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N31 Pagine Marxiste - Settembre 2012
DISEGUAGLIANZE
Note a margine


Con questo articolo prosegue la collaborazione di Cesare Sogni alla nostra rivista. La sua è una riproposizione della tematiche sociali e filosofiche del marxismo nell'ottica della Teologia della Liberazione. Questa corrente cristiana cercò negli anni '60-'70 un collegamento con la metodologia marxista per dare “corpo sociale” e prospettiva politica ai movimenti di liberazione latino americani, verso i quali la chiesa cattolica non era in grado di esprimere se non il vecchio paternalismo o la sudditanza alle classi dominanti.

Il movimento ebbe una certa risonanza nelle comunità di base cattoliche anche in Italia, sostenute anche dai nuovi ritrovati della teologia tedesco-olandese e dei preti-operai francesi.

La reazione del Vaticano, dopo un primo momento di “tolleranza”, fu dura e tranciante, fino ad arrivare alla messa al bando della Teologia della Liberazione da parte dell'allora cardinal Ratzingher, sotto il pontificato di Wojtyla. In pratica, Roma si stava preparando il terreno per la “reconquista” di una corsia privilegiata in America Latina insieme alla “normalizzazione” del “dissenso” dopo i turbolenti anni della “contestazione”.

Allo stesso tempo queste correnti “dissidenti”, crollato il mito del “socialismo realizzato”, prive di un ancoraggio classista e rivoluzionario, sono rifluite nel riformismo, nell' “eco” o nell' “etno” socialismo dei movimenti no-global.

Detto questo, e posta una chiara distinzione politica rispetto ad esperienze che non rientrano nel campo del marxismo rivoluzionario, ci sembrano interessanti e stimolanti gli spunti di Sogni in merito all'approfondimento della strumentazione critica di Marx, e lo sforzo che egli fa di calarla nella carne viva delle attuali contraddizioni sociali.

L'autore, seguendo la metodologia della TdL, una volta individuato il “male”, cerca gli strumenti che possano contrastarlo alla radice.

Ricerca sacrosanta, che non può non tradursi in forza organizzata per abbattere il potere della borghesia, dentro condizioni storiche di maturazione materialistica di una coscienza di classe e di un partito rivoluzionario.

 


