tecnocratiche.

 







Pubblicato su: 2016-02-01 (125 letture)

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