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N°39 Pagine Marxiste - Gennaio 2016
Una finanziaria per i ceti proprietari



Con la legge finanziaria per il 2016, il governo punta a una riduzione della pressione fiscale tutta a vantaggio delle varie frazioni della borghesia, finanziata con tagli alla spesa pubblica e aumento del deficit. Deficit che dovrà essere vagliato dalla Commissione europea, che potrà chiedere o meno una manovra correttiva.
INVESTI 100, AMMORTAMENTO PER 140
Consistente il taglio di tasse per le imprese: oltre all’eliminazione della TASI1 sugli “imbullonati” (cioè i macchinari di grandi dimensioni), l'ammortamento degli investimenti in macchinari e strumenti di lavoro passa dal 100% al 140% del costo di acquisto ed esteso dalle imprese ai lavoratori autonomi; a partire dal 2017 l’IRES2 passerà dal 27,5% al 24%; viene prolungato lo sconto sui contributi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, anche se per soli 2 anni e al 40% (rispetto allo sgravio totale per 3 anni previsto col varo del Jobs Act).
Torna un’ampia detassazione dei premi di produttività che sono tassati al 10%, mentre stock-option, welfare aziendale e benefit vari sono totalmente esentasse fino a un massimo di 2000 euro annui (2500 per le cooperative).
DETASSAZIONE PER LE PARTITE IVA INDIVIDUALI: NUOVA ESPANSIONE DEI “FINTI AUTONOMI”?
Vengono ampliati i margini per la tassazione “forfetaria” al 15% dei guadagni da partita IVA individuale: per ogni settore economico i limiti di fatturato entro cui applicare l'aliquota del 15% vengono elevati di 10 mila euro, mentre per le nuove partite IVA si passa da una tassazione al 10% per i primi 3 anni ad una al 5% per i primi 5 anni;3 infine i contributi INPS restano anche per il 2016 fermi al 27% anziché salire al 31% (e nei due anni successivi al 32 e 33%).
Sicuramente queste misure sono un'ampia concessione ai lavoratori autonomi “veri”, quelli con un proprio portafoglio clienti, ma potrebbero essere anche un'apertura per l'ulteriore diffusione di “finti autonomi”, cioè di lavoratori subordinati (con un solo committente, con un compito da svolgere in luoghi e orari precisi usando mezzi di produzione del committente) ma pagati tramite partita IVA, ancora più precari delle “normali” tipologie previste dalle Leggi Biagi, Treu, ecc. Secondo l'ISFOL,4 questi lavoratori dipendenti di fatto nel 2010 sarebbero stati circa 300 mila, secondo il CNEL5 258 mila.
Con la riforma Fornero varata alla fine del 2011, venivano introdotti dei criteri per distinguere gli autonomi “veri” dai “finti” (committente unico, postazione di lavoro presso di lui...) imponendo la trasformazione in assunzioni o collaborazioni “a progetto” là dove veniva verificato un rapporto di lavoro subordinato. Era palese l'intento di spostare la precarietà dalle partite IVA – che comportano per il fisco maggiori difficoltà per i controlli e minori entrate – ai contratti subordinati flessibili.
Ma le tassazioni agevolate create in passato ed ora ulteriormente ampliate sono un maggiore incentivo a mantenere la partita IVA come rapporto di lavoro subordinato,6 magari con piccoli escamotage che permettano di aggirare le condizioni della legge Fornero (più committenti fittizi, luogo di lavoro “mascherato” in un ufficio separato). Quindi un maggiore incentivo per imporre ai dipendenti un rapporto di lavoro che coniuga la massima precarietà col minimo cuneo fiscale e contributivo, con vantaggi soprattutto per studi professionali e aziende artigiane che si avvalgono di “collaborazioni” senza risultare come “datori di lavoro”.
FACILITAZIONI A EVASIONE E SOMMERSO
Un altro aiuto alla piccola borghesia è l’innalzamento da 1.000 a 3.000 euro massimi dei versamenti in contanti e la cancellazione del divieto di pagare in contanti affitti e trasporti: un aiuto all’economia sommersa per esercenti, liberi professionisti, proprietari di case che affittano in nero, ecc.
TAGLI ALLA SANITÀ E CINGHIA STRETTA PER I DIPENDENTI PUBBLICI
Viene ridimensionata di due miliardi la disponibilità del Fondo sanitario nazionale, era rimasto sostanzialmente stabile a poco più di 112 miliardi a mezzo dal 2010 al 2014 per essere tagliato di 2,35 miliardi con un decreto approvato nello scorso agosto. Una “stabilità di spesa” che nascondeva un lento taglio del personale (passato da circa 689 mila dipendenti a 664 mila e presumibilmente a 657 mila da gennaio a settembre 2015) e dei servizi.7
È sempre il decreto di agosto che prevede un giro di vite su 180 prestazioni (TAC, Risonanze magnetiche, esami del sangue, ecc.) che diventeranno a carico dell'assistito se non saranno giudicate del tutto “appropriate”. Con la nuova finanziaria era previsto un aumento fino a 113 miliardi, che però si fermerà a 111, restituendo meno della metà di quanto appena tagliato.