)Il quotidiano Avvenire, nella rubrica” in vetrina” di domenica 29 aprile 2012 in un servizio intitolato” il male oscuro” ha dato conto della situazione drammatica che si verifica nell’ America Centrale e precisamente nelle piantagioni di canna da zucchero, dalla cui coltivazione dipende in larghissima misura l’economia di Guatemala, Honduras, Salvador, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Belize.
Il male oscuro è il mal di reni,ossia con maggiore precisione tecnico-sanitaria, l’insufficienza renale cronica. Il male è chiamato oscuro nel servizio perché gli studi tendenti a individuarne le cause non sono ancora pervenuti a risultati definitivi. Si tratta, infatti, di individuare l’incidenza dell’uso dei pesticidi adoperati nelle piantagioni, della disidratazione determinata dal caldo torrido e dalle insufficienti provviste d’acqua per i lavoratori, e altro ancora.
Sta di fatto che 2800 sono le vittime ogni anno, 800 nel solo Nicaragua. Le vittime segnala opportunamente il servizio giornalistico, sono i lavoratori, quelli che nella vasta zona sono chiamati i caneros. Vittime che lasciano altre vittime, come le vedove e gli orfani che sopravvivono con pochi dollari di pensione, quando si riesce a ottenerla. Particolarmente toccante, all’interno del servizio giornalistico, la storia di Ursula, lasciata vedova da un defunto per insufficienza renale, donna di 45 anni con molti figli a carico, la quale ogni giorno si alza alle due del mattino per dei lavori che cercano in qualche modo di rispondere ai bisogni della vita.
La lettura del servizio ha sollevato in chi scrive queste note tanti ricordi e fatto nascere domande. I ricordi si collegano alla stagione della Teologia della Liberazione (TdL), che pose al centro della sua riflessione e delle sue iniziative la situazione dei poveri in America Latina con lo sbocco della scelta da parte della Chiesa di fare una scelta preferenziale nei riguardi dei poveri.1
Nel servizio, dal quale abbiamo preso avvio, abbiamo trovato l’applicazione di uno dei momenti del metodo della TdL che consiste nel “vedere” come stanno le cose.2 Nella zona in questione si “vede”, si constata cioè che c’è sfruttamento, disprezzo della vita, corsa al profitto da parte del grande capitale, e via tragicamente enumerando. Le domande che sorgono sono invece queste: perché dalla fase di constatazione non si passa anche ora al giudizio (era la seconda fase del metodo della liberazione) sulle forme e sugli attori che determinano la situazione e quindi al terzo momento che contempla azioni tese appunto alla liberazione. Come si sa, queste fasi del giudicare e dell’agire sono sempre state le più controverse, perché sono quelle che comportano un confronto anche con altri orientamenti.
L’apporto del marxismo è qui determinante. Non solo il marxismo aiuta a “vedere” la situazione, ma va decisamente al giudicare e propone conseguentemente l’agire.
Il dramma de lavoro e nel lavoro è determinato dai rapporti di produzione che si danno, a loro volta determinati dai rapporti di proprietà. Qui sta il punto, qui va messa la scure per togliere la radice del male. La liberazione avviene solo se si supera e si cambia; ma così avviene solo se si lotta.
Paradosso tragico: senza cambiamenti i poveri- le vittime di un sistema ingiusto- pur di vivere o, per meglio dire sopravvivere, possono arrivare a chiedere di poter continuare a lavorare la dove si muore e nonostante si muoia.
La fame cioè porta alla croce.
 
