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N19 Pagine Marxiste - Gennaio-Marzo 2008
Egitto - Mubarak reprime, l'azienda Italia investe



Lunedì 8 aprile 2008 la polizia egiziana ha disperso a fucilate a Mahallah una manifestazione di operai tessili della Misr Spinning and Weaving - fabbrica dello stato egiziano con oltre 27mila dipendenti che lavora per appaltatori europei e nordamericani. Gli operai avevano ottenuto con le loro lotte in settembre un minimo aumento salariale, ma il continuo lievitare del costo della vita lo ha ben presto eroso, perciò erano in sciopero per chiedere un ulteriore aumento salariale; il bilancio dell’intervento poliziesco è di 2 morti e almeno cento feriti, seguiti da centinaia di arresti. In seguito sono scoppiati spontaneamente scioperi di solidarietà e blocchi stradali.
L’azione della polizia è in contemporanea ad una più generale campagna di repressione che ha visto un’ondata di arresti contro gli attivisti politici legati ai Fratelli Musulmani in vista delle elezioni municipali svoltesi (con poca partecipazione) martedì 8 aprile.
Una repressione tesa a controllare le tensioni sociali aggravate dal crescente prezzo dei generi di prima necessità: il raddoppio in pochi mesi del prezzo di pane, pasta e riso in un paese dove oltre un quinto della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Sono 15 i morti nelle stressanti file per ottenere il pane a prezzo calmierato (5 piastre al pezzo contro le 40-60 piastre al mercato nero). Dopo 4-6 ore di coda spesso si scopre che il pane non c’è e ai forni le code sfociano in risse, poi saccheggi, poi sommosse. Esiste una mafia del pane; i fornai acquistano la farina sovvenzionata dallo stato a prezzo politico e la rivendono al mercato nero. Lo stato ha nominato ispettori, ma così mal pagati che si fanno corrompere facilmente. Questo ha scatenato le ire delle fasce più povere della società provocando tafferugli e scontri con le forze dell’ordine. Il governo ha ben presente le rivolte del pane del 1977 (quando Sadat decise di eliminare i sussidi al prezzo del pane e la popolazione si riversò per le strade dando vita a violente proteste nelle quali morirono 70 persone e che terminarono solo con la reintroduzione del sostegno statale) o gli scioperi del 2006-07. Oggi il senso di ribellione è accresciuta dal contrasto fra chi sta in piedi nelle file per il pane e chi può scegliere fra i diversi tipi di pane confezionato offerti dai nuovi supermercati.
Mentre il governo egiziano schiaccia gli scioperi con l’abituale brutalità, la democraticissima Italia partecipa in forze allo sfruttamento del proletariato egiziano: proprio il 9 aprile si è conclusa la visita al Cairo del Presidente del Consiglio Prodi che aveva al proprio seguito Emma Bonino e Luca Cordero di Montezemolo, parte di una delegazione di 300 imprenditori italiani. Fra questi Corrado Passera, Consigliere delegato del gruppo Intesa Sanpaolo che ha annunciato tre accordi per il finanziamento di progetti nel settore pubblico e per l’apertura linee di credito ad aziende italiane ed egiziane allo scopo di favorire le relazioni commerciali fra i due paesi. La missione di Prodi porta a casa anche un accordo con le Ferrovie dello Stato per il supporto alla ristrutturazione delle ferrovie egiziane, uno tra l'Enel ed Egas per la fornitura di gas all’Italia e un'altro tra Eni (rappresentata da Cingolani) e ministero del petrolio egiziano per il riammodernamento di alcune centrali termoelettriche (l’Eni è oggi il principale operatore petrolifero straniero in Egitto). Ma ancora erano in Egitto Naguib Sawiris, presidente Orascom Telecom, Carlo Pesenti, amministratore delegato Italcementi, Roberto D’Amico, amministratore delegato Tecnomare, e gli a.d. di Techint e Saipem.
Fra costoro nessuno ha sollevato il problema del rispetto dei diritti umani in Egitto. Per la borghesia italiana conta il profitto. E’ questo val bene qualche morto in più di lavoro in Italia e qualche morto in più per fame o repressione in Egitto. Da tempo l’Egitto – dove i lavoratori guadagnano 60 € al mese – è un terreno di investimento dell’azienda Italia oltre che un punto di riferimento per le relazioni mediorientali, tanto che ha stretto anche un’alleanza militare con lo Stato italiano.
Se la borghesia italiana si candida ad affiancare il satrapo Mubarak nello sfruttamento del proletariato egiziano, noi vediamo negli operai di Muhallah i nuovi reparti del proletariato in lotta cui si deve affiancare la denuncia del proprio imperialismo e la solidarietà dei lavoratori italiani.







Pubblicato su: 2008-04-30 (1660 letture)

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