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In Breve: GLS di Cerro al Lambro - Manganellate contro gli operai a difesa dello sfruttamento nell’illegalità
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Ieri notte (12-13 febbraio) vi è stato il secondo sciopero alla GLS di Cerro al Lambro (logistica), da parte degli operai, al 100% immigrati.
Un folto gruppo di attivisti, tra cui operai immigrati di altri magazzini, ha dato manforte ai lavoratori GLS, formando un picchetto di un centinaio di persone per bloccare i TIR come già la scorsa settimana.
Questa volta squadre antisommossa di polizia e carabinieri hanno aggredito i partecipanti al picchetto a manganellate, provocando lesioni in testa a molti, e mandandone uno all’ospedale.
Non è strano che le “forze dell’ordine” vengano usate per infrangere la resistenza operaia, a sostegno degli interessi padronali; è sempre avvenuto e sempre avverrà, specie quando il movimento operaio è debole, finché lo Stato sarà l’espressione della classe dominante.
MA vogliamo far notare: qui lo Stato interviene a difesa di chi lo truffa quotidianamente, pagando in nero buona parte delle ore lavorate, evadendo imposte e contributi per milioni di euro. Il sistema nazionale della logistica è stato dato in appalto a centinaia di cooperative che sono in realtà associazioni a delinquere oltre che a sfruttare.
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2 mila e 80 anni fa su queste terre l’esercito di Spartaco, privo dei mezzi per collegarsi agli schiavi ribelli di Sicilia, preparava le sue ultime, disperate battaglie.
Negli anni Cinquanta del secolo scorso i braccianti della Piana di Gioia Tauro lottarono per migliori condizioni e per la terra. Gran parte di loro per migliorare la propria condizione fu poi costretta ad emigrare, al Nord, in Germania.
Da una quindicina d’anni altri migranti vengono chiamati nell’inverno a raccogliere le arance, spesso gli stessi che hanno raccolto i pomodori nell’estate in Campania e in Puglia, che hanno raccolto le olive nell’autunno – ma quest’anno tra quei neri raccoglitori si sono sentiti anche accenti bresciani e veneti, operai di fabbrica espulsi dalla crisi. Una migrazione nella migrazione, non la corsa all’oro del Klondike, ma per sopravvivere. 12-15 ore al giorno per 15-18 euro, raccontano le testimonianze. Un prezzo con cui si può sopravvivere solo se non si paga l’affitto di un’abitazione decente. Il sistema della moderna schiavitù agricola non prevede per la forza lavoro neppure le stalle riservate agli animali.
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In Breve: MANGANELLATE ALLE DONNE - MILANO. COSÌ GLI SBIRRI FESTEGGIANO LA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
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Alle 18,30 una cinquantina di donne, in maggior parte molto giovani, ha partecipato in piazza Cadorna a Milano (all’ingresso della stazione delle ferrovie Nord) al presidio informativo, organizzato in occasione della giornata contro la violenza sulle donne.
Il presidio ha denunciato la violenza che colpisce in modo particolare le donne immigrate, senza permesso di soggiorno. Queste donne non sono protette da nessuna garanzia legale. Sono vittime di mille soprusi.
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Volantini: La classe operaia sul tetto che scotta
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Siamo forti quando parlano di noi
o parlano di noi quando siamo forti?
Da tempo sosteniamo la necessita’, da parte del movimento operaio, di superare forme desuete, rituali e prevedibili di “lotta”, totalmente imprigionate da leggi, regole e normative che le rendono sempre piu’ inoffensive.
All’alba del terzo millennio, percorso dalla piu’ grave crisi capitalistica dal dopoguerra, gli scioperi sono imprigionati dalle leggi antisciopero, i cortei dai protocolli comuni-sindacati, le rappresentanze aziendali truccate ed eterodirette.
La svolta nei metodi e nelle forme di lotta si sta affacciando in Europa, mettendo in discussione i vecchi rituali del movimento operaio statalista, stalinista, legalitario, tutto codici e normative.