Non va affatto meglio per il pubblico impiego in generale, che nel suo complesso ha perso 176 mila dipendenti dal 2007 al 2014 e vede scendere le retribuzioni lorde da 4 anni (anche senza calcolare l'inflazione).8 Per il rinnovo dei contratti sono ora previsti 300 milioni di euro, di cui 74 per le forze di polizia (a cui si aggiungono 510 milioni per il bonus da 80 euro mensili destinati anche a militari e vigili del fuoco), mentre se si fosse applicata per gli anni passati la sentenza della Corte Costituzionale che condannava il blocco dei contratti, avrebbe dovuto stanziare ben 35 miliardi; con lo stanziamento attuale, i dipendenti pubblici avranno un aumento medio di 5 euro mensili! Inoltre viene frenato il turn over del personale: le nuove assunzioni per il periodo 2016-2018 dovranno costare al massimo il 25% di quanto risparmiato con le uscite.
MENO TASSE PER LA PROPRIETÀ IMMOBILIARE, MANCIA “CULTURALE” AI NEO-ELETTORI
Come è noto è stata abolita la TASI9 sulla prima casa, anche per le prime case in affitto; all’ultimo minuto sono stati esclusi dall’abolizione gli immobili di lusso, le ville e i castelli – categorie catastali A/1, A/8 e A/9 – ma non i “villini” – categoria A/7.
La TASI viene abolita anche sui macchinari di grandi dimensioni (i cosiddetti “imbullonati”); viene bloccato l’aumento dei tributi locali, salvo la TARI,10 ma solo per l’anno 2016, blocco compensato da un ammorbidimento del patto di stabilità: non sono conteggiate le spese per l’edilizia scolastica fino a 500 milioni.
Vengono invece stanziati 300 milioni per consentire ad ogni diciottenne di spendere 500 euro in cultura (libri, musei, teatri e concerti): anziché mettere in campo una politica di ampio respiro rivolta a tutte le fasce d'età e a chi è più bisognoso, si realizza un provvedimento tagliato su misura per chi andrà alle urne per la prima volta quest'anno (astensionismo permettendo).
MANOVRA IN DEFICIT
Per tagliare il prelievo fiscale è previsto che il rapporto deficit/PIL salga dall’1,4% inizialmente previsto al 2,4%, guadagnando così un margine di circa 16 miliardi di euro. Per giustificare lo sfondamento Renzi ha cercato di ottenere che nel conteggio non vengano considerate non solo le spese per la sicurezza degli attentati, ma tutte le spese militari. Una richiesta appoggiata anche da forze politiche di opposizione, ma bocciata dall'Unione Europea. Invocherà allora le riforme strutturali (Jobs Act e simili) e le maggiori spese dovute all’arrivo di migliaia di profughi. In questo modo la classe lavoratrice non solo paga gli sgravi per la borghesia con riduzioni dei servizi e aumento dello sfruttamento, ma fornisce anche i pretesti per lo scontro tra i poteri nazionali e comunitari.
È da verificare se l’Unione Europea accetterà l’idea, anche perché l’Italia non è certo stata l’unica a sostenere spese per l’arrivo di profughi; le prime risposte sono positive, ma da verificare. Nel caso che l’Europa rifiuti l’aumento del deficit, questo farebbe scattare le cosiddette “clausole di salvaguardia”: aumento delle accise sulla benzina e dell’IVA; sarebbe quindi un maggiore prelievo fiscale, ma spalmato su tutti i consumatori: anziché tagliare le tasse, le si sposterebbe dai ceti proprietari a quelli proletari, con l'alibi che “è colpa dell'Europa”.
PER UNA RISPOSTA PROLETARIA
Se negli ultimi anni abbiamo visto governi di destra che spremevano i lavoratori per avvantaggiare soprattutto la piccola borghesia, alternati con governi di sinistra più vicini al grande capitale, questa finanziaria punta invece ad avvantaggiare un po’ tutti gli strati della borghesia. Come riesca a trovare le risorse per farlo mentre l’economia è in stagnazione, è facile da spiegare: la disorganizzazione, le divisioni e la passività della classe lavoratrice, dovuti in buona parte ad anni di sindacalismo concertativo e corruzione dei suoi funzionari, le permettono non solo di scaricare sul proletariato tutti i costi della difficile fase economica, ma anche di estrarne nuove fette di plusvalore da distribuire alle sue varie componenti.
Per sfuggire a questa continua spoliazione, il proletariato non ha altra scelta che lottare.
Per questo occorre unire i vari conflitti sociali – per limitati che siano – e superare gli steccati fra le componenti del sindacalismo conflittuale, occorre raccogliere le forze intorno a obbiettivi che possano coinvolgere tutte le componenti del proletariato: aumento di salario e riduzione d’orario, stabilizzazione dei precari, garanzia di salario per i disoccupati, stabilizzazione degli immigrati.







Comunisti per l’Organizzazione di Classe

Pubblicato su: 2016-02-01 (752 letture)

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