Moduli
· Home
· Abbonati al giornale
· Archivio
· insiemecontroilrazzismo
· Volantini

Chi è Online
In questo momento ci sono, 0 Visitatori(e) e 0 Utenti(e) nel sito.

Languages


English French Italian

N°29 Pagine Marxiste - Febbraio 2012
“Siamo tutti sulle spalle di Marx”

La Chiesa conosce il marxismo, sia per combatterne gli aspetti rivoluzionari che anche per recuperarne temi di denuncia che le permettano di portare al proprio gregge strati proletari che altrimenti sarebbero attratti dal marxismo. La sua richiesta di giustizia sociale non giunge mai a mettere in discussione il dominio della borghesia, l'esistenza del lavoro salariato. Chi si è spinto a tanto, anche all'interno della Chiesa, come gli esponenti della Teologia della Liberazione ed i preti operai, è stato emarginato o messo all'indice.

I comunisti non sempre conoscono l'ideologia della Chiesa, elaborata nel corso dei secoli a giustificazione della classe dominante, ma capace di penetrare nella classe oppressa riscoprendo Marx e rivalutando «Il capitale»; per usare le parole di Oswald von Nell-Breuning, “la dottrina sociale della Chiesa vide in Karl Marx un avversario, ma ne ha sempre avuto un grande rispetto”.

L'autore di queste note è stato per anni all’interno della Chiesa, ne analizza in profondità le contraddizioni ma anche la forza.



Il titolo di queste brevi note è una affermazione dell’autorevole gesuita Oswald von Nell-Breuning, contenuta in una intervista concessa nel 1990, un anno prima della sua morte.1
Il  gesuita, esponente di rilievo della dottrina sociale della chiesa, sollecitato  da domande, ha precisato che l’espressione indicata nel titolo “ha un che di infelice” ma è “drastica” 2 , usata “per far davvero notare ciò che penso”.
Ci  soffermeremo più avanti su alcune implicazioni della espressione, ma intanto vorremmo sottolineare che l’espressione, che rimanda a moduli classici, richiama altresì i temi dell’ “età dei giganti” contenuti nella Dialettica della natura di F. Engels, e risente pure di echi agiografici (si pensi alla figura di San Cristoforo), ha in definitiva un evidente e incontrovertibile significato  di fondo: da Marx, cioè, non si può prescindere; stare sulle sue spalle vuol dire farsi aiutare, significa farsi portare, poter vedere così più lontano, in modo più largo e completo; significa poi, in concreto, avvalersi del complesso categoriale elaborato da Marx come di un patrimonio insostituibile per l’analisi della realtà e per l’azione culturale e politica conseguente di modifica e superamento.
Il gesuita tedesco, insomma, si rivela come un  vero estimatore  di Marx.
Ma chi era Oswald von Nell-Breuning?
Il gesuita nasce nel 1890 a Treviri, nella stessa città dove nel 1818 era nato Marx; studia nelle scuole secondarie nelle quali era passato Marx (si tratta del famoso liceo Friedrich-Wilhelm). Di rilevante nella sua biografia c’è l’indignazione proclamata per il divieto opposto dalla gerarchia della chiesa cattolica alla convergenza tra i lavoratori cattolici e quelli di confessione evangelica in una concreta associazione interconfessionale da  contrapporre al dominio dei capitalisti tedeschi.3 Dal 1928 insegna teologia morale, diritto canonico e scienze sociali a Francoforte. Nel 1930-31 riceve un rilevante incarico: lavorare alla stesura della enciclica Quadragesimo anno, documento papale preparato in occasione del quarantennale della Rerum novarum, un testo che segna un passo avanti nell’elaborazione della dottrina sociale della chiesa, ma che il gesuita lamentò di aver dovuto stendere “ da solo, senza un controllo serio, qualificato e competente” (cfr. intervista della nota 1), con la conseguenza,di cui il gesuita ha piena consapevolezza “di aver provocato dei danni nel riproporre una definizione di socialismo” che in definitiva si riduce a una condanna dello stesso in tutte le sue forme, al di là di pur richiamate distinzioni.
Negli anni 70/80, sulla scia del Concilio Vaticano II e nella temperie determinata dalle teologie della Liberazione, si impegnò per una compiuta elaborazione della dottrina sociale della chiesa, studiò a fondo Marx e il marxismo. Uno dei frutti di questi anni è il libro dal titolo “Critica del capitalismo”, apparso in italiano nel 1979. 4
Il gesuita non si stancava di ripetere che “Marx non viene preso abbastanza sul serio” 5. A partire dalla contestazione di opinioni e deduzioni ritenute errate si passa, diceva, al rifiuto in modo superficiale anche degli elementi esatti della analisi marxiana. In modo particolare, sosteneva, non può essere rifiutata e respinta la descrizione delle dipendenze sociali dei lavoratori, perché il lavoro precede il capitale.6