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Volantini: Afghanistan -Le lacrime di coccodrillo dell'imperialismo italiano
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Tutti ricordiamo le promesse fatte anni fa sulla missione in Aghanistan: doveva essere una “missione di pace”, decisa per contrastare il terrorismo e il traffico di droga e per promuovere lo sviluppo del paese, la sua laicizzazione e l’emancipazione femminile. Tutti ricordiamo le campagne stampa contro il burka, la lapidazione, l’oppressione talebana e i terrorismo.
Ad alcuni anni di distanza è ormai noto che le truppe italiane partecipano attivamente agli scontri armati (già dai tempi del “pacifico” governo Prodi) anche usando i cacciabombardieri, anche se – bontà loro! – “solo” sparando col cannoncino.
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73 ERITREI MORTI IN MARE: I FRUTTI MARCI DEL PACCCHETTO SICUREZZA
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d.e.
Alla fine di luglio, dalle coste libiche è partito uno dei tanti barconi carichi di disperati che cercano miglior fortuna in Europa.
A bordo c’erano 78 eritrei. Solo cinque sono sopravvissuti. Gli altri sono morti di stenti.
Per 23 giorni 78 uomini donne e bambini sono stati abbandonati al loro destino.
Nessuno dei sofisticati sistemi di controllo satellitare li ha visti. Alla faccia della tecnologia! E le navi passate al loro fianco, hanno finto di non vederli.
Non li hanno visti anche per non incorrere nelle sanzioni del Pacchetto Sicurezza (varato il 7 agosto 2009 dal governo italiano con il benestare dell’Europa), che minacciano chi in mare, invece di respingere, aiuta i profughi («Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina»).
L’episodio è uno dei tanti che, da almeno un ventennio, avvengono nelle acque del Mediterraneo, dove scorre un flusso continuo di uomini, donne e bambini, destinati in gran parte a fornire ai padroni europei una forza-lavoro docile e a buon mercato.
Lo scorso anno, sulle coste italiane sono approdati 665 natanti, con a bordo circa 37mila persone.
Molte altre sono perite durante il viaggio, spesso iniziato in paesi lontani, come l’Eritrea, da cui provenivano i 78 delle recenti cronache.
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I lavoratori della INNSE di Milano hanno mantenuto il proprio posto di lavoro e battuto l’attacco di un padrone che voleva chiudere una fabbrica competitiva per destinare il suo terreno alla speculazione immobiliare. Nei 15 lunghi mesi di lotta hanno dimostrato non solo dignità di classe e determinazione, ma anche autonomia di giudizio rispetto alle forze della politica parlamentare.
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In Breve: Divide et impera antioperaio nel Xingjiang
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I sanguinosi disordini nello Xinjiang hanno costretto il premier Hu Jintao ad abbandonare la passerella del G8 e rientrare frettolosamente in Cina per dirigere la repressione. La sua abilità in questo campo, applicata con la stessa determinazione in passato in Tibet, gli ha spianato la strada al potere; e anche stavolta l’ha applicata con la piena approvazione della borghesia di Stato e privata cinese che lo ha espresso e dei cui interessi di classe è interprete ed esecutore.  A differenza del Tibet, vecchio cavallo di battaglia utilizzato spesso dall’imperialismo americano ed europeo per mettere diplomaticamente in difficoltà il governo cinese, una “questione nazionale uigura” per ora non è seriamente impugnata da nessuno dei concorrenti internazionali della Cina. I diritti umani in Xinjiang o nelle fabbriche cinesi sono al massimo oggetto di curiosità giornalistica o dell’impegno di singole organizzazioni umanitarie e solo poche minoranze internazionaliste sono oggi consapevoli che il sangue versato in Xinjiang o nel Guandong è il sangue della classe operaia che sta pagando la crisi internazionale anche attraverso lotte fratricide, mobilitata su parole d’ordine razziste secondo un copione vecchio come il capitalismo.