2) Secondo scenario. Negli stessi giorni della pubblicazione del servizio sui drammi dei caneros i giornali riportano i dati relativi al mondo del lavoro in Europa e in particolare in Italia. In grande risalto c’era il numero dei disoccupati. In Italia il tasso è salito al 9,8%, con larga incidenza sul settore giovanile. Sempre il quotidiano «Avvenire» (giovedì 3 maggio, pag.3) prevedeva poi che “saremo tutti più poveri di qui a dieci anni”. Viene così delineato uno scenario che per molti versi può essere collegato con il quadro da cui abbiamo preso le mosse. Ma anche qui e ora si pone dunque l’urgenza del cambiamento, della liberazione appunto o, come da un po’ di tempo, in campo teologico si usa dire della rigenerazione. In sintesi, “visti” i grandi contrasti e le grandi disparità che si registrano in tutti i contesti contemporanei – e non solo in America latina – dovrebbe svilupparsi anche qui una teologia della liberazione. La questione è già stata toccata anche dal papa Giovanni Paolo II, quando parlò di una teologia “ fedele a tutta la verità sull’uomo”. Nel febbraio del 1979 Giovanni Paolo II così si espresse: “la teologia della liberazione viene spesso collegata (qualche volta troppo esclusivamente) con l’America latina; bisogna però dare ragione a uno dei grandi teologi contemporanei (Hans Urs von Balthasar) che giustamente esige una TdL a raggio universale. Solo i contesti sono diversi, ma la realtà stessa della libertà “a cui Cristo ci ha liberati” è universale. Il compito della teologia è di ritrovare il suo vero significato nei diversi e concreti contesti storici e contemporanei.”3
Le parole sono state pronunciate appunto nel lontano 1979; molto, troppo tempo fa, dirà qualcuno; ma la situazione che le ha provocate non ci pare sia cambiata, anzi per certi versi è peggiorata.
La TdL ha avuto poi, per così dire, il suo travaglio, a partire dal 1984, quando la Congregazione per la dottrina della fede emanò la assai nota Istruzione. Oggetto particolare di critica nel documento è il ricorso all’analisi marxista operata da non pochi esponenti della teologia della liberazione, la quale per altro- vale la pena sottolinearlo- non riceve dal solenne documento una condanna, così come non riceve avvallo e positiva valutazione il sistema che sollecita e produce le istanze della TdL.
Questo sistema riceve invece continuamente avvallo e approvazione dai corifei del liberismo. Si legga, per es. l’appello di 21 economisti pubblicato da “Il foglio” sabato 5 maggio 2012. Gli illustri esperti sostengono che “se la storia europea ci può insegnare qualcosa è che la prosperità è intrinsecamente correlata alla libertà economica”.
Quale prosperità? Come la mettiamo con i disoccupati, i bassi salari, la povertà prevista e paventata?
Ma c’è anche qualche altro protagonista che, lo confessiamo, più ci interessa, il quale sembra non avvertire le istanze e le urgenze del cambiamento. Sono, per es. quei teologi, quegli ecclesiastici, quei cristiani che, vangelo alla mano, citano spesso Mt.26,11 dove il Cristo, in un contesto tutto particolare afferma che “i poveri li avrete sempre con voi.” Il messaggio è chiaro- si sostiene- e definitivo: i poveri, figli e prodotti della diseguaglianza, ci saranno sempre, nessun cambiamento potrà liberarli.
Si tratta, a nostro modesto avviso, di una lettura fondamentalista del testo evangelico, di una lettura cioè legata alla lettera nuda e cruda del testo, che va invece, crediamo, interpretato in termini dialettici e dinamici. Non ha Gesù-e tutta la sua vita ne da piena conferma - voluto forse dire che le forze che determinano la povertà sono sempre presenti e operanti (…sempre con voi…) e contro le quali occorre sempre combattere? Altrimenti che senso avrebbe la scelta della chiesa preferenziale per i poveri? Dovrebbero forse i poveri rimanere sempre oggetto di beneficenza, di sollecitudine attenzione e cure?
La carità non può esaurirsi nelle opere di misericordia, ma deve diventare giustizia.
La “desigualdad” dell’America latina e le storture del sistema capitalistico europeo, fonti continue di insopportabili ingiustizie, sono dunque un problema storico-politico aperto.
Chi si richiama a Marx “vede la necessità e insieme la condizione di una trasformazione tanto dell’industria quanto della struttura sociale” (cfr. Ideologia tedesca).
Si noti la scelta appropriata ed opportuna del termine necessità.
Chi sta sulle spalle di Marx (cfr.«Pagine marxiste» 29) sa che questo compito di trasformazione è un lavoro di grande impegno e di lunga lena, ma è compito decisivo ineludibile da svolgersi, ammonisce sempre Marx con grande sapienza politica, “da parte di una classe che forma la maggioranza di tutti i membri della società e dalla quale prende le mosse la coscienza della necessità di una rivoluzione che vada al fondo, la coscienza comunista, la quale naturalmente si può formare tra le altre classi, in virtù della considerazione di questa classe”.4
I movimenti cristiani di base che da sempre hanno sostenuto che la scelta preferenziale per i poveri non solo è legittima, ma evangelicamente doverosa non potrebbero, e dovrebbero, far parte di questa maggioranza per il cambiamento?
Quali altre forze? Il tema è aperto e tutto da svolgere.
 




1. Si ricordino le conferenze di Medellin (1968 ) e Puebla (1979)


2. Una presentazione efficace di questa fase del metodo si trova in Aggiornamenti sociali n.3 del 1985 pag.207


3. Giovanni Paolo II. Udienza generale del 21-2-1979 in Insegnamenti di G.P.II libreria ed. vaticana, 1979, pag 429


4. Ideologia tedesca pag.37, editori riuniti, Roma 1972


 





Cesare Sogni

Pubblicato su: 2012-10-02 (1019 letture)

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