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N35 Pagine Marxiste - Marzo 2014
Salariati, autonomi e piccolo-borghesi nella crisi



La crisi iniziata nel 2008 si trascina ormai nel suo settimo anno, ma i sette anni di vacche grasse non sono all’orizzonte per l’Italia; anzi la situazione sociale per il proletariato in Italia è continuata a peggiorare, con riduzione dei salari e aumento della disoccupazione, formazione di sacche di disoccupati ultra-cinquantenni ormai senza speranza e senza un sostegno pubblico, il dilagare dei soprusi e delle violazioni dei diritti contrattuali nei rapporti di lavoro. A fronte di tutto questo manca una risposta organizzata di massa sul terreno delle lotte sociali, mentre in campo politico si traduce in un astensionismo passivo o nella mobilità della scheda elettorale verso l’ultimo demagogo di turno. Questo quadro pone un problema di analisi, di comprensione di come negli anni della stagnazione e della crisi sia mutata la composizione della classe lavoratrice in Italia, e delle altre classi, e perché al peggioramento non segua una reazione almeno di difesa. Anche la cosiddetta lotta dei forconi, invero esistita più sui media che nelle piazze, ha posto il problema della sorte della piccola borghesia nella crisi.
In questo articolo proseguiamo il nostro sforzo di analizzare i processi sociali sulla base dei fatti più generali possibili e non delle impressioni soggettive, anche se questi fatti sono inevitabilmente desunti dalle rilevazioni statistiche ufficiali, che sono fotografie della realtà e non la realtà stessa, spesso filtrate da discutibili criteri di rilevazione. Dopo uno sguardo d’insieme a livello mondiale, fornito nel precedente articolo (Proletari del mondo in marcia, PM n. 34), collochiamo qui la nostra analisi nel contesto europeo, per meglio cogliere le specificità italiane nel complesso continentale.
 
10 milioni di nuovi disoccupati
La crisi in Europa ha tagliato quasi 6 milioni di posti di lavoro tra il 2008 e il 2012 (media annua). Una cifra enorme, che tuttavia corrisponde solo al 2,7% dei quasi 219 milioni di occupati presenti nell’Unione Europea nel 2008. Ma i disoccupati tra il 2008 e il 2013 sono aumentati di quasi 10 milioni di unità, da 15,9 a 25,6 milioni, dato l’aumento delle forze lavoro. Nella maggior parte dei paesi la disoccupazione ha iniziato a diminuire nel corso del 2013, ma in Italia è continuata ad aumentare.
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Pubblicato su: 2014-03-24 (1105 letture)

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