Dire che il lavoro precede il capitale significa sottolineare un primato. Di ciò si ha riscontro anche nelle encicliche sociali degli ultimi pontefici. Ma “stare sulle spalle di Marx” non comporta anche una precisa e puntuale valorizzazione dell’analisi marxiana, a proposito, per fare una esemplificazione, del lavoro alienato e parcellizzato, una delle drammatiche conseguenze del sistema capitalistico? Già Adamo Smith nella Ricchezza  delle nazioni sosteneva: “un uomo che passi l’intera giornata a eseguire poche semplici operazioni [..] non ha alcuna possibilità di esercitare la propria intelligenza [..] Di solito egli diviene tanto stupido e ignorante quanto è possibile a un essere umano”. Marx, a sua volta, non ha fatto altro che far propria questa constatazione realistica di Smith sul lavoro parcellizzato, (si veda Il capitale, libro I, cap XII, par. 4) che non produce beni d’uso, ma parti di valori di scambio, cioè merci, che rende il lavoro privo di dignità creativa e che tende a confondere l’attività umana con quella della macchina. Un altro degli aspetti rilevanti e drammatici che si collegano al rapporto capitale/lavoro è lo sfruttamento che il capitale esercita sui lavoratori, determinando così la sua sopravvivenza, il suo sviluppo e la sua crescita. Sfruttamento è parola pesante, incisiva, chiara, emozionante e soprattutto vera; ma di essa, del suo concetto e di ciò che implica, anche se non è del tutto ignorata, non si ha l’utilizzo pieno e insistito che ci si aspetterebbe nei testi della dottrina sociale della chiesa, che ha, come viene ampiamente conclamato, il compito di difendere, liberare e promuovere l’umanità.
Stare sulle spalle di Marx significa anche mettere in discussione l’assetto capitalistico che determina, come causa primaria, tutte le distorsioni che ricadono sull’uomo compromettendone la vita nella sua completezza.
In un’altra direzione sembra andare invece anche l’ultima parola sociale dell’attuale pontefice Benedetto XVI quando scrive nella enciclica Caritas in veritate che “la sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale” (par 36 dell’enciclica). Di qui deriva, come è stato ben notato 7,  che essa può essere anche buona, se coloro che in essa operano sono buoni. In questo modo, la mercificazione del lavoro non viene per niente denunciata e condannata.

Ma stare sulle spalle di Marx dovrebbe infine mettere in discussione e superare l’aporia che si registra tra la valorizzazione delle categorie analitiche di Marx, riconosciute appunto come assai valide, e i principi da cui Marx prende le mosse, insomma dalla sua ideologia, dalla sua complessiva visione delle cose e degli uomini.
Può essere sostenuta senza difficoltà la separazione tra principi e strumenti analitici, come se questi fossero “altra cosa” rispetto ai principi? Quando Marx sostiene che si pone “l’imperativo categorico di rovesciare tutti i rapporti in cui l’uomo è un essere avvilito, asservito, derelitto e spregiato” (Annali Franco Tedeschi), arriva a queste conclusioni sulla base di una analisi realistica e spietata che parte da principi e premesse che considerano l’uomo un valore sommo. Stare sulle spalle di Marx e dire che bisogna sempre prenderlo sul serio e valorizzare solo le sue analisi e non anche i principi di fondo appare allora una operazione certamente apprezzabile, ma che si presenta pure come contrassegnata da forti e discutibili limiti.



                                                



NOTE

1. Canisius, Mitteilung der Jesuiten, 1990 n.1 ; «il Regno» n. 637, aprile 1990, pag. 250

2. L’aggettivo denota decisione e severità e compensa l’aggettivo “infelice” che attenuava la forte espressione di esordio.

3. «La Civiltà Cattolica» n. 3395, pag 491

4. Oswald von Nell-Breuning, Critica del capitalismo,  Edizioni Aggiornamenti Sociali, 1979

5. Ibidem

6. Ibidem

7. «Le monde diplomatique», 7 settembre 2010, pag 32       




Cesare Sogni

Pubblicato su: 2012-02-06 (1339 letture)

[ Indietro ]

 


You can syndicate our news using the file backend.php

   Get Firefox!