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In Breve: Lo scontro interno alla borghesia iraniana mobilita anche una nuova generazione di proletari
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La clamorosa vittoria di Ahmadinejad alle presidenziali in Iran e la contestazione da parte di almeno due candidati, Moussavi e Karroubi, del risultato elettorale, ha portato centinaia di migliaia di iraniani nelle piazze, come spesso succede quando lo scontro tra frazioni borghesi si inasprisce e la frazione con minore peso istituzionale tenta la carta rischiosa della mobilitazione di piazza.
La posta in gioco dello scontro interborghese è il controllo di settori chiave come il commercio estero, ma soprattutto l’impiego della rendita petrolifera, finora utilizzata da Ahmadinejad in buona parte per sussidi e pensioni e che invece le frazioni che hanno candidato Moussavi vorrebbero impiegata in investimenti per svecchiare l’ormai obsoleto sistema estrattivo e distributivo di gas e petrolio. Altro terreno di scontro sono il grado di privatizzazione di ampi settori economici ora gestiti dallo Stato e infine scelte diplomatiche che consentano la fine dell’embargo e l’afflusso più consistente di capitali in Iran.
I comunisti non appoggiano nessuna frazione della borghesia, ma cercano di utilizzare le contraddizioni della classe avversaria per accelerare nelle lotte l’organizzazione e la formazione della coscienza di classe nel proletariato.
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Volantini: LE CATASTROFI DEL PROFITTO… E I PROFITTI DELLE CATASTROFI
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I movimenti tettonici hanno fatto tremare la terra d’Abruzzo e trecento persone sono morte sotto le macerie. Tante quante, non dimentichiamolo, una settimana prima erano state inghiottite dal mare nel Canale di Sicilia.
Due tragici eventi che non sono fatalità.
Seicento morti (ci si permetta, fautori della purezza italica o padana, di fare la somma!) che vanno ascritti sul libro nero non del destino ma di questa società capitalistica in cui gli interessi vengono prima della persona umana e della sua vita.
Nel Canale di Sicilia sono le leggi italiane contro l’immigrazione che spingono i disperati della terra a salire sulle carrette del mare; in Abruzzo è responsabile la sistematica violazione, spesso legalizzata, delle leggi.
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Volantini: Solidarietà dei lavoratori contro il razzismo di stato
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Il "Pacchetto sicurezza" è l'ultimo attacco contro la classe lavoratrice immigrata, per renderla più ricattabile e più facile da sfruttare.
E’ l’ultimo dei provvedimenti messi in atto dai governi di ogni colore: dalla legge Turco-Napolitano che istituisce i CPT, alla Bossi-Fini fino alle ultime misure che innalzano a 6 mesi la permanenza nei campi di concentramento (dove le rivolte per disperazione sono sempre più frequenti), rendono più difficili i ricongiungimenti familiari, incoraggiano la delazione da parte delle strutture sanitarie contro gli immigrati irregolari (infortunati nei cantieri o nelle fabbriche o malati, inducendoli a rinunciare a curarsi con rischio tra l’altro di diffondere malattie), aumentano il costo dei permessi di soggiorno (punendo la regolarizzazione).
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In Breve: Saluto ai manifestanti di Jaffa
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Al diciassettesimo giorno dell'offensiva israeliana contro Gaza i morti sono ormai 900, di cui oltre la metà civili, molti bambini. Un milione su 1,5 milioni di abitanti sono senza elettricità, la metà senz'acqua potabile. Continuano i bombardamenti, anche con proiettili al fosforo bianco.
Israele non ha esitato a sparare su una scuola materna per scovare due presunti combattenti, ha fatto fuoco sui medici che raccolgono i feriti, sugli autisti dell’ONU mostrando disprezzo non solo per la vita altrui, ma anche per le convenzioni internazionali e delle forme. L’essere stati vittime dell’Olocausto è come se non avesse insegnato nulla ai vertici dell’imperialismo israeliano. Ma sarebbe ingenuo pretendere che l’imperialismo abbia una morale.
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Volantini: PALESTINA : contro tutti i boia! Per un mondo senza boia
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dai compagni di Roma
Anche se limitata negli spazi geografici e nei tempi di realizzazione, ogni azione militare nel “nuovo mondo” multipolare ha motivazioni ed effetti che travalicano i protagonisti fisici in campo e le aree geopolitiche coinvolte direttamente.
E’ uno dei risultati dell’aumento della interdipendenza capitalistica.
Anche l’ultimo barbaro episodio della “rappresaglia” Israeliana su Gaza rientra in questa regola generale.
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Volantini: Gaza, contro il massacro senza fine
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La situazione sempre più drammatica in cui vivono i Palestinesi, in particolare a Gaza, dove non sono, ormai, che bersagli viventi dei bombardamenti di Israele, non crea quasi nemmeno più sdegno qui in Italia, dove i settori di borghesia tradizionalmente filo-araba oggi tacciono, succubi delle “vittorie” militari e diplomatiche di quello Stato, alleato ufficiale dell’Italia dal 2005, eche l’Unione Europea (U.E.) vorrebbe associare a sé, facendo di fatto saltare il suo storico rapporto privilegiato con gli USA.
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In Breve: L'IMPERIALISMO ITALIANO non va in vacanza - Aumentati del 30% i finanziamenti delle missioni militari
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Aumentati del 30% i finanziamenti delle missioni militari
con l'appoggio entusiasta dell’opposizione
Nel totale disinteresse della stampa, impegnata dall'ultimo scandalo di turno e il tasso di disaffezione elettorale in Abruzzo, il Consiglio dei Ministri italiano ha votato lo stanziamento di 675 milioni di euro per le missioni all'estero, per il primo semestre 2009. Sono il 30% in più dell'anno precedente.
Il governo ha infatti deciso due nuove missioni: una in Somalia contro la pirateria – 114 soldati per 8,7 milioni –, e una in Darfur, con 25 soldati per 5,4 milioni, e un incremento dell'impegno in Afghanistan, dove i soldati italiani passeranno da 2300 a 2800 e saranno collocati non più solo ad Herat e Kabul, ma anche a sud, nell'area di Farah, e dovranno intervenire più attivamente nei combattimenti e nelle missioni aeree.
La Camera ha approvato all'unanimità il provvedimento, trovando presto un'intesa bipartisan, esaltata da Napolitano. Sulla politica estera di fatto non esiste opposizione.
Se ci sono differenze, non è sugli interventi militari, ma sul dosaggio delle alleanze, nello schieramento tra le potenze imperialiste. Alcuni, come i radicali e i dipietristi, ma anche Furio Colombo del PD, criticano Berlusconi perché è eccessivamente allineato con la Russia e non abbastanza filo-americano, e lo ritengono troppo appiattito sulle posizioni di Putin riguardo alla Georgia, mentre vorrebbero un maggior allineamento con la Germania. Anche l'UDC Savino Pezzotta (ex leader della CISL...) vorrebbe un Berlusconi più filotedesco, ma anche un maggiore interventismo italiano in altri teatri, ad esempio Darfur e Congo. Solo i radicali poi spendono qualche parola per denunciare l'accordo firmato dall'Italia con la Libia sulla pelle degli immigrati.
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Volantini: Classi di “inserimento” per alunni stranieri:
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separarli da piccoli perché si dividano da grandi
All’interno del complessivo attacco alla scuola, la Lega ha colto l’occasione per una sua mozione discriminante e fomentatrice di razzismo nei confronti degli alunni stranieri; la Camera ha approvato sia pure per una manciata di voti. Secondo questa mozione l’ammissione in classe dello studente straniero è condizionata dal “ superamento di test e specifiche prove di valutazione”; in caso di insuccesso lo si dirotta nelle classi di inserimento.
La mozione della Lega richiama dati di fatto oggettivi (gli alunni stranieri nelle classi sono ormai quasi 700 mila, si concentrano nel Centro Nord e in alcuni quartieri raggiungono 50% dei frequentanti; in Italia sono presenti circa 170 nazionalità, eterogeneità che rende più complicato l’inserimento).
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Volantini: Gelmini-Tremonti, respingere la manovra contro studenti e lavoratori
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La manovra Gelmini-Tremonti sulla scuola è un tassello importante per l’attuale governo per premiare il suo elettorato (meno risorse per il pubblico impiego, più risorse per l’evasione fiscale, meno diritti e tutele per il lavoro dipendente, premi al lavoro autonomo e ai professionisti). Ma anche per compiacere Confindustria, che, nonostante l’appoggio precedentemente dato al governo Prodi, aveva complessivamente apprezzato la riforma Moratti e espressamente spinto per una riduzione degli addetti e con la chiamata diretta dei docenti da parte delle scuole.
E infatti il governo Prodi, governo del grande capitale, non ha, se non marginalmente, intaccato la riforma Moratti, ha deciso il taglio degli addetti della scuola (anche se in minor misura: 30 mila contro i 150 mila prospettati ora), non ha rispettato il suo stesso piano di assunzione dei precari.
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Volantini: Crisi finanziaria - PRENDIAMO NELLE NOSTRE MANI IL NOSTRO FUTURO!
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Crisi finanziaria
Prendiamo in mano il nostro futuro!
Strappiamolo dalle folli mani del capitale
Da settimane la crisi finanziaria partita oltre un anno fa dagli Stati Uniti scuote come un terremoto le Borse di ogni continente, e strozza la produzione reale tagliando milioni di posti di lavoro e minacciando le condizioni di vita dei lavoratori in tutto il mondo, e il futuro, dei giovani in particolare.
La crisi “brucia” migliaia di miliardi di dollari di capitale fittizio, ricchezza che non c’è mai stata ma che i più astuti o i più fortunati hanno incassato nella stagione del Toro, quando tutti osannavano Mammona che dal denaro crea più denaro. Una fetta crescente della ricchezza creata da oltre un miliardo di proletari in tutto il mondo è stata rapinata dalle bande dei finanzieri che maneggiano denaro altrui. Come tutte le sbornie e i “viaggi” nell’euforia anche questa doveva finire con una grande depressione e stordimento.
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In Breve: L’accordo Italia – Libia: Pentitismo affaristico sulla pelle dei proletari africani
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Più petrolio e più affari per le industrie italiane,
più morti e meno diritti per gli immigrati
Dal colonialismo all’affarismo bipartisan che gronda sangue
E’ stato firmato il 30 agosto un accordo fra Gheddafi e Berlusconi, cui i media italiani non hanno dato grande rilievo, preferendo dare altro in pasto all’attenzione “popolare”.
Il passato coloniale
Formalmente è un accordo che sana le responsabilità italiane per l’occupazione italiana fra il 1913 e il 1943. L’Italia ha presentato le sue scuse per le atrocità commesse e Berlusconi si è inchinato davanti al figlio ottantenne dell’eroe nazionale libico Omar Al-Mukhtar's , fatto impiccare nel 1931 dal generale Graziani. Nei campi di concentramento che gli italiani crearono negli anni trenta decine di migliaia di libici, uomini, donne e bambini furono uccisi o morirono di stenti, migliaia furono deportati o soggetti a lavoro coatto dagli occupanti (vedi PM n.16).
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In Breve: Georgia: i nazionalismi locali pedine dello scontro imperialista
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Ancora un conflitto etnico nell’ex-URSS: migliaia di profughi, morti e distruzione.
Un conflitto dove lavoratori e gente comune seguono le proprie borghesie nel nome di ideologie nazionaliste e rivendicazioni territoriali, per assecondare l’appetito delle classi dirigenti locali che vengono usate come pedine dalle grandi potenze per il loro intervento in un’area strategica sia per l’estrazione sia per il trasporto degli idrocarburi: la Georgia è attraversata, a qualche decina di Km dall’Ossezia del Sud, da un oleodotto che permette di trasportare il petrolio dall’Azerbaigian alla Turchia saltando la Russia; viceversa Mosca progetta il gasdotto South Stream che attraverso l’Ossezia del Sud dovrebbe portare il gas del Caspio fino in Europa.